Perché il contatto visivo mamma-bambino è così importante?

Contro ogni luogo comune che, soprattutto in passato, vedeva i neonati come esserini passivi, senza alcuna competenza tranne quella del poppare e del piangere, la ricerca ha dimostrato sempre più quanto il cucciolo d’uomo fin dai primi momenti di vita sia programmato per connettersi con la figura di attaccamento attraverso specifiche competenze.


Ad esempio sin da piccolissimi, i bambini hanno:

  • la capacità di mettere a fuoco la distanza che c’è tra lui e la madre quando questa lo tiene in braccio;
  • la capacità di riconoscere e – quando emerge nelle settimane successive il primo sorriso sociale – di sorridere ad una gestalt ben precisa, sia che si tratti di un volto umano vero e proprio sia che si tratti di un disegno, sia alcuni riflessi, come quello del grasping, che fa sì che il piccolo si aggrappi letteralmente al dito di chi lo accarezza, come per non perdere il contatto.

Perdersi nello sguardo del proprio bambino è una delle esperienze più emozionanti per un genitore, oggi sappiamo che è anche una funzione che costruisce la salute mentale del bambino stesso: egli è infatti programmato, come si diceva prima, a stare in contatto emotivo ma anche visivo con gli adulti di riferimento, instaurando molto presto un codice comunicativo fatto di vocalizzi, gorgoglii, sguardi e gesti.

Ad ogni iniziativa comunicativa del bambino, sia essa lo sgranare gli occhi, l’aprire la bocca, o emettere qualche vocalizzazione, corrisponde la spontanea risposta del genitore, con quello che viene definito baby talk, ovvero una modalità comunicativa fatta di un tono di voce tipico e scandito con un ritmo caratteristico.

Alla risposta del genitore, corrisponde un ulteriore atto comunicativo del piccolo: si crea così rapidamente una circolarità della comunicazione tra genitore e bambino, che serve al piccolo per sentirsi visto e compreso – base fondamentale per la costruzione dell’identità e della futura autostima – e al genitore per sentirsi competente e riconosciuto nel suo ruolo.

Pioniere della ricerca sui primi atti comunicativi tra genitore e neonato, Colwyn Trevarthen ha messo a punto un protocollo di ricerca denominato Still Face dove coppie di madri con bambini di pochi mesi interagivano tra loro; ad un certo punto alle madri era richiesto di non rispondere più agli atti comunicativi del figlio, mantenendo il volto inespressivo.


Lo studio ha evidenziato l’alto grado di disturbo che i bambini mostravano quando la madre non rispondeva alle loro interazioni, inizialmente piangendo e protestando per poi, non ottenendo risposta dalla madre, abbandonarsi ad uno stato quasi catatonico.

Questo studio ha aperto la strada alla ricerca sulle conseguenze della depressione post partum sulla creazione del legame comunicativo tra madri e bambini e sulle conseguenze di una costante mancata risposta genitoriale alle iniziative comunicative dei bambini nel primo anno di vita.

Quindi, cosa fare?

Interagire vis-a-vis con i propri bambini in ogni occasione disponibile, durante il gesto del cullarli in collo, mentre sono distesi sul fasciatoio o quando li si massaggia non è solo un momento prezioso di interazione e rafforzamento del legame di attaccamento tra genitore e bambino, ma è anche un’esperienza fondamentale per il bambino, che si “nutre” di questi momenti per rafforzare le proprie competenze comunicative e il proprio senso di Sé.

 

Bibliografia
Balzotti, A., Attaccamento e biologia, Franco Angeli
Siegel, D.J., La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, Raffaello Cortina Ed.
Trevarthen, C., Empatia e biologia, Raffaello Cortina Ed.

photo credit: Auntie P via photopin cc


Author

Psicologa e psicoterapeuta rogersiana, da diversi anni ho iniziato a lavorare con i neogenitori sia diventando insegnante di massaggio infantile, sia conducendo gruppi per genitori sull’educazione emotiva e su vari argomenti legati all’educazione e all’accudimento dei bambini, dalla nascita all’adolescenza. Sono profondamente convinta che sostenere i genitori nelle scelte educative, informare, spiegare, ma soprattutto ascoltare e accogliere dubbi, domande, fragilità, sia la strada più importante per promuovere il benessere dei nostri bambini e prevenire il crescente disagio infantile e adolescenziale. Nel mio lavoro porto la mia professionalità, ma anche la mia esperienza con i miei tre figli, gli errori fatti, i dubbi vissuti, le battaglie vinte. Perché non si può pensare di aiutare i genitori se ci si erge su un trono, ma solo se si condividono esperienze, fatiche, paure e soddisfazioni. Sito web: www.sentieridicrescita.com Facebook: https://www.facebook.com/pages/Sentieri-di-Crescita/ 653600438012603