L’amicizia nella preadolescenza: mamma e papà, addio!

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“Da 1 a 10, per me l’amicizia conta 9”, così mi ha risposto mio nipote tredicenne alla domanda su quanto sia importante per lui l’amicizia. In effetti, a questa età gli amici sono linfa vitale, sono le persone con cui si desidera trascorrere la maggior parte del tempo, sono il rifugio e il trampolino di lancio nello stesso tempo.

Prima gli amici

Sembra, a questa età, che gli amici vengano prima di noi genitori. Non si tratta più di invitare a casa gli “amichetti” di nostro figlio, spesso scelti in base anche al rapporto che intratteniamo con i loro genitori, ma di libere scelte che il ragazzo o la ragazza fanno in base alle affinità naturali che sentono di avere con una determinata persona, o gruppo di persone loro pari.

Crescendo, infatti, i nostri figli si accorgono che i bambini con cui si divertono giocando possono diventare persone con cui stabilire una relazione più profonda e stabile, con le quali aiutarsi a vicenda e in cui riporre la propria fiducia. Si tratta di una scoperta fondamentale e tutti i ragazzi a questa età dovrebbero avere un forte desiderio di avere degli amici con cui condividere esperienze, quotidiane o speciali, o semplicemente la voglia di stare insieme.

Cosa fare con gli amici?

Qualsiasi cosa, basta che non ci siano i grandi intorno, percepiti come una presenza scomoda, pesante, limitante. Mentre noi genitori perdiamo interesse ai loro occhi, infatti, gli amici diventano presenze essenziali, che regalano l’occasione di lanciarsi nel mondo senza l’interferenza degli adulti.

Quali sono quindi gli aspetti più importanti legati a questa scoperta dell’amicizia?

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Preadolescenza: il distacco dai genitori

Sembra proprio inevitabile: non più eroi senza macchia e senza paura, diventiamo agli occhi dei nostri figli persone normali, con limiti e difetti che, spesso, loro non mancano di farci notare. Questa situazione, che a noi ovviamente dispiace, è per loro un enorme cambiamento, emotivamente intenso, per sopportare il quale i ragazzi si si buttano a capofitto nelle relazioni con gli amici, capaci di offrire comprensione, complicità e sostegno in un modo precluso a noi genitori.

Ciò, tuttavia, non significa che si debba interrompere la relazione con loro, anzi! I ragazzi hanno un estremo bisogno di avere degli adulti di riferimento su cui contare. Siamo sempre noi genitori a svolgere questo ruolo? Ahimè, no; i ragazzi possono trovare fuori dalle mura domestiche adulti capaci più di noi di risultare interessanti, carismatici, magari perché hanno vissuto esperienze che li incuriosiscono e, nello stesso tempo, capaci di dedicare loro attenzioni ed energie. Potrebbe essere un insegnante, un allenatore, uno zio, un amico di famiglia, ma trovarlo non è così semplice.

Avere amici migliora la conoscenza di se stessi

Approfondire il legame con gli amici porta a riflettere di più su se stessi, sui propri modi di pensare, sulle emozioni vissute, sul modo di affrontare la vita. Questo è fondamentale per la costruzione della propria identità e per la costruzione di una buona autostima, cioè della percezione di se stessi come persone di valore, con le stesse possibilità che hanno gli altri di sviluppare le proprie potenzialità al meglio.

Il confronto con gli amici è infatti uno degli ambiti in cui i pre adolescenti investono più energie: sentirsi apprezzati dagli altri, accettati e cercati regala loro emozioni molto forti e la conferma che vanno bene così come sono.

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Preadolescenza: l’influenza dei pari

Si tratta del motore all’azione più potente a questa età e proprio questo spesso preoccupa noi genitori. Il cervello dei nostri figli a questa età non si sofferma a considerare in modo razionale i pro e i contro di una determinata scelta, nonostante gli vengano ripetuti da noi mille volte. I ragazzi decidono in base a cosa gli dia un vantaggio maggiore a breve termine, in particolare l’approvazione degli altri è una discriminante molto forte. Se fare una determinata cosa mi rende affascinante, divertente, coraggioso agli occhi dei miei amici, allora la faccio. La percezione del rischio magari c’è, ma è secondaria.

L’amica o l’amico del cuore

Chi non aveva un amico del cuore a questa età? E con quanta tenerezza lo ricordiamo ancora oggi? Mentre si approfondiscono i legami con i coetanei, capita che tra di loro se ne riconosca uno con cui c’è più sintonia, con cui preferiamo trascorrere il tempo, fare esperienze o semplicemente parlare, perché ha una personalità a cui ci sentiamo affini e che ci fa scoprire quanto l’amicizia possa strettamente legarsi all’esperienza della felicità. Confidenza, fiducia, simpatia, sostegno, complicità, rassicurazione, intimità: con l’amico del cuore si sta in contatto quotidianamente, si desidera sapere cosa fa, cosa pensa, e magari si è gelosi se una terza persona si intromette nella relazione speciale che abbiamo con lui.

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Il debutto nella vita sentimentale

In pre adolescenza la relazione con gli amici e, in particolare con l’amico o amica del cuore è un legame intimo e profondo, che va gestito in modo ben diverso rispetto alle amicizie vissute da bambini. Può provocare rabbia, delusione, gelosia, frustrazione, tristezza e, poco dopo, euforia ed entusiasmo alle stelle. Sperimentare questi sentimenti e imparare ad affrontarli nella relazione tra amici prepara i ragazzi e le ragazze a ciò che accadrà loro quando affronteranno i primi innamoramenti, con tutti gli scenari che questi creano – e che sono sicura ci ricordiamo anche noi genitori!- Io ho sempre pensato che chi non sa essere un buon amico non possa essere nemmeno un valido compagno di vita. Sosteniamo quindi i figli nella ricerca della vera amicizia e stiamo loro vicino, anche se presumibilmente non ci chiederanno nessun consiglio.

Stiamogli vicino con il sorriso, perché anche se sembrano rifiutarci con decisione, il legame prosegue, in attesa di assumere nuove forme.

 

 

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Autore del post

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.