Il calcio è da maschi, la danza da femmine?

Siamo arrivate al terzo appuntamento di novembre dedicato all’educazione di genere. Oggi, insieme a Paivi Sara Biancolino, arte terapeuta di Matrioskagroup, parliamo degli stereotipi di genere che ancora oggi restano legati al mondo sportivo, alla separazione che ancora oggi esiste tra maschile e femminile. Perché siamo ancora portati a pensare che ceri sport siano da femmine e altri, invece, da maschi?


Mia figlia seienne vorrebbe in regalo uno skateboard. Fin qui nulla di male. Il “problema” è che lo vorrebbe rosa. No, non pensate che io abbia qualcosa contro il rosa. Il nocciolo del problema è ben altro: provate ad entrare in un negozio di giocattoli, o cimentatevi in una ricerca sul web, e scoprirete che lo skateboard ed il rosa non sono compatibili.

Ho sentito commesse inorridire alla mia richiesta:

“Nooo, lo skateboard è un gioco da maschietti! Non va bene con l’uomo ragno?”

Ebbene, giochi e giocattoli inerenti lo sport e il movimento discriminano in partenza la scelta dei bambini. Un bambina che desidera solo divertirsi al parco con una bambola in mano e uno skateboard sotto i piedi, non è certo facilitata nell’esaudire questo desiderio. Evidentemente certi giochi all’aria aperta sono ancora, dai più, ritenuti “da maschi”.

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Questo post vuole porre l’accento su quanto siano ancora radicati certi preconcetti nei confronti del movimento corporeo e dello sport . Per farlo è sufficiente un breve viaggio a ritroso…

Lo sport nella Storia

Lo sport è sempre stato appannaggio maschile, e rientra in quella vasta categoria di cose che per i più svariati e creativi motivi non era consentito svolgere alle donne.

Qualche esempio? Le donne hanno cominciato a fare il loro ingresso nel mondo dello sport con attività che ne assecondassero la grazia e l’armonia del movimento. Era infatti comune la convinzione che lo sport potesse compromettere il funzionamento dell’apparato riproduttivo compromettendo la fertilità femminile. Lo sport rischiava di rafforzare troppo la muscolatura e rendere meno armonioso il fisico morbido e delicato delle donne.

Lentamente le donne iniziano a fare il loro timido ingresso nel mondo dello sport, ma solo in ambiti in cui l’eleganza era protagonista. Se nei primissimi anni del secolo scorso si era vista qualche eccezione, solo nel 1920 le donne vengono ufficialmente ammesse alle Olimpiadi. Le atlete donne, seppur in numero decisamente inferiore rispetto ai colleghi uomini, iniziano a gareggiare, a vincere, e a dimostrare che è possibile essere donna, moglie, madre e nel contempo atleta a livello agonistico. Attualmente, le donne sono presenti in tutte le discipline olimpiche.

Uomini e donne non sono uguali, lungi da noi l’essere qui per smentire questa verità. È opportuno, però, osservare i ruoli che la società vuole attribuire a uomini e donne, ragazzi e ragazze, bambini e bambini nella loro quotidianità, e quindi anche nel tempo libero, con una forte presenza di discriminazioni di genere.

È sufficiente la visione di  un qualsiasi programma TV o di una rivista sportiva per vedere come, a tutt’oggi, l’immagine della donna sportiva venga spesso associata ad immagini svalutanti o ammiccanti. O come le donne spesso assumano il ruolo di piacevole corollario sexy attorno a maschi sportivi, muscolosi e potenti, come nel motociclismo delle ombrelline e nel calcio delle vallette.

Basta guardarsi intorno per toccare con mano quanto la nostra società sia ancora ben lontana dall’essere pronta a vivere il mondo dello sport senza scivolare nella banalità del pregiudizio e dello stereotipo.

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Femminilità e virilità a rischio?

Quanti sono ancora convinti che uno sport tradizionalmente maschile se praticato da una ragazza debba per forza annullarne la femminilità, o, viceversa, uno sport svolto in gran parte dalle donne debba compromettere la virilità e la credibilità di un uomo?

Provate ad immaginare di aggirarvi fra i numerosi circoli sportivi della vostra città con un piccolo aspirante sportivo e provate a verificare quanto sia purtroppo ancora complesso mettere in pratica una scelta libera da stereotipi.

Provate ad avere una bambina che vuole a tutti i costi fare calcio con i suoi amichetti maschi di scuola, o un bambino che vuole fare danza o ginnastica artistica. Bisogna essere davvero ben corazzati e coraggiosi per assecondare, a dispetto di tutto e di tutti, l’indole e la curiosità sportiva iscrivendo i propri figli a sport ritenuti “poco convenzionali” per il genere a cui appartengono. Se tante società sportive si dimostrano sempre più aperte e “libere”, persiste comunque un sensibile contrasto con un immaginario collettivo ancora piuttosto vecchiotto.


Quanti genitori si scoraggerebbero? Quanti invece scoraggerebbero già in partenza i desideri del proprio bambino? E quanti lo farebbero perché condizionati da pregiudizi di genere?

Sostenere una scelta controcorrente significa far sentire bambini e ragazzi sostenuti nelle proprie idee. Significa, anche, dare valore, con coraggio, a scelte diverse.  

Sin da piccoli è evidente una nettissima divisione nella scelta degli sport da parte di bambini e bambine.

Quanto dipende da ciò che la società si aspetta che maschietti e femminucce facciano, e quanto, invece, dall’oggettiva volontà dei più o meno piccoli aspiranti sportivi? Quanto è forte la percezione dei limiti nelle proprie scelte da parte di bambini e bambine?

Un diverso modo di guardare allo sport

Lo sport è espressione di sé, è vitalità, è vivere in squadra, e saper competere nel rispetto dell’altro. È cura di sé, è vedere il proprio corpo muoversi nello spazio in sintonia con la ragione.  È forza, ma anche delicatezza. È rispetto, sana competizione, condivisione.

Sarebbe bello poter vedere una cultura sportiva libera e aperta a chiunque, fin da bambini, soddisfacendo il loro desiderio di provare e mettersi in gioco, insieme agli altri. Pensate, per un momento, al coinvolgimento che tutti noi abbiamo, da spettatori, durante il meraviglioso spettacolo delle Olimpiadi o di qualsiasi gara sportiva. O davanti ad una qualsiasi performance di danza. È così bello vedere i sorrisi e la soddisfazione dei ginnasti, la leggerezza e la forza dei ballerini, la soddisfazione delle atlete impegnate nelle arti marziali…

Sarebbe bello poter regalare a bambini e ragazzi la libertà di immaginarsi impegnati in discipline sportive senza ostacolare la loro fantasia, aiutandoli e sostenendoli nel mettere in pratica i propri sogni. Anche solo partendo, chissà, da uno skateboard rosa.

In pratica

Pensate ci siano sport da maschio e sport da femmina? Per quali ragioni? Sono ragioni effettive o implicano degli stereotipi?

Provate ad elencare alcuni sport, e ad indicare, accanto ad ognuno di essi, le caratteristiche fisiche che richiedono e quelle, invece, più legate al pensiero (strategie, concentrazione)

Provate ad abbinare a ciascuna di queste caratteristiche l’immagine di un atleta uomo o donna. Trovate degli elementi tali da poter escludere a priori, dal relativo sport, un genere piuttosto che un altro?

Come avete scelto/incoraggiato lo sport di vostro figlio? Avete ascoltato e chiesto le sue passioni? Avete già a priori escluso alcune attività?

Che sport avete fatto da piccolo? Era quello che volevate? Avreste potuto fare altro senza compromettere il vostro essere donna/uomo?

 

di Paivi Sara Biancolino

photo credit: pixabay-1, 2, 3

 


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