Mio figlio non mi ascolta: ho qualche speranza?

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Figlio maschio, 8 anni, esempio pratico.

Ore 21.00. Sono in cucina con lui e ho un coltello piantato nel petto.

“Brando, presto, prendi un panno, aiutami a togliere questo coltello dal petto e poi passami il cellulare così chiamiamo i soccorsi”

Intanto nel suo cervello…

“Lalalala’ Buffonbonuccibarzagli Lalalala’ Chiellinicristianoronaldoleomessi Lalala’…
cacca! Ahahahahhahahahahahhahahahhahah!”

Calotta cranica riempita di megaschermi ovunque con proiezioni di partite, gol, figurine di calciatori. Al centro il suo cervello, con le cuffiette, sta ascoltando la diretta di Frosinone-SPAL.

Il mio messaggio arriva criptato, più o meno così:

“Lalala’ Brando Buffon Bonucci PANNO Chiellini lalala’ COLTELLO stoppa di PETTO, CHIAMA il passaggio a Ronaldo che precede i difensori ACCORSI”.

Il suo campo visivo…

  • un tavolo;
  • una cassettiera;
  • io che indico un panno, enfatizzando la presenza del coltello nel petto inscenando La Morte del Cigno, mimo il telefono all’orecchio e realizzo con pollici e indici la forma a tarallo per fargli capire quello che gli succederà se non si sbriga;
  • una bottiglia di acqua minerale blu;
  • una macchia a forma di macchia sul muro.

Lui non riesce a distogliere lo sguardo dalla macchia a forma di macchia. 10.000 anni di evoluzione dell’occhio per la percezione del movimento e gestione del pericolo buttati nel cesso.
Comunque, in qualche modo mi sta tenendo in vita, visto che tutto il sangue si è ritirato dal corpo per concentrarsi nel mio cervello, risparmiandomi da una emorragia esterna.

Ma sto rischiando un embolo, visto che sto anche tentando di fulminarlo con gli occhi, dote che si deve essere fermata alla generazione precedente e che, nella nostra, si è persa, probabilmente colpa dei Mars, degli Autorobot o per aver assistito insieme ad Atreyu alla morte di Artax nelle paludi della tristezza.

Ripeto la richiesta d’aiuto, solo che a 100 decibel. L’onda d’urto lo scuote.
Mi scruta. Comincia a mettermi a fuoco. Eccolo. Si illumina scambiandomi per Andrea Pirlo, riesco ad attirare la sua attenzione.

“Eh?” mi dice.
“Dai!”
“Cosa?”
“Come cosa?”
“Dove quando? Cosa chi?”
“Come chi? Tu!”
“Comekitù? Chi è?”
“No comekitù! TU!”
“Ah! Io! Cosa?”
“Il coltello!”
“Ah, devo apparecchiare?”
“Come devi apparecchiare? Ma che ti ho appena chiesto?”

Lui guarda fuori. Vede che è buio. Vede che abbiamo appena finito di cenare. Fa 2 + 2.

“Devo preparare la cartella?”
“BRANDO!!! Rifletti un attimo e pensa un po’ a cosa potrei averti detto!”

“Rifletti un attimo” per loro significa “Resetta il sistema e riavvia”

Lui riavvia così tanto che si avvicina per la poppata al seno delle 9.
Gli rinnovo l’invito ad aiutarmi, tatuandomelo in caratteri gotici sulla schiena. Finalmente pare aver recepito il messaggio.
Ma, attenzione, in una sequenza di ordini, interpreta a suo modo le priorità.
E tra PANNO, COLTELLO e TELEFONO, la priorità è TELEFONO
Fa due passi. È a un metro dal telefono. Improvvisamente devia e esce dalla stanza.

“DOVE VAI???”
“Mi scappa la pipì”
“Ma adesso?”

Passa 1 minuto. 3 minuti. 5 minuti.

“BRANDO!!!!! ALLORA?????”
“Adesso mi scappa la cacca”

10 minuti

Senti lo sciacquone. Poi l’acqua che scorre a fiumi.

“BRANDO!!! HAI FATTO?”
“Arrivo!!!”
“Ti sei fatto il Bidet?”
“Giusto”
“Giusto”

Altri 10 minuti

“Fatto?”
“Fatto! Arrivo!!!”
“Ti sei lavato le mani?”
“Giusto”
“Giusto”

Finalmente lo sento uscire dal bagno. Si ferma nel corridoio. Dà due colpetti con il biliardino. Fa uscire la palla dal campo. Prova a riprenderla senza usare le mani. La palla va a finire sotto al letto. Va a prendere un bastone in bagno. Col bastone recupera la pallina. La rimette a posto. Si avvia nel corridoio. Dà un calcio ad un pallone. Si lancia ginocchia a terra perché ha segnato. Passa davanti allo specchio. Si fa le facce brutte. Fa il ballo di Rovazzi. È quasi entrato in cucina. Si ricorda che ha lasciato il bastone vicino al biliardino…

“BRANDOOOOOOOOOO!!!!!!!!!!”

Moribondo, con un piede nella tomba, sto già facendo gli Home Visit per entrare in Paradiso davanti ai 3 giudici: San Pietro, l’Arcangelo Gabriele e Mara Maionchi, che già mi ha detto “Sì sì, buono e bravo, ma per me è no!”.

Prende finalmente il cellulare e comincia a smanettarci.

“Brando, allora, hai chiamato i soccorsi?”
“PAPA’!!!!”
“Che c’è?”
“L’App del calcio dice che per la partita di domani la Juve schiera Hernanes!!!!!”

Ho qualche speranza?

photo credit: Unsplash – Pascal Swier 


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