Figli adolescenti, come capirli? - Mammeacrobate

Qualche giorno fa, mentre navigavo in rete, mi sono imbattuta nella notizia di un recente studio condotto dall’Università di Pittsburgh e dall’Università del Michigan; secondo la ricerca urlare con i propri figli, soprattutto nella prima adolescenza, non solo si rivelerebbe inutile a modificare la loro condotta, ma è anche controproducente, in quanto farebbe aumentare il rischio di sviluppare forme depressive, acuendo l’ostilità nelle relazioni genitori-figli, incrinando i rapporti.

Ecco, abbiamo scoperto l’acqua calda, mi sono detta. Ma, battute a parte, permettetemi una domanda. Come vi sentite quando commettete uno sbaglio e qualcuno, il vostro compagno, vostra moglie o il vostro capo vi urla addosso? Vi serve per capire dove state sbagliando e vi spinge a trovare soluzioni adatte o è solo fonte di rabbia, frustrazione che non si trasforma in azioni positive?

Penso di conoscere la risposta. E allora, se è una cosa che ci fa male, perché lo facciamo con i nostri figli? È vero, a volte la pazienza scappa e adottiamo atteggiamenti che nella maggior parte dei casi non vorremmo, ma così facendo rischiamo di perdere importanti occasioni di confronto che ci permetterebbero di conoscerli meglio e avvicinarci a loro.

L’adolescenza, si sa, è un’età complessa, delicata e piena di cambiamenti sia fisici che psicologici (ve la ricordate la vostra? Io non tornerei indietro neanche per un milione di euro!), un turbinio di emozioni spesso contrastanti. Ed è proprio per questo che, nella relazione con i nostri figli, dobbiamo stare particolarmente attenti a come ci muoviamo…è peggio che in un campo minato!

Una delle lamentele che sento più spesso dai ragazzi con cui lavoro sui rapporti con i genitori è “neanche mi ascoltano, solo perché sono più grandi, pensano sempre di sapere come mi sento e quello che penso io non conta mai nulla , urlano e basta”.

Credo che il segreto sia proprio questo, fermarci un attimo a riflettere sul tipo di relazione che abbiamo con i nostri figli e mettere in atto gli aggiustamenti del caso. Oggi vorrei condividere con voi qualche piccolo consiglio che potrebbe aiutare nella relazione con i Teen Ager, suggerimenti che nascono dalla mia esperienza con loro, dai racconti e dalle loro richieste di aiuto:

  1. ricordiamo che i figli non sono la nostra estensione, non proiettiamo su di loro nostri sogni, le nostre aspettative. Sono i nostri, non i loro. I ragazzi devono sentirsi accettati per quello che sono e non giudicati per quello che vorremmo che fossero. Vi ricordate quando i vostri genitori vi imbeccavano con i classici “Io alla tua età…”? Io sì, ed era una cosa che detestavo e che mi faceva sentire inferiore. Ascoltiamoli in maniera autentica, scopriamoli nel profondo. Potremmo scoprire dei lati davvero sorprendenti, risorse e interessi che non pensavamo avessero!
  2. non minimizziamo mai i loro problemi: quelle che, confrontate con le preoccupazioni degli adulti, ci  sembrano inezie – un litigio tra amici, una cotta non corrisposta, l’ansia per un compito in classe – per loro sono vere e proprie difficoltà. Ascoltiamoli mostrando sincero interesse, facendo capire loro che i problemi possono essere risolti insieme. Evitiamo commenti come “Fossero questi i problemi…” , per i ragazzi è importante sapere che c’è qualcuno li pronto ad prestare attenzione e  a capirli, sempre.
  3. attenzione alle parole che usiamo. Anche quando dobbiamo rimproverarli o punirli per un comportamento sbagliato riferiamoci sempre all’episodio specifico. Non diciamogli frasi del tipo “Ti comporti sempre male” o “Non capisci mai niente”, quei sempre e quei mai ci spingono verso  generalizzazioni che fanno loro pensare che sbagliano in tutto quello che fanno o dicono. E questo di certo non aiuta l’autostima, il cui sviluppo è estremamente importante per affrontare le sfide del percorso di crescita.
  4. uno sguardo vale mille parole. A volte nel parlare con i nostri figli, ci sembra di usare un atteggiamento neutro, che non lascia trapelare il nostro disappunto o malcontento. Ma facciamo attenzione, non sempre il nostro giudizio passa solo attraverso le parole, le espressioni del viso possono tradire i nostri reali pensieri ed emozioni e i ragazzi – quei furbetti –  capiscono subito cosa pensate. Ricordiamoci che è vero che noi conosciamo loro, ma anche loro conoscono noi…siamo i loro genitori. Se sanno che valutate in maniera negativa una determinata cosa, la prossima volta ci penseranno due volte prima di aprirsi, e scommetto che non è quello che volete!
  5. non lamentiamoci se sono sfuggenti, non vogliono trascorrere del tempo con noi…è l’età. Non sorprendiamoci se non vogliono venire a trovare l’amica di famiglia o la zia che ci fa visita da oltreoceano…voi alla loro età ne avevate voglia? Piuttosto creiamo occasioni ad hoc per stare insieme facendo leva sui loro interessi. Vostra figlia impazzisce per la moda e le piacciono i vestiti vintage? Bene, organizzate delle gite nei mercatini d’antiquariato della vostra città, provate tutti i vestiti e gli accessori che vi piacciono e vedrete che sarà lei a chiedere di replicare l’esperienza. A vostro figlio piace cucinare, ma combina un gran casino in cucina? Chi se ne importa! Scegliete un giorno della settimana in cui dare vita a un vero e proprio laboratorio culinario. Andate ad acquistare insieme gli ingredienti, scegliete le ricette insieme e al lavoro! Queste occasioni di complicità permettono di creare un clima sereno, di condivisione e se hanno qualcosa da dirvi, sarà più facile farlo in un clima disteso.
  6. non soffermiamoci sempre e solo sui  loro difetti, sulle loro mancanze, ma diamo valore anche ai loro pregi, alle cose che sanno fare bene. Valorizziamo gli  aspetti positivi del loro carattere, diciamogli che sono bravi. Attenzione, questo non vuol dire esaltarli in tutto quello che fanno, perché come in ogni cosa ci vuole la giusta misura, ma è davvero molto importante farli sentire apprezzati.
  7. quando sbagliamo, impariamo a chiedere scusa, è importante trasmettere loro l’idea che nessuno è infallibile, neanche gli adulti. Questo li aiuterà  a gestire meglio i loro errori e il senso di frustrazione. Una volta ho sentito una mamma dire alla sua bambina “Scusa, ho sbagliato, ma come tu impari ad essere una figlia, io sto imparando ad essere una mamma e non sempre faccio o dico la cosa giusta”. L’ho trovata una cosa molto bella e intelligente, non trovate?

Potrei andare avanti, ma credo che per oggi possa bastare; prima di salutarvi, però, un altro piccolo suggerimento: quando vi sembra di stare andando nella direzione sbagliata, fermatevi un attimo, chiudete gli occhi e cercate di ricordarvi come vi sentivate alla loro età.

E anche quando vi sembra proprio di non capirli, mantenete la calma e ricordatevi che… prima o poi cresceranno!

 

 

photo credit: nathancsonka via photopin cc

Author

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.