Molto più che bambole. Diciamo no alla violenza sulle donne

Oggi, 25 novembre, è la Giornata contro la violenza sulle donne, una ricorrenza che ci sta particolarmente a cuore, forse perché siamo donne anche noi  o forse perché siamo stanche di ogni forma di abuso, sia esso fisico o psicologico, convinte che sia davvero arrivato il momento di dire basta.

Ogni giorno la cronaca ci riporta notizie che lasciano l’amaro in bocca, che raccontano di stupri, botte, omicidi che nella maggior parte dei casi sono compiuti non da sconosciuti, ma da persone che fanno parte della nostra vita, fidanzati, mariti, padri. Azioni compiute in nome di un supposto amore che amore non è, ma che è solo desiderio di possesso, di controllare e distruggere.

Ogni volta che una donna viene picchiata o uccisa le domande che mi faccio sono tante:

 “Perché è successo? Cosa si poteva fare? In che modo ci si può proteggere?”

E ogni volta, cresce in me la convinzione che una strada per rendere più forte le donne c’è e che si chiama istruzione.

Non dico che spingere le donne a studiare e a costruire la propria strada per il futuro sia la soluzione definitiva al problema, non sono così ingenua e so che per cambiare veramente le cose c’è bisogno di un cambiamento culturale profondo, che deve riguardare tutti e in primo luogo gli uomini, che sin da piccoli devono essere educati al rispetto e alla parità di diritti.

Sono però anche convinta che l’istruzione – o meglio l’educazione – sia un’importante chiave per rendere le donne più consce e più capaci di opporsi a questo circolo di violenza che annienta la vita.

Conoscete la frase di Malala, la ragazza pakistana attivista per i diritti delle donne e premio Nobel per la Pace?

Libri e penne sono tra le armi più potenti”

Poche parole che, però, racchiudono in sé un grandissimo valore.

Andare a scuola, istruirsi, significa acquisire consapevolezza sui propri diritti, significa gettare i mattoni per creare il proprio futuro e la propria indipendenza,  dotarsi degli strumenti per riconoscere gli abusi e opporsi.

Sono molte le donne che non si ribellano alle barbarie perché non hanno un’alternativa, donne dipendenti – anche economicamente – da uomini che approfittano di questo stato di bisogno, per dominarle.

Se una donna non sa a chi rivolgersi, non riesce a individuare alternative, se non sa dove andare, se non sa come mantenere se stessa e i suoi figli, difficilmente alzerà la testa per dire basta ai soprusi.

Dove vado? Chi si prenderà cura di me? Domande che fanno paura, così tanta da trasformare un futuro incerto e sconosciuto in qualcosa di ancora più spaventoso delle botte.

A Milano, in via De Amicis, per dire no alla violenza contro le donne, qualche tempo fa è stato realizzato il Wall of dolls, un’installazione composta da una rete metallica a cui sono appese decine di bambole. Un’iniziativa per ribadire che, appunto, noi donne non siamo bambole di cui disporre  a piacimento.

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Ogni volta che passo davanti quel muro mi vengono i brividi e d’istinto mi verrebbe voglia di strapparle dalle rete a cui sono legate, come se, idealmente, strappassi le donne alla violenza.

Oggi però sono altre le bambole a cui mi piace pensare, perché sostengono la mia idea di istruzione come forma di protezione, di cambiamento.

Parlo delle Miss Possible, una linea di bambole che raffigurano donne dall’immenso valore come Marie Curie, Ada Lovelace, Bessie Coleman,  che hanno segnato la storia e che vogliono ricordare alle bambine di tutto il mondo che possono diventare tutto ciò che desiderano, che il futuro è nelle loro mani.

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Le Miss Possible, ci parlano proprio – come suggerisce il loro nome – delle possibilità che ognuna di noi deve avere e soprattutto di scegliere la propria strada.

Modelli positivi di empowerment a cui ispirarsi, esempi di tenacia e di impegno per ricordare alle bambine di tutto il mondo che un’altra via è possibile, una via che potrebbe contribuire a cambiare rotta, a farci vincere la battaglia contro la violenza.

E forse così, un giorno, non avremo più bisogno di una giornata come quella di oggi.

photo credit: European Parliament via photopin cc & fashioninnocent & misspossible

Author

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.