Come insegnare la resilienza ai bambini? 7 consigli per i genitori

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I momenti complicati nella vita di un bambino possono essere molti, vissuti in modo più o meno intenso a seconda del caso e della sensibilità del bambino stesso: compagni che lo prendono in giro, scarsi risultati a scuola, una malattia in famiglia, una perdita, un rifiuto da parte degli amici, una separazione. Tutte queste situazioni richiedono bambini capaci di affrontare le difficoltà, di usare gli strumenti giusti per trasformare una crisi in una risorsa che li renda più forti e sempre più abili e sicuri di fronte a certi eventi.

Servono bambini resistenti, e servono non a noi genitori, ma a loro stessi.

Servono bambini resilienti, che, come un metallo sottoposto a una forza, siano in grado di ritornare alla condizione originaria, senza subire danni permanenti.

Resilienza: cosa significa?

Resilienza è un termine con il quale in psicologia si indica la capacità da parte di ognuno di noi di fronteggiare eventi traumatici, psicologici o fisici, in maniera positiva e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà.

Come insegnare la resilienza ai bambini?

Non così come tendiamo a pensare. Nascono con punti di forza e capacità di affrontare le avversità, imparare dai loro errori e diventare adulti competenti e responsabili. Certo dobbiamo aiutarli a tirare fuori questi punti di forza, sviluppando la loro resilienza. Come possiamo fare? Qualche tempo fa ho letto il libro del pediatra americano Kenneth Ginsburg “Building resilience in children and teens”, non ancora tradotto in italiano, che mi ha molto affascinata. Ginsburg descrive le 7C, ossia i 7 fattori cruciali per crescere bambini resilienti. Eccoli, e per ognuno possiamo porci qualche domanda per capire a che punto siamo:

Crescere bambini resilienti: le 7C di Kenneth Ginsburg

La C di Competence

La competenza si acquisisce con esperienze concrete e ci aiuta a fidarci del nostro giudizio, a fare scelte responsabili e ad affrontare le difficoltà. 

Faccio notare  a mio figlio i suoi punti di forza o mi concentro solo su errori e debolezze? Faccio prediche o lo aiuto a pensare con la sua testa?

La seconda è la C di Confidence

Ossia la certezza di avere delle capacità, che si basa sulla competenza. Non nasce continuando a ripetere ai figli che sono speciali, ma chiedendosi, per esempio, se quando mi complimento con loro sono onesto e mi riferisco a situazioni specifiche, oppure se sto sul generico e, in fondo, non dico nulla di significativo.

La C di Connection

I bambini con legami stretti con la famiglia, gli amici, la scuola e la comunità hanno più probabilità di sviluppare un solido senso di sicurezza e quindi valori forti e stabili, che li aiuteranno a non scegliere alternative distruttive. 

Permetto a mio figlio di esprimere tutte le emozioni in famiglia, o tendo e sopprimere quelle negative? “Non piangere!”, “Non essere triste!”, “Non arrabbiarti!” fanno parte del mio lessico quotidiano? Mio figlio sa che può rivolgersi a me o ad altre persone fidate fuori dalla famiglia per un supporto emotivo? Sono protettivo nei confronti dei figli dei miei amici, così come mi auguro che loro lo siano con i miei?

La C di Character

I bambini hanno bisogno di avere un forte senso di giusto o sbagliato per imparare a fare scelte consapevoli, dare il proprio contributo alla società e diventare adulti equilibrati. Il carattere ti aiuta a rimanere fedele ai tuoi valori.

Stimolo mio figlio a fare scelte e a prendere posizione sui temi importanti o che lo toccano da vicino?
Credo che ognuno di noi, al bisogno, sappia tirar fuori una forza che nemmeno sospettava di avere. Se aiuteremo i bambini a preparare il terreno per questo…ancora meglio!

La C di Contribution 

È magnifico rendersi conto che il mondo è un posto migliore anche grazie a noi vero? Sapere di dare un contributo personale eleva l’autostima e ci fa sentire utili, motivandoci a fare di più. Dando il proprio contributo in famiglia, a scuola e nella comunità i bambini accrescono le competenze, rafforzano il carattere e la sensazione di essere connessi con un “tutto” più grande di loro.
Ricevere dei grazie per il proprio contributo è molto più motivante che adeguarsi alle basse aspettative che talvolta gli adulti comunicano ai bambini.

Aiuto i miei figli a rendersi utili nei vari ambienti in cui vivono, a partire dalla famiglia?
Gli faccio conoscere e frequentare adulti attivi e responsabili che possano essere un esempio per loro?

La C di Coping

La protezione migliore dai comportamenti pericolosi è avere un ampio repertorio di strategie positive e flessibili per affrontare (to cope) le situazioni difficili e ridurre lo stress:

Aiuto mio figlio a distinguere una vera crisi da un problema meno significativo? Gli do abbastanza tempo per fare giochi d’immaginazione? So che la fantasia e il gioco sono gli strumenti che un bambino ha per risolvere i problemi?
Io risolvo i problemi un passo dopo l’altro o arrivo al limite e poi reagisco in modo troppo emotivo?

L’ultima C è quella di Control

Quando i bambini si rendono conto di poter controllare i risultati dello loro decisioni e azioni, è più probabile che si sentano capaci di fare qualcosa per risollevarsi da una brutta situazione. Se invece i genitori prendono tutte le decisioni al suo posto, il bambino non potrà imparare cos’è il controllo interiore, perché tutto gli sarà imposto dall’esterno:

Aiuto mio figlio a riconoscere che gli eventi della vita non sono pura casualità e che la maggior parte delle cose avvengono come diretto risultato delle scelte e azioni di qualcuno?
Lo aiuto a pensare al futuro, ma un passo alla volta?
Come genitore comprendo che la disciplina riguarda il guidare i bambini, non il punire e il controllare? Uso la disciplina per aiutare mio figlio a capire che le sue azioni producono determinate conseguenze?

Questi sono alcuni spunti che ho trovato interessanti, se volete approfondire, vi consiglio il sito www.fosteringresilience.com

Buon lavoro! 

 

Diritto d’autore: citalliance / 123RF Archivio Fotografico


Autore del post

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.