Cose da non dire MAI ad un adolescente

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Parliamo di adolescenti. Quegli sconosciuti che, fuori con gli amici sembrano sprizzare gioia da tutti i pori, ma che poi a casa  si trascinano da una stanza all’altra con una gioia di vivere da far concorrenza alla Famiglia Addams!

Quei teneri bambini che volevano mamma e papà sempre al loro fianco ma che, in un battito di ciglia, si sono trasformati in lamentosi individui che sembra proprio di non riuscire a capire, sempre pronti alla polemica.

È vero. Molto spesso gli scontri ci sono di default, indipendentemente da quello che si fa o si dice. Ma è anche vero che ci sono alcune frasi che loro proprio non sopportano… Quelle che bandirebbero dal vocabolario.

E questo come lo so? Perché l’ho chiesto proprio a loro, e tra le tante frasi raccolte ce ne sono 7, le più ricorrenti, micce pronte a innescare le più tremende reazioni, 7 come i vizi capitali, i nani di Biancaneve, le meraviglie del mondo…

7 cose da non dire MAI ad un adolescente

1. Sei sempre attaccato a quel cellulare!

2. Quando sarai grande capirai.

3. Quando avrai casa tua farai come vuoi. Finché sei sotto il mio tetto comando io!

4. Questa casa non è un albergo.

5. Come ti ho fatto, così ti distruggo!

6. Ma ti sembra il modo di stare stravaccato sul divano?

7. Ma come ti vesti? Sarà mica moda questa??

Vi riconoscete? Non potete non sorridere leggendole e sapete perché? Perché non solo ve ne sarà scappata qualcuna, ma sono le stesse e identiche cose che i NOSTRI genitori – in particolar modo le mamme – dicevano proprio a NOI qualche decennio fa!

Ora confessate: quante volte vi siete infuriati sentendovele dire?

Volete sapere qual è la cosa bella? Sapete perché queste frasi li fanno così arrabbiare? Perché noi adulti non siamo credibili. E loro, i figli, lo sanno. Sanno che ci siamo passati anche noi… glielo ha detto la nonna. La cara vecchia nonna che, quando eravamo piccole, era la reincarnazione della Signorina Rottermeier, per poi trasformarsi, alla nascita dei nipoti, in una versione ancor più angelica di Mary Poppins. Quella stessa nonna a cui toccherà fare un discorsetto.

Parliamone…

Punto n.1

Ebbene sì, LEI gli ha detto che anche noi passavamo ore e ore al telefono, con l’unica differenza che non si trattava di moderni smartphone, ma dei vecchi telefoni con il filo. Quel filo che allungavamo a distanze inenarrabili per ritagliarci un minimo di privacy. Ma, non contenta, la nonna gli ha svelato anche il trucchetto dello squillo: Fai squillare 2 volte, metti giù e ti richiamo, così LEI pensa che mi hai chiamato tu”. Un trucchetto miseramente fallito con l’arrivo delle prime bollette trasparenti.

Punto n. 2

Me lo chiedo ancora oggi. Cos’è che si capisce una volta diventati grandi? No, perché grandi ci siamo diventate ma, correggetemi se sbaglio, in tante cose mi sembra ancora di non capirci un granché. Quando eravamo ignare teenager almeno, avevamo dalla nostra il fattore età per spiegare tutta questa confusione, adesso manco quello.

Punto 3-4-5

Su questi sorvolo. Gli evergreen più evergreen in assoluto che ci vengono trasmessi con il DNA, non ci si può fare nulla. Si materializzano nel vocabolario appena si diventa genitori e si tramandano nei secoli dei secoli.

Punto 6

Ecco l’annosa questione del divano. Vi ricordavate la rabbia che vi prendeva quando eravate lì, belle comode a godervi un po’ di tranquillità e la litania incominciava. Ma perché?? Il divano a cosa serve se non a stravaccarsi? E dove sta scritta la corretta posizione da tenere? C’è per caso un manuale, un prontuario? Impariamo dagli errori altrui…

Punto 7

Qui casca l’asino. Perché lei ha colpito ancora. La nonna non solo gli ha raccontato dei numerosi vostri cambi di look – i più improponibili – no, non le bastava. Gli ha fatto vedere pure le foto di quando Madonna in confronto a voi sembrava la lady della famiglia reale inglese.

Ho detto tutto. Una battaglia persa in partenza

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photo credit: Unsplash – Andrew Itaga


Autore del post

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.