Come educare i bambini alle emozioni senza stereotipi?

 Il 25 novembre ricorre la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, una data che ogni anno ci ricorda quanto ancora si debba fare per porre fine al circolo vizioso che porta tante donne come noi a vivere situazioni di sofferenza, vessazioni fisiche e psicologiche. Azioni e interventi che riguardano sì le donne, ma anche gli uomini, uniti in una lotta comune.
Una battaglia culturale prima di tutto e che riguarda anche noi genitori, il modo in cui educhiamo i nostri figli, il concetto che abbiamo di “maschile” e “femminile”, il modello che offriamo.
Proprio per questo vogliamo tornare a parlare di educazione di genere e dedicare il mese di novembre a questo tema. Un nuovo appuntamento che nelle prossime settimane ci porterà ed esplorare le rappresentazioni che abbiamo dei concetti di “maschile” e “femminile”, il modo in cui gli stereotipi influenzano le nostre credenze, i nostri atteggiamenti e quindi la nostra cultura.
Ad accompagnarci ancora una volta ci saranno Maria Vittoria Colucci, Annalisa Valsasina e Paivi Sara Biancolino di Matrioska Group, un networkdi donne unite dall’interesse per nuovi modelli di vita, di lavoro, e di famiglia, nato proprio con l’obiettivo di promuovere un vero cambiamento culturale. Oggi sarà Paivi, arte terapeuta, aguidarci attraverso il mondo delle emozioni e degli stereotipi, offrendoci anche  importanti spunti pratici…


“Fai l’ometto di casa: non piangere!”

Già, se me lo dice un grande, forse è il caso che io mi adatti… eppure sento dentro qualcosa di grande, che vuole uscire proprio sotto forma di lacrime. Ma mi trattengo, devo essere “forte”, non posso fare la femminuccia. Mia sorella, invece, sì che può piangere, lei che una femminuccia lo è davvero.
Ma cosa posso fare, allora, di questa cosa strana che mi “ribolle” dentro? Posso arrabbiarmi, quello sì. La rabbia è proprio una cosa da maschi. Per me che sono così forte, poi… Però, un giorno, mi succede una cosa strana. Il mio papà è molto triste, sembra quasi piangere. La mia mamma lo abbraccia, come fa tante volte con me, e con estrema tranquillità e tanta forza accoglie la sua tristezza. Allora capisco, forse, che posso piangere anche io…

L‘educazione emotiva è la cosa più preziosa che si possa trasmettere ai nostri bambini, che sono a tutti gli effetti piccole persone, futuri ragazzi e ragazze, uomini e donne in divenire.

Non esistono ricette, vademecum, manuali. Esiste soprattutto il nostro agito, come ben sappiamo assai più importante delle parole. Il mondo delle emozioni, però è un regno in cui lo stereotipo la fa da padrone. Ci sono stati d’animo “tradizionalmente” appannaggio del mondo femminile, come la tristezza e la paura, e altre più prettamente maschili, come la rabbia e il coraggio. Se si parla di amore e sentimento, poi, si fa in fretta ad escludere una metà del cielo.

Mettersi in contatto con le proprie emozioni significa riconoscere, ascoltare ed esprimere la parte più profonda di sé, quella meno prevedibile. L’incapacità di ascoltarsi e capirsi porta ad uno squilibrio nella persona, grande o piccola che sia, che fatica a capire cosa farsene di tutta quella energia che in qualche modo invade mente e pancia e che in tutti i modi vuole uscire. Se in aggiunta, poi, troviamo paletti più o meno grossi che consentono o meno l’espressione di determinate emozioni in base al genere di appartenenza, allora la questione si fa più complicata.

I primi giorni di vita

Partiamo dai primi giorni di vita. Quando nasce un maschietto capita che tanti papà si sentano a disagio nel trasmettere delicatezza e dolcezza nella cura del proprio bambino, diversamente da quanto farebbero con la loro piccola principessa. Il bambino così acquisisce forza ed energia, a discapito del suo bisogno di dolcezza e accudimento. La bambina invece vien accolta e protetta, e in caso di difficoltà… ci pensa papà.

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La scuola

Poi i bimbi crescono, e con l’ingresso nella scuola lo sviluppo emotivo comincia a prendere forma. In questa delicata fase della crescita del bambino si inizia a dare un nome alle emozioni, a riconoscerle, individuarle e dare loro una definizione. Eppure sin alla scuola dell’infanzia vediamo come i bambini si portino già dietro un piccolo bagaglio di vissuti in parte stereotipati, e il contrasto con i propri sentire e il potersi concedere o meno di vivere quanto sentono comincia a manifestarsi.

Educare all’accudimento e alla dolcezza maschi e femmine può essere d’aiuto, accoglierne indifferentemente il pianto e stimolarli al coraggio può farli diventare bambini più sicuri.

Nel periodo della scuola primaria, quando ormai nel bambino sono più che evidenti tanti preconcetti limitanti nell’espressione della propria emotività, il terreno diventa più impervio: si ridacchia se un compagno piange, non ci si concede di avere paura, perché è una cosa da femmine, e la rabbia appannaggio dei maschietti diventa aggressività e spesso prevaricazione.

L’adolescenza

Poi i bambini diventano ragazzi e ragazze, che crescono, si innamorano, si scontrano con le prime delusioni. Eppure faticano ad esprimerle con gli amici, mentre trovano nelle amiche pazienti confidenti capaci di accogliere le loro “debolezze”. Raccontarle ad un amico li farebbe sentire giudicati, ad un’amica, invece, finalmente capiti. Il punto di partenza, però, è il medesimo cuore infranto.

L’immagine è ormai consolidata: a uomini e donne sono concesse o meno debolezze o punti di forza. Le ragazze sono dolci, pazienti, accoglienti, sensibili. I ragazzi sono forti, duri, leader, determinati.

Aggettivi che a breve rischiano di mutare, relegando la donna alla sua immagine di persona debole, remissiva, passiva e all’uomo quella di persona autorevole, spavalda, tutta d’un pezzo. La forza fisica viene confusa con la forza d’animo. La capacità di empatia con la debolezza.


Il terreno dei sentimenti è molto fertile, ma va coltivato con cura e dedizione.

Educare bambini e bambine alla libertà di espressione delle proprie emozioni è importante fin dalla prima infanzia, per renderli adulti consapevoli.

In Pratica

Riflettete sulle vostre emozioni come genitore. Come le manifestate? Quali di queste vi mettono a disagio? Quante trovano meno facilità di espressione in quanto uomo/donna?

Aiutate il vostro bambino a riconoscere le proprie emozioni. Aiutatevi con le espressioni del viso, provate a fare il gioco dei mimi e ad indovinare come si trasformano le nostre espressioni in base a come ci si sente.

Provate ad individuare colori arrabbiati, colori tristi, colori felici o spaventati. Provate a fare o stesso con la musica e i movimenti del corpo.

Allenate l’educazione emotiva in famiglia: dedicate qualche minuto, ogni sera, a raccontarvi quello che avete vissuto durante la vostra giornata, lasciando spazio alle emozioni che hanno accompagnato ogni momento.

Quando le emozioni del vostro bambino prendono il sopravvento, aiutatelo a dare un nome a ciò che sente, e fate sentire che ne riconoscete l’importanza, che provate lo stesso anche voi, ogni tanto, e che presto ritroverà la calma.

Aiutatelo a capire che non esistono emozioni giuste o sbagliate, ma piuttosto che alcune sono più “faticose” delle altre, e che vanno riconosciute, espresse e vissute in egual modo.

Provate ad inventare nuove fiabe insieme al vostro bambino, inventando insoliti protagonisti liberi da stereotipi, a cui attribuire caratteristiche diverse dalle fiabe tradizionali e con finali diversi e sorprendenti.

Cosa ne dite? Non è sempre facile…ma vale la pena di provarci!

di Paivi Sara Biancolino

 

photo credit: pixabay & kinderfreunde / children friends via photopin (license)

 


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