Vista nei bambini: come accorgersi che non vede e correre ai ripari | Mammeacrobate

Da qualche tempo, il vostro bambino è strano: lamenta insoliti e frequenti mal di testa, non riesce a comporre delle frasi di senso compiuto e sembra sempre molto stanco. Potrebbe essere un problema alla vista, senso spesso sottovalutato ma fondamentale per la salute. Ecco come accorgersi se il proprio bambino non vede e le eventuali soluzioni.

A che età si sviluppa la vista?

Un neonato nel primo mese di vita è miope, ovvero vede da molto vicino, ma non riesce a mettere a fuoco da lontano. Ragion per cui riconosce la mamma solo dal tatto, dal suono della voce e dal suo odore. Nei mesi a venire e per la precisione, dopo il quarto, comincia a vedere e a capire, sviluppando la coordinazione occhio-mano. È in questi mesi che ogni impulso esterno funge da stimolo: un modo per interagire direttamente con lui è il gioco del cucù o bubusettete, in cui ci si nasconde il volto dietro le mani e aprendole, gli si pronuncia la parolina magica.

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A che età la prima visita oculistica?

Anche se all’apparenza il vostro bambino non sembra presentare grossi problemi visivi e pare rispondere correttamente agli stimoli esterni, una visita oculistica di controllo è consigliata dopo il primo anno di vita e comunque entro al massimo i tre anni di età. Questo per evitare delle patologie che magari possono sfuggire a chi non è esperto in materia.

Problemi alla vista: i segnali d’allarme

È un po’ di tempo che il vostro bambino è strano: finora era sempre stato pimpante, da qualche settimana lamenta giramenti di testa e frequenti stati di spossatezza. Potrebbe avere qualche problema alla vista.

Fate attenzione a questi segnali:

– Se è già in età scolare, osservategli la testa: se la tiene molto vicina al libro, può darsi che non veda da vicino (problemi di astigmatismo o ipermetropia).


Controllategli gli occhi: se le palpebre sono difformi (una più bassa rispetto all’altra), se l’iride è irregolare come colore e forma, se gli occhi sono spesso rossi oppure hanno scatti incontrollati o irregolari, è bene prenotare subito l’oculista per scongiurare eventuali patologie oculari. Se invece un occhio vi sembra storto rispetto all’altro, potrebbe trattarsi di strabismo: anche in questo caso, consultate subito il pediatra o l’oculista.

Strizza spesso gli occhi per vedere la televisione o qualcosa di molto lontano? Potrebbe trattarsi di miopia.

– Se in famiglia avete casi di malattie oculari (strabismo, miopia, maculopatie…), è bene fare una visita di controllo preventivo e mantenere monitorata la situazione negli anni.

I disturbi visivi più frequenti in età infantile

Occhio pigro: Questa patologia consiste in uno dei due occhi che non mette a fuoco in modo corretto. In questo modo, il cervello alla lunga sopprime la funzionalità dell’occhio malato, costringendo il bambino a usare solo quello sano. Per evitare questa problematica, di solito l’oculista propone gli occhiali, bendando l’occhio sano, al fine di rieducare quello malato a sviluppare la vista.

Occhi storti: Se entro i sei mesi di età, il vostro bambino non ha gli occhi correttamente allineati, allora potrebbe soffrire di strabismo. Dietro parere di un medico oculista, potrebbero essere necessari l’uso di lenti correttive, di bendaggi e anche di un’operazione chirurgica per correggere il difetto visivo.

Sì agli occhiali

Indossare gli occhiali non è motivo di vergogna. È diffusa l’erronea credenza che bisogna essere già a scuola per portarli, invece è possibile che il medico oculista ve li prescriva anche in età molto acerba, per correggere sin da subito eventuali deficit visivi (miopia, ipermetropia o astigmatismo). Ovviamente, gli occhiali per bambini saranno fatti su misura: lenti infrangibili, montatura colorata e leggera e ovviamente indistruttibili. Se il vostro bambino prova imbarazzo nell’indossarli, insegnategli che invece può diventare un segno distintivo e che gli occhiali sono suoi amici, perché gli consentono di recuperare la vista e di vedere bene.

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Innamorata della vita, dei viaggi, della buona cucina. Smanettona, amo i social e la condivisione, più offline che online: le lunghe tavolate, le domeniche in famiglia, la risate esagerate. Freelance per vocazione, lavoro sul web dal 2009, nel 2013 divento co-founder di PaperProject.it. Nel 2016 realizzo il mio più grande sogno: diventare la mamma di Giacomo.