Mutismo selettivo: quando i bambini non parlano più

Il mutismo selettivo (o elettivo) è un problema che riguarda un numero di bambini molto esiguo (meno dell’1%) e non facilmente stimabile, in quanto spesso il disturbo non viene segnalato, è mal interpretato e quindi non diagnosticato o giunge all’attenzione del clinico tardi rispetto a quando il problema ha iniziato a manifestarsi.

Una manifestazione psicopatologica, quindi, che preoccupa genitori e insegnanti ma soprattutto è problematica per il bambino stesso.

Mutismo selettivo: cos’è?

Bambini di età scolare o pre-scolare che hanno già acquisito un normale linguaggio non parlano del tutto (o si limitano a sussurri o comunicazione non verbale) in determinati contesti tra cui il più frequente è la scuola (dove però magari scrivono normalmente ed eseguono i compiti richiesti ), ma può anche avvenire il contrario, ovvero che il bambino parli con compagni e insegnanti e a casa diventi muto.

È un disturbo d’ansia (secondo altre classificazioni, un disturbo affettivo o dell’interazione sociale) in cui il bambino si sente “bloccato” e impossibilitato a parlare, come se davvero in quella situazione non gli fosse possibile farlo.

All’incapacità di parlare si possono associare (sia nel contesto in cui il piccolo diventa muto sia in quelli in cui invece comunica normalmente):

  • ansia
  • iper-reattività nei confronti di ambienti nuovi e stimolazioni forti
  • inibizione motoria
  • opposizione ed enuresi

Attenzione a non scambiare per timidezza caratteriale (transitoria e che non compromette un buon inserimento e “funzionamento” scolastico e sociale) il mutismo selettivo, che per essere ritenuto tale deve durare almeno un mese e interferire con una normale vita di relazione.

Mutismo selettivo: a cosa è dovuto?

Si tratta di un sintomo di un problema psichico sottostante in cui l’angoscia inibisce nel piccolo la possibilità di esprimersi verbalmente in alcuni contesti. Uno stato di ansia molto forte e di paura “bloccano” la capacità di comunicare con l’altro.

Individuare le cause profonde del problema sarà compito dello psicoterapeuta. In alcuni casi alla base c’è un forte legame madre-bambino e il linguaggio che apre al mondo viene per qualche ragione vissuto dal piccolo come una “minaccia” a questa unione.

Spesso si ritrovano dei “segreti familiari”, non detti e attivamente nascosti,  che il bambino comunque percepisce e “protegge” chiudendo del tutto le comunicazioni extrafamiliari (o con determinati componenti della famiglia).

Mutismo selettivo: cosa fare?

È fondamentale che genitori e insegnanti riconoscano il disturbo e portino il bambino da uno psicologo psicoterapeuta. Sarà poi compito del professionista trovare il modo migliore per lavorare col piccolo: la psicoterapia con bambini che non parlano (con lo psicologo) sarà comunque possibile e saranno utili anche sedute di terapia familiare.

Con un “buon” lavoro terapeutico il mutismo selettivo si risolve, tanto meglio quanto prima arriva all’attenzione dello specialista!

Nel frattempo è importante rispettare la sofferenze del piccolo e:

  • non sgridarlo per il suo mutismo;
  • non arrabbiarsi con lui e non forzarlo a parlare (cosa che comunque oltre ad essere controproducente è inutile dal momento che il bambino proprio non “riesce” a parlare, non è che non “vuole”);
  • cercare di ridurre l’ansia del piccolo mettendolo a proprio agio e rispettando i suoi tempi e i suoi modi di interazione e lavorando sul rinforzo dell’autostima del bambino.

di Irene Koulouris – psicologa e psicoterapeuta

photo credit: Pezibear – pixabay

 

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