Il sonno dei bambini: incubi e pavor nocturnus

A volte durante il sonno dei nostri piccoli possono verificarsi episodi di paura notturna: può infatti capitare di vedere un bambino arrivare in lacrime nella camera dei genitori dicendo di aver fatto un brutto sogno, o al contrario correre precipitosamente nella sua cameretta perché lo sentiamo urlare terrorizzato, e trovarlo seduto che grida in preda al terrore e senza che niente e nessuno paia consolarlo o calmarlo.

GLI INCUBI

Nel primo caso si tratta di incubi: il bambino, nella fase REM del sonno (detta anche sonno leggero, ovvero la fase in cui si sogna), ha fatto un brutto sogno che lo ha spaventato tanto da svegliarlo. Cercherà quindi il conforto e la rassicurazione dei genitori per alleviare la sensazione di paura.

Gli incubi generalmente sono rielaborazioni di esperienze vissute nella giornata che hanno caricato emotivamente il bambino, la scena di un film un po’ violenta, l’aver assistito ad una discussione tra i genitori, o semplicemente una sgridata, una storia un po’ paurosa letta a scuola o un periodo di forte gelosia per la nascita di un fratellino. Insomma, quando il bambino vive nel suo mondo affettivo un evento che lo turba, il sogno ha la funzione catartica di “buttarlo fuori” attraverso gli incubi.

Gli incubi possono iniziare ad emergere tra i 18 ed i 24 mesi e possono presentarsi in tutto l’arco della vita.

IL PAVOR NOCTURNUS

Quando invece la vicinanza dei genitori non consola, ma anzi sembra peggiorare la situazione, è probabile che si tratti di un episodio di pavor nocturnus (o terrore notturno). Questo fenomeno, che può comparire indicativamente tra i 18 ed i 36 mesi, si verifica nella fase NREM, ovvero durante il sonno pesante, cioè quella fase di sonno priva di sogni.

Tipicamente, il bambino in preda al pavor nocturnus appare terrorizzato, spesso grida a squarciagola ed ha gli occhi aperti ma non si alza dal letto, né interagisce con i genitori accorsi a consolarlo, anzi, pare addirittura infastidito dai loro tentativi di scuoterlo, abbracciarlo, prenderlo in braccio per calmarlo. Dopo un po’, come se nulla fosse successo, si rimette a dormire e la mattina dopo non ricorda assolutamente nulla di quel che è successo. Al contrario degli incubi, il pavor nocturnus non è dovuto a carichi emotivi particolari, ma è un fenomeno fisiologico e non è indice di disagi particolari.

Mentre nel corso della vita a tutti può succedere di fare almeno una volta l’esperienza di un incubo, il pavor nocturnus non compare in tutti i bambini, e comunque tende a scomparire spontaneamente dopo i 3 anni di età.

Cosa fare in caso di incubi o pavor?

  • Se il nostro piccolo ha un incubo, consoliamolo e rassicuriamolo, senza lasciarlo solo con le sue paure; chiediamoci inoltre se c’è stato qualcosa nella giornata che lo ha potuto turbare ed eventualmente, il giorno seguente, ritagliamoci un po’ di tempo per parlarne insieme.
  • Se il bambino ha un episodio di pavor nocturnus, non cerchiamo di scuoterlo o svegliarlo, perché peggioriamo la situazione: rimaniamogli accanto per evitare che cada dal letto o si faccia male e attendiamo che si riaddormenti. E soprattutto non spaventiamoci: la mattina seguente il nostro piccolo non ricorderà nulla, né conserverà nessuno strascico emotivo.

 

photo credit: JWJUSAF via photopin cc

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Psicologa e psicoterapeuta rogersiana, da diversi anni ho iniziato a lavorare con i neogenitori sia diventando insegnante di massaggio infantile, sia conducendo gruppi per genitori sull’educazione emotiva e su vari argomenti legati all’educazione e all’accudimento dei bambini, dalla nascita all’adolescenza. Sono profondamente convinta che sostenere i genitori nelle scelte educative, informare, spiegare, ma soprattutto ascoltare e accogliere dubbi, domande, fragilità, sia la strada più importante per promuovere il benessere dei nostri bambini e prevenire il crescente disagio infantile e adolescenziale. Nel mio lavoro porto la mia professionalità, ma anche la mia esperienza con i miei tre figli, gli errori fatti, i dubbi vissuti, le battaglie vinte. Perché non si può pensare di aiutare i genitori se ci si erge su un trono, ma solo se si condividono esperienze, fatiche, paure e soddisfazioni. Sito web: www.sentieridicrescita.com Facebook: https://www.facebook.com/pages/Sentieri-di-Crescita/ 653600438012603