Parlare di emozioni con i bambini: perché è importante?

L’empatia può essere descritta come il “mettersi nei panni dell’Altro” che, come conseguenza, porta ad avere una reazione emotiva adeguata allo stato interiore della persona che abbiamo davanti. Ma perché parlare di emozioni con i bambini e così importante?


Empatici non si nasce, è una competenza degli esseri umani che si sviluppa di pari passo con lo sviluppo socio-cognitivo e la creazione del senso di identità che porta a differenziare se stessi ed il proprio vissuto emotivo da quello degli altri.

Le emozioni dei bambini: le tappe dello sviluppo

Nei primi anni di vita i bambini passano dal contagio emotivo – dove l’emozione di un altro arriva al bambino come se fosse sua, senza distinguere sé dall’Altro – alle prime forme di percezione del dolore altrui ancora molto egocentriche (il bambino per esempio cercherà di consolare l’altro nella maniera in cui vorrebbe essere consolato lui, o cercherà di calmare l’altro per placare il disagio che l’emozione altrui gli provoca).

Ma piano piano, dai 6-7 anni, comincerà ad affinare la capacità di sentire che le proprie emozioni e quelle dell’Altro possono essere diverse, che comunicare a qualcuno i propri stati d’animo e sentimenti può dargli sollievo, fino a cominciare a comprendere il legame tra le caratteristiche di personalità dell’Altro ed il suo comportamento e a tarare la propria risposta empatica sulle caratteristiche uniche dell’Altro, date dalla sua storia e dalle sue esperienze.

Intorno ai 13 anni, e comunque con l’adolescenza, la capacità empatica diventa più stabile e complessa.

Empatia: una competenza di tutti?

L’empatia però non è una competenza che si sviluppa ad ogni costo: ci sono persone che sono molto empatiche, altre che lo sono meno, altre ancora che hanno una difficoltà a “sentire” gli altri che arriva fino a livelli patologici (come ad esempio nel disturbo narcisistico di personalità).

E’ importante che gli adulti che vivono o lavorano a contatto con i bambini – in primis quindi genitori, educatori ed insegnanti – stimolino la creazione ed il rafforzamento delle competenze empatiche, attraverso una più generale educazione emotiva.

Nel processo di costruzione della capacità empatica, gli scambi relazionali diventano fondamentali perché costituiscono per il bambino le esperienze fondanti che gli permettono di sentirsi ascoltato e accolto ma anche di osservare e comprendere le reazioni emotive dell’Altro:


  • vedere la reazione rabbiosa o triste di un altro bambino di fronte ad una presa di giro o ad un’umiliazione lo aiuterà a capire che quel che si dice o si fa ha un effetto sull’Altro, che commenti di un certo tipo possono suscitare sofferenza o stupore, o rabbia.
  • osservare l’espressione del viso, il cambiamento nel tono della voce, cogliere che lo sguardo dell’Altro si abbassa e non incrocia più il suo: sono tutte esperienze che permettono al bambino, giorno dopo giorno, di imparare a capire le proprie ed altrui emozioni e sviluppare l’empatia.

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Parlare di emozioni con i bambini: la Teoria della mente

Educare alle emozioni, oltre a stimolare un buon grado di competenza empatica, è necessario allo sviluppo di quella che in psicologia viene chiamata Teoria della Mente, ovvero la più generale capacità di comprendere che l’Altro possiede emozioni, stati mentali, intenzioni o motivazioni autonomi, diversi dai propri e che sono alla base dei suoi comportamenti.

Comprendere il mondo interiore altrui permette quindi di prevedere o comunque trovare una spiegazione alle condotte e alle reazioni degli altri, anche quando sono molto diverse da noi e dal nostro modo di reagire agli eventi della vita. Una competenza fondamentale, utile come non mai in una società così multietnica e in divenire dove l’Altro, così sconosciuto perché giunto da lontano e portatore di usi e costumi così diversi dai nostri, può spaventare proprio perché all’apparenza tanto diverso. Una Teoria della Mente ben sviluppata ed una buona capacità empatica diventano così, per i nostri figli che vivranno sempre più in un mondo multiculturale, competenze fondamentali per creare quella società accogliente e cooperante che noi oggi tanto fatichiamo a costruire. Proprio per questo parlare di emozioni con i bambini è fondamentale per loro e per gli Altri.

L’empatia nell’era del web: una riflessione

Alla luce di tutto questo, chiediamoci se sia davvero una buona idea permettere a bambini e preadolescenti di usare le nuove tecnologie per comunicare tra loro: capita infatti sempre più spesso bambini/e della scuola primaria comunichino tra loro attraverso WhatsApp, SMS o Social Network, quindi senza vedersi né sentirsi a voce, magari prendendosi in giro, senza porsi troppo il problema di come l’Altro può sentirsi.

Non avendo l’Altro fisicamente davanti, né sentendo la sua voce, ma leggendo solo delle parole su uno schermo, non possono fare quelle fondamentali esperienze sociali che permettono loro di allenare quelle capacità empatiche fondamentali per diventare animali sociali capaci di calibrare il proprio agire e la propria affettività su quella dell’Altro.

Per approfondire:
Isabelle Filliozat, Il quoziente emotivo
Mariani, Schiralli, Le emozioni che fanno crescere
Mariani, Schiralli, Intelligenza emotiva a scuola

photo credit: ritaglio LizaLiza – pixabay & Bessi – pixabay


Author

Psicologa e psicoterapeuta rogersiana, da diversi anni ho iniziato a lavorare con i neogenitori sia diventando insegnante di massaggio infantile, sia conducendo gruppi per genitori sull’educazione emotiva e su vari argomenti legati all’educazione e all’accudimento dei bambini, dalla nascita all’adolescenza. Sono profondamente convinta che sostenere i genitori nelle scelte educative, informare, spiegare, ma soprattutto ascoltare e accogliere dubbi, domande, fragilità, sia la strada più importante per promuovere il benessere dei nostri bambini e prevenire il crescente disagio infantile e adolescenziale. Nel mio lavoro porto la mia professionalità, ma anche la mia esperienza con i miei tre figli, gli errori fatti, i dubbi vissuti, le battaglie vinte. Perché non si può pensare di aiutare i genitori se ci si erge su un trono, ma solo se si condividono esperienze, fatiche, paure e soddisfazioni. Sito web: www.sentieridicrescita.com Facebook: https://www.facebook.com/pages/Sentieri-di-Crescita/ 653600438012603