Reflusso gastroesofageo nei neonati: la nostra esperienza

200

Reflusso gastroesofageo nei neonati

Scrivere su un sito letto ogni giorno da molte persone impone degli accorgimenti. MAI dare informazioni sbagliate, non verificate, ingannevoli o anche solo confuse.

Quindi, faccio subito una premessa: in questo post parlerò SOLO DELLA NOSTRA ESPERIENZA in tema di reflusso gastroesofageo, quello che abbiamo vissuto noi e come abbiamo gestito il problema delle nostre figlie e citerò delle fonti in materia di reflusso.

SE sospettate che il vostro bimbo soffra di reflusso chiedete consiglio al pediatra o ancor meglio a un gastroenterologo pediatrico.

Ho deciso di scrivere questo post perché abbiamo avuto a che fare con il reflusso sia con la prima figlia e sia ora con la seconda (bingo!) e, anche se a malincuore, credo ormai di essermi fatta un’idea abbastanza chiara di questo “signore”.

Ma cos’è esattamente il reflusso gastroesofageo?

È la risalita in esofago del materiale acido proveniente dallo stomaco. Nei neonati si manifesta con rigurgito ed emissione di saliva, muco e latte dalla bocca.

In genere compare nei primi 10 mesi. Di solito è presente in forma lieve. E, nella quasi totalità dei casi (circa il 95%), scompare spontaneamente entro 18-24 mesi. In qualche caso (circa il 30%) può durare fino ai 4 anni. Le complicanze nei bambini sono piuttosto rare. Si hanno solo nel 5% dei casi.

Nella maggior parte dei casi, il reflusso nei neonati è un fenomeno normale. Deriva dal fatto che l’esofago e la valvola tra esofago e stomaco non sono ancora del tutto formati. L’esofago è più corto e la valvola pure. La sua tenuta è quindi minore.
(Fonte: reflusso.net)

La prima volta non sapevo nemmeno cosa fosse il reflusso gastroesofageo, lo scoprii sul forum che frequentavo dopo la nascita di Arianna.

I suoi continui rigurgiti mi inquietavano, non mi sembravano del tutto normali, erano a volte delle vere e proprie gettate di latte a fontana e col passare delle settimane ogni rigurgito ed ogni poppata (era allattata con latte artificiale) erano sempre più spesso accompagnati da pianti, inarcamenti della testa all’indietro e contorcimenti vari.

Quali sono i sintomi?

I sintomi principali che possono far pensare al reflusso gastroesofageo sono il rigurgito (si distingue dal vomito perché non è accompagnato da sforzi e conati) e il vomito.

Ma il reflusso può anche essere “silente” ovvero non manifestarsi con rigurgiti di latte.

Altri sintomi possono essere (non è poi detto che chi soffre di reflusso li abbia tutti): tosse o asma, singhiozzo, masticazione continua, inarcamento della testa durante la poppata, salivazione eccessiva, irritabilità, sonno inquieto o lamentoso, pianto durante o dopo la poppata.

Io SAPEVO che lei non stava bene ma non capivo cosa dovevo fare.
Così, mi rivolsi alla pediatra.

Il bambino cresce?

Di solito, la prima cosa che ti chiedono quando racconti che tuo figlio rigurgita molto spesso (Arianna era arrivata a un mese e mezzo a rigurgitare anche 30 volte al giorno…) è: MA CRESCE?

La prima discriminante infatti è il peso del bambino. Se continua ad aumentare significa che comunque il reflusso non sta incidendo sulla sua crescita e quindi, nella maggior parte dei casi, non è da curare se non applicando degli accorgimenti comportali come:

– durante la poppata fare almeno un paio di pause cercando di far fare al bimbo il ruttino

– dopo ogni poppata tenere il bimbo in verticale per almeno mezz’ora

– mettere a dormire il bambino a pancia in su con la testa e il busto rialzati di circa 30° rispetto al resto del corpo (io usavo un asciugamano piegato posizionato sotto al materasso in corrispondenza della testolina)

– se il bimbo è allattato artificialmente, sempre dietro consiglio del pediatra, si può provare ad ispessire il latte con creme di riso o farina di carrube o prendere direttamente dei latti AR

– se il bambino è allattato al seno esistono degli sciroppi antireflusso totalmente innocui che si possono dare subito dopo la poppata e che servono per creare una patina in corrispondenza della bocca dello stomaco che evita la risalita del latte nell’esofago (chiedere sempre al pediatra maggiori info)

– è consigliabile non stringere troppo il pannolino sulla pancia e cambiarlo sempre prima della poppata e non dopo.

I tipi di reflusso

Per comprendere meglio le varie tipologie di reflusso, riporto dal sito reflusso.net questa tabella:

1. il reflusso fisiologico è quello che viene a un bambino sano. Non ha particolari sintomi. Si presenta occasionalmente. E viene quasi sempre dopo i pasti.

Non influisce sulla crescita del bambino, che mangia con regolarità, non rifiuta il cibo e sta bene. Questo tipo di reflusso scompare da solo nel giro di qualche mese.

È detto “fisiologico” perché è un fenomeno normale (dovuto al fatto che nel neonato l’esofago non è ancora del tutto sviluppato);

2. il reflusso funzionale o sintomatico si ha quando gli episodi di reflusso sono frequenti ma non influiscono sulla crescita e sullo stato di salute generale del bambino. I suoi sintomi principali sono: rigurgito e vomito.

La sua frequenza varia da 8 a 15 volte al giorno. In genere viene subito dopo la poppata o a qualche ora di distanza dal pasto. Non richiede esami.

Nella maggior parte dei casi, scompare tra l’ottavo e il diciottesimo mese. In genere viene curato con l’alimentazione e alcune regole di comportamento;

3. il reflusso patologico si ha quando, oltre al rigurgito, sono presenti altri sintomi: esofagite (infiammazione dell’esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. Riguarda il 10% dei casi.

È definito “patologico” perché può portare alla malattia da reflusso gastroesofageo.

 

Arianna all’inizio ha sofferto di reflusso sintomatico ma i suoi numerosissimi rigurgiti alla lunga hanno infiammato l’esofago e ci siamo ritrovati con una diagnosi di malattia da reflusso che doveva essere curata con dei farmaci.

La cosa che ricordo con più rabbia è che nessuno mi voleva credere quando sostenevo che mia figlia non stesse bene e che non importava se il suo peso aumentava, lei stava male, si lamentava, piangeva, si contorceva.

Un giorno – aveva 2 mesi e mezzo – stremata nel vederla così, la portai in un pronto soccorso pediatrico (la nostra pediatra mi tranquillizzava dicendomi che sarebbe passato con lo svezzamento… peccato che mancavano ancora dei mesi…). Lì finalmente incontrai una gastroenterologa pediatrica che mi fece scoppiare a piangere quando mi disse: “mi parli di sua figlia, di come sta, di come lei pensa che stia. Io ascolto le mamme perché se loro mi dicono che i figli non stanno bene vuol dire realmente che hanno qualcosa!”

Grazie a lei facemmo degli esami più approfonditi ma non invasivi (compresa una ecografia) e venne stabilito che l’esofago di Ari era infiammato e che bisognava intervenire con dei farmaci per riportarlo alla norma, se non curato la situazione sarebbe potuta degenerare compromettendone la funzionalità.

Nel giro di pochi giorni Arianna iniziò a stare meglio e a mangiare senza piangere e senza lamenti.

A 5 mesi e mezzo iniziammo lo svezzamento e nel giro di qualche settimana i rigurgiti sparirono del tutto.

Con Micol ci siamo ritrovati nella stessa situazione ma lei sembra soffrire di un reflusso più lieve o forse sono io che riconoscendolo da subito (il grande problema infatti è a mio parere capire che si tratta di reflusso e non di semplici rigurgiti di neonati) ho applicato da subito tutti i consigli appresi durante la prima esperienza e così ho forse limitato “i danni”.

Da qualche giorno le sto dando un latte AR grazie al quale ha smesso completamente di rigurgitare ed è molto più tranquilla.

Il reflusso gastroesofageo è in grado, come le coliche, di mandare in tilt completo un genitore perché compare nelle prime settimane di vita, perché influisce negativamente sulla salute e sul comportamento del proprio figlio, perché nella maggior parte dei casi toglie il sonno a neonato e genitori.

Ho sempre trovato di grande aiuto parlare con altre mamme che avevano figli con questo problema, confrontarmi con loro mi faceva sentire meno “aliena” e meno sola. Perché sebbene il reflusso non sia una malattia, ma un fenomeno abbastanza normale nei primi mesi di vita di un bambino, solo chi ci è passato sa cosa significa avere un figlio che ne soffre.

Se volete, possiamo parlarne anche qui.

 

Foto: sono io con in braccio Arianna piccolina… l’ho tenuta in questa posizione praticamente per i primi 5 mesi di vita, non poteva esserci foto migliore per questo post!

 


Autore del post

Digital Lover e socialmediaholic, da sempre web addicted e dal 2007 anche mamma (acrobata) di Arianna e dal 2012 di Micol. Mammeacrobate è la mia terza creatura! Qualcosa di me la trovi anche qui www.manuelacervetti.com