L'intelligenza emotiva nei bambini: il ruolo dei papà

Avete sempre pensato che, in fondo, nessuno possa sostituire la mamma nel rapporto con suo figlio? Bene, ho una notizia per voi: quando si tratta di intelligenza emotiva nei bambini, il ruolo del papà è unico e contribuisce al benessere del figlio in un modo che alla mamma è precluso.

Gli studi che John Gottman illustra nel suo Intelligenza emotiva per un figlio dimostrano una cosa sorprendente: la qualità del rapporto con il papà è un indice predittivo del futuro successo a scuola e con gli amici molto più forte rispetto alla qualità del contatto con la madre!

Appurato questo, però, il fattore decisivo riguarda il livello di coinvolgimento del papà nella vita del figlio, coinvolgimento che può essere molto diverso. Per dare un vero orientamento e sostegno emotivo, il padre è tenuto a conoscere i dettagli della vita dei figli, deve dimostrarsi sinceramente interessato ed emotivamente disponibile. Facile? No.

I padri oggi: nuove chance per nuovi rapporti

I padri, oggi, hanno più possibilità di un tempo di essere emotivamente presenti per i figli, riconoscendo i loro problemi e confortandoli; sono molto più coinvolti nella loro crescita, fin dalla nascita, e hanno quindi più chance di costruire con loro un rapporto vero, fatto di comunicazione e comprensione. E spesso riescono a farlo grazie a delle attività condivise, come raccontano i nostri amici di SportOutdoor24 che ci consigliano le avventure da fare all’aria aperta con i figli per cementare il rapporto.

Spesso, tuttavia, i padri che si occupano dei figli lo fanno come baby-sitter, cioè non si assumono davvero la responsabilità della cura, bensì chiedono alle mamme cosa fare e “eseguono il compito”, seguono le direttive creando, inevitabilmente, distacco nel rapporto con i bambini. Ti capita mai di vedere coppie con figli dove la mamma fa tutto e impedisce al padre di intervenire perché non lo reputa in grado?

Questo è un vero peccato! Il papà entra in rapporto con i figli in modo diverso rispetto alla mamma, favorendo abilità sociali diverse; gioca di più con loro, in modo più fisico e frizzante, portando i bambini su una sorta di “ottovolante emotivo”. Quando giocano alla lotta, per esempio, i papà hanno uno stile chiassoso e scatenato che aiuta i figli a conoscere le emozioni: si divertono, si spaventano e sono continuamente stimolati. I bambini imparano quando è il caso di fermarsi e calmarsi, esercitando autocontrollo e affermazione personale.

Questa capacità di autoregolazione sarà molto utile ai bambini fuori casa, con i compagni di gioco, di cui sapranno riconoscere i segnali che i sentimenti si stanno accendendo, proprio perché si sono allenati con papà. Saper regolare le emozioni, evidentemente, migliora i rapporti sociali con i coetanei, a tutte le età.

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L’importante è che il gioco con il papà sia condotto in maniera positiva, lasciando decidere in parte al bambino cosa fare. In pratica, servono dei padri che sappiano riconoscere il valore dei sentimenti dei loro figli e che li lodino per le loro qualità. Qual è il problema? Che spesso i padri di oggi non sono stati cresciuti così dai propri genitori, e si trovano quindi a interpretare un ruolo del tutto nuovo per i propri figli.

I papà, semplicemente, non sanno come fare. Per empatizzare con i figli e organizzare la propria vita dedicando loro più tempo e attenzioni, dovrebbero prima di tutto diventare consapevoli delle proprie emozioni. A qualcuno sembra impossibile, il rischio, però, è grosso: perdere il contatto con i figli durante la crescita e non riuscire a instaurare un rapporto significativo con loro.


Il legame emotivo si crea nella vita quotidiana, perciò è fondamentale fare scelte consapevoli ogni giorno.

Intelligenza emotiva nei bambini: cosa potrebbero fare i papà?

1. Prendersi cura dei figli fin dalla gravidanza, e proseguire fin dai primi giorni di vita, per creare un contatto intimo e positivo, una base sicura che possa crescere e durare negli anni. Mamma e papà possono imparare insieme a fare i genitori, con tentativi ed errori.

2. Partecipare alla vita quotidiana dei figli durante la crescita. Il papà deve essere accessibile al figlio, non lontano e distratto. Non basta andare al parco insieme, serve partecipare alle attività dei figli, perché diventino terreno comune per il dialogo e la relazione. Far da mangiare, lavare, vestire, curare i bambini: anche il papà può farlo! Certo, occuparsi della quotidianità dei figli significa, per un papà, imparare a rallentare il ritmo e prendersi tempo per sé e per i bambini; significa mettere un po’ da parte lo spirito di efficienza che guida di solito le giornate ed essere disposti a vivere il tempo che scorre in modo diverso. Ma ce la si può fare…

3. Trovare un equilibrio tra casa e lavoro. Questo è un punto dolente, dolentissimo, per molti papà. Tuttavia, è chiaro che se si lavora per quasi tutta la giornata o si è comunque troppo stressati e stanchi, dedicarsi efficacemente ai figli diventa quasi una mission impossible…Quando si ha una famiglia credo si possa provare, nei limiti del possibile per ognuno, a organizzare la propria vita avendo tra le priorità la cura del rapporto con la famiglia stessa, e con i figli in particolare. Lo dobbiamo a noi stessi, oltre che a loro.

Detto questo, può capitare che anche al padre animato dalle migliori intenzioni si presenti un problema che gli impedisce di occuparsi come si deve dello sviluppo emotivo dei figli…quale? La mamma!

Alcune mamme tendono a criticare costantemente lo stile di accudimento del papà, perché si credono più brave “per natura”; in realtà, la cosa migliore da fare è lasciare che il papà faccia a modo suo.

Lasciamolo da solo con suo figlio. Non riesce a calmarlo? Forse è proprio perché ha bisogno di stare più tempo solo con lui. Facciamo un passo indietro e permettiamo al papà di costruire e mantenere nel tempo un rapporto vero, profondo ed emozionante con suo figlio. Farà un gran bene a tutta la famiglia!

Voi cosa ne pensate?

Foto credits : Evgeny Atamanenko

Articolo pubblicato Aprile 2016 / Aggiornato Marzo 2019


Author

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.