L'Asilo nel bosco: crescere a contatto con la natura

Come genitori ci si fa spesso delle domande sul rapporto che i  bambini hanno con la natura, soprattutto se abitiamo in una grande città. Conoscere l’ambiente che ci circonda, i suoi ritmi, imparare a rispettarli è fondamentale nel percorso di crescita, un’attenzione che porta molte mamme e papà a fare scelte educative che vanno in questa direzione.


Avete mai sentito parlare dell’Asilo nel bosco? Una realtà educativa che ha tra i suoi elementi chiave proprio il rapporto con la natura e il contatto diretto con essa, che ci ha subito incuriosito.

Qui con noi abbiamo Eleonora, una mamma che ha scelto di far vivere al suo bambino questa esperienza e che oggi ce la fa conoscere più da vicino.

Eleonora sei una mamma, una professionista, raccontaci qualcosa in più di te…

Quando devo descrivere me stessa dico: Idealista, femminista, vegetariana, amante dei lunghi viaggi e del buon vino. Tante cose e in ordine sparso. Ora, più di tutto, mamma”.

Ed è proprio così che mi sento: ora più di tutto mamma. Ora, perché non sono “nata mamma”, lo sono diventata due anni e due mesi fa e lo sto diventando tutt’ora. Mamma in divenire, ecco.

Sono anche un’avvocatessa che si occupa di diritto di famiglia e di mediazione familiare, materie delicate e difficilissime che conferiscono però alla mia professione il lato umano di cui non sarei mai riuscita a fare a meno.

Il tuo bimbo frequenta un Asilo nel bosco, su quali teorie pedagogiche si basa?

Quella dell’Asilo nel bosco è una realtà diffusa da decenni nei Paesi del nord Europa, ma ancora poco conosciuta in Italia.

Il nostro asilo nel bosco si trova nella campagna di Ostia Antica, fra la foce del Tevere, il Castello di Giulio II e gli scavi dell’Antica Roma. Il progetto nasce dall’incontro tra due realtà educative: L’Emilio che gestisce un nido e una scuola dell’infanzia e fa parte del circuito internazionale di educazione alternativa Reevo e l’Associazione Manes che si occupa di formazione e lavora sull’abbandono scolastico.

Il piano didattico dell’asilo nel bosco si ispira a diverse teorie pedagogiche come quelle di Montessori, Steiner, Agazzi, Freire e Rousseau e poggia su cinque basi fondamentali:

  1. lo spazio esterno come aula didattica privilegiata;
  2. una grande attenzione alla relazione;
  3. l’esperienza diretta come principio cardine della didattica;
  4. l’importanza delle emozioni;
  5. il gioco come veicolo didattico privilegiato e come strumento comunicativo maggiormente usato;

Un’attenzione particolare è rivolta ai materiali, pensati per sensibilizzare i bambini sulla questione ambientale e per stimolare la loro immaginazione: gli arredi sono costruiti con materiali di recupero e i giocattoli sono sassi, pezzetti di legno, giochi di cartone, bambole di stoffa, tappi di sughero, palette per scavare la terra (fonti: Associazione Manes, L’Asilo nel Bosco)


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Perché lo hai scelto? Quali secondo te i suoi vantaggi?

Come mamma desidero che mio figlio sia libero nel senso più pieno e profondo del termine e credo che la libertà nasca dall’amore per se stessi e dall’apertura nei confronti dell’altro.

È questa convinzione ad avermi guidato nella scelta di far frequentare a mio figlio un asilo nel bosco. Condivido la linea pedagogica che vuole evitare di trasmettere “dall’alto” le proprie conoscenze ai bambini e che si propone di favorire la loro esperienza diretta attraverso il contatto con il mondo che li circonda e quindi con l’altro (genitori, educatori, compagni) e con l’ambiente.

Inoltre sono convinta che la tendenza moderna di richiedere ai bambini di adattarsi fin da subito ai ritmi – spesso disumani – degli adulti, al contesto e non viceversa, contribuisca a renderli insicuri e diffidenti.

Mi è piaciuto il proposito dei Maestri del bosco di mettere il bambino al centro di un universo fatto di altre persone, di alberi, di terra, di acqua, di papere, gatti, capre e maiali e di trattarlo per quello che è: un individuo che merita rispetto e che, ricevendolo, imparerà a offrirlo.

Ho ceduto alla mia idea di felicità, che è indissolubilmente legata all’aria aperta. Non so, mi pare che un bambino possa essere davvero felice solo se si sente libero di saltare nelle pozzanghere e sulle balle di fieno, di giocare con la terra, di mangiare la frutta con la buccia e di bere l’acqua di fonte con le mani.

Una realtà che ci piace molto, grazie ad Eleonora per aver condiviso con noi questa bella esperienza!

E voi? Lo scegliereste per i vostri bambini?

photo credit: pixabay12

 


Author

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.