Premi e punizioni: quando i rinforzi positivi funzionano?

Un complimento, una caramella, un bel voto, un oggetto desiderato: possono essere utilizzati tutti come rinforzi positivi, che seguono un comportamento considerato corretto. L’obiettivo dei genitori, quando usano un rinforzo positivo, è quello di fare in modo che il comportamento adeguato del bambino si ripeta, si rinforzi, appunto, e che diventi un’abitudine.

Spesso, tuttavia, noi genitori non siamo consapevoli di usare i rinforzi positivi a questo scopo, e così lo facciamo senza porci troppe domande. Cerchiamo di capire meglio cosa sono i rinforzi positivi e come usarli nell’educazione dei nostri figli.

Rinforzi positivi: cosa sono?

Il rinforzo positivo è uno strumento educativo che s’inserisce nel metodo che tradizionalmente usa ricompense e punizioni per indurre i bambini ad adottare un certo comportamento. Spesso, quando con le punizioni non si ottengono risultati, si passa alle ricompense, e viceversa.

Non solo in famiglia, ma anche a scuola le ricompense, sotto forma di bei voti, punteggi più alti, meno compiti, “stelline”, complimenti o premi vari vengono usate per portare gli studenti a comportarsi bene, a studiare, a rispettare le scadenze e a svolgere le attività come viene richiesto di fare.

In realtà, però, mi chiedo:

se questi rinforzi positivi funzionassero davvero, non ci sarebbero più problemi di disciplina, né a casa né a scuola, vista la frequenza con cui si usano! Invece, il fatto che debbano essere continuamente ripetuti credo dimostri alcuni limiti di questo strumento educativo.

rinforzi positivi

Questo non vuol dire che si debba rinunciare a gratificare con sincerità ed entusiasmo i nostri figli per i loro progressi, i loro piccoli e grandi successi e, soprattutto, il loro impegno per raggiungerli. O, semplicemente, perché gli vogliamo bene.

La questione si pone quando intendiamo usare consapevolmente i rinforzi positivi per premiare un certo comportamento e fare in modo che si ripeta: rispettare le regole, mangiare tutto ciò che si ha nel piatto, studiare, essere ordinati o qualsiasi altro atteggiamento che riteniamo corretto.

Sì, perché se desideriamo usare in modo efficace i rinforzi positivi dovremo fare attenzione a una serie di aspetti che gli esperti dell’apprendimento, dopo aver studiato a lungo questo strumento, ritengono indispensabili affinché si ottenga il risultato sperato.

Quando il rinforzo positivo è davvero efficace?

1. Quando viene dato subito dopo il verificarsi del comportamento che vogliamo rinforzare: se ad agosto promettiamo a nostro figlio che Babbo Natale gli porterà ciò che desidera se lui ora si comporta bene, il valore del rinforzo positivo sarà un po’ scarso. Il tempismo è tutto, insomma.

2. Quando è costante: se uso un rinforzo positivo per un certo comportamento una volta, dovrò farlo sempre. Questo però è praticamente impossibile, soprattutto perché il genitore non sempre assiste al comportamento da rinforzare – perché è occupato a fare altro o non è con il figlio. A scuola poi, dove un solo insegnante si trova a gestire quasi trenta alunni, è impensabile che ogni comportamento positivo di ciascuno studente venga sempre ricompensato, anche solo con un breve complimento.

3. Quando è percepito come meritato: i figli si accorgono delle nostre intenzioni, di ciò che trasmettiamo oltre le nostre parole. Il rinforzo è efficace se comunica al bambino l’idea che noi gli diamo sincera attenzione anche quando segue le regole o si comporta in modo positivo, e non solo quando ci infastidisce o non ci ascolta.

Rinforzi positivi: quali i rischi?

Io credo soprattutto che qualsiasi rinforzo positivo, dal complimento al regalino, debba essere fatto con il cuore, come espressione del nostro amore incondizionato e non solo  per ricompensare un comportamento che approviamo. Il rischio, infatti, è quello che nostro figlio scelga di comportarsi “bene” solo per ottenere una lode, o un premio, o che uno studente studi solo per avere un voto positivo, e non perché è davvero convinto che sia un bene per se stesso agire in quel modo.

Perché un bambino non è degno di apprezzamento e amore solo quando si comporta come noi desideriamo, ma anche quando delude le nostre aspettative o agisce in un modo che a noi sembra incomprensibile e irragionevole.

Anzi, è proprio in questi momenti che ha più bisogno del nostro ascolto, della nostra comprensione e di tutta  la pazienza che abbiamo.

 

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photo credit: Happy Smiling Mother and Baby kissing and hugging at Home ©Subbotina Anna via Fotolia.com

 

Author

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.