Pollo e tacchino in tavola: 6 miti e luoghi comuni da sfatare

Sapevate che gli italiani sono veri chicken lovers? La carne di pollo, infatti, viene consumata almeno una volta alla settimana da 8 persone su 10, scelta per le sue proprietà nutrizionali e soprattutto perché piace a tutta la famiglia, dai grandi ai piccoli.

Nonostante il pollo resti tra le carni più amate nel nostro Paese però, recenti indagini ci dicono che sono ancora molti i pregiudizi e i luoghi comuni legati al suo consumo, come ad esempio il fatto che l’87% degli italiani pensa che i polli crescano più velocemente rispetto al passato a causa della somministrazione di ormoni ed estrogeni, oppure che le carni bianche siano meno nutrienti di quelle rosse e che vadano lavate prima di essere cucinate.

Ma è davvero così? Come genitori ovviamente ci preoccupiamo delle scelte alimentari che facciamo per la nostra famiglia e in particolar modo per i nostri figli, per assicurarci che i cibi che finiscono sulla nostra tavola siano sicuri e adatti alla loro crescita.

Per approfondire la nostra conoscenza sul tema e provare a trovare risposta alle tante domande legate al consumo delle carni avicole, la scorsa settimana siamo stati alla Triennale di Milano, in occasione dell’incontro di presentazione della campagna 6 verità sul pollo (che gli italiani ancora non sanno), promossa dal blog W il Pollo, la piattaforma che Unaitalia – Unione Nazionale delle filiere agroalimentari delle carni e delle uova –  dedica ai milioni di consumatori di pollo in Italia, che sbarca anche sui social con gli hashtag #nonfareilpollo e #conoscilodavvero.

Ecco cosa abbiamo scoperto sui polli italiani durante questa giornata in compagnia di esperti e specialisti del settore…

pollo-ormoni

Ormoni ed estrogeni non vengono mai impiegati negli allevamenti italiani di polli e tacchini, il loro utilizzo è vietato da norme italiane ed europee, quindi non c’è il rischio di trovare residui di queste sostanze nella carne che portiamo in tavola. In più, il ciclo di vita dei polli di allevamento è breve per cui l’eventuale utilizzo di queste sostanze sarebbe inutile e non avrebbe alcun effetto sulla crescita. Un’assenza confermata anche dai controlli che ogni anno sono effettuati dalle autorità sanitarie nell’ambito del Piano Residui coordinato dal Ministero della Salute.

pollo-gabbie

In Italia da oltre 50 anni le gabbie non esistono più e nessun pollo o tacchino è allevato in batteria. Oggi il 100% dei polli italiani viene allevato a terra, all’aperto o, più frequentemente, all’interno di ampi capannoni ben areati e illuminati e i più moderni sono dotati di speciali “botole” che permettono agli animali di uscire all’aperto.

A cosa si deve il perdurare di questo pregiudizio? Al fatto che si confondono i polli con le galline. Quello dei polli da carne e delle galline ovaiole, infatti, seguono due metodi di allevamento diversi, che utilizzano due razze avicole distinte. L’allevamento delle galline ovaiole può avvenire a terra, all’aperto o in batteria. L’utilizzo delle “gabbie” viene preferito da molti allevatori perché favorisce l’igiene delle uova, che non entrano in contatto con le deiezioni degli animali.

pollo-lavare

Uno tra i luoghi comuni più difficili da scalzare riguarda la convinzione che bisogna lavare il pollo prima di cucinarlo per minimizzare il rischio di possibili infezioni alimentari dovute a microrganismi presenti sulla carne.

In realtà, lavare il pollo prima di cucinarlo non solo non serve a nulla anzi, da un punto di vista igienico è sconsigliato. Per evitare il rischio di contaminazione, invece di lavare il pollo prima di cucinarlo, meglio seguire i 5 consigli della sicurezza a tavola dell’Organizzazione Mondiale della Sanità:

  • lavare le mani e gli attrezzi del piano di cucina dopo aver manipolato il cibo crudo;
  • separare i cibi cotti da quelli crudi;
  • far cuocere bene gli alimenti;
  • conservarli alla giusta temperatura;
  • utilizzare acqua e materie prime sicure.

pollo-antibiotici

Negli allevamenti italiani gli antibiotici sono usati solo a scopo curativo, mai in via preventiva e mai per favorire la crescita degli animali. Solo in caso di malattie diagnosticate e sempre a seguito di una prescrizione medica con controlli veterinari volti a verificare che i farmaci siano utilizzati correttamente nel rispetto di norme nazionali e comunitarie.

Anche nei casi in cui vengono utilizzati poi, viene sempre rispettato il cosiddetto “periodo di sospensione“, cioè il tempo necessario affinché il farmaco venga smaltito prima che i pollo venga avviato al consumo. I dati inoltre ci confermano che negli allevamenti italiani di polli e tacchini si fa sempre meno ricorso ai farmaci, il cui impiego è diminuito del 20%, arrivando a rappresentare meno del 12% del consumo totale di antibiotici nella zootecnia nazionale.

pollo-ferro

Per 7 italiani su 10 la carne bianca contiene poco ferro. In realtà, nonostante siano bianche, le carni di pollo e tacchino hanno più o meno lo stesso contenuto di ferro di quelle “rosse”. È una questione cromatica, per via di una maggiore presenza di mioglobina, e non nutrizionale. Ad esempio, in una coscia di pollo c’è lo stesso contenuto di ferro di una costata di manzo e anche il contenuto di proteine è più o meno lo stesso per tutte le carni, che è sempre molto elevato.

È vero invece che le carni di pollo e tacchino sono particolarmente digeribili e magre: contengono pochi grassi – tra l’altro concentrati soprattutto nella pelle, facilmente eliminabile – e quei pochi presenti sono più favorevoli dal punto di vista nutrizionale.

pollo-italia

Il 99% del pollo che mangiamo è nato, allevato, macellato e confezionato in Italia. La produzione italiana è sufficiente a coprire il fabbisogno italiano e in parte viene destinata anche all’esportazione all’estero. Come essere sicuri della provenienza? Basta leggere l’etichetta. Nel nostro paese l’indicazione di origine è stata introdotta volontariamente dai produttori già dal 2005, ma dal primo aprile del 2015, con l’entrata in vigore del nuovo sistema europeo di etichettatura delle carni, quest’obbligo riguarda tutte le carni fresche e congelate commercializzate in Europa.

Dati che ci dicono che la carne di pollo italiana è controllata e può essere tranquillamente utilizzata per le nostre preparazioni in cucina, anche quelle destinate ai più piccoli.

E voi? Quanto spesso lo portate in tavola? Avete qualche ricetta gustosa da consigliarci?

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