Homeschooling in Italia: la scuola a casa | Mammeacrobate

L’Homeschooling (istruzione domiciliare) comprende un insieme di principi, metodi e pratiche che basano l’educazione di bambini e ragazzi sulle esperienze di vita, affidando il compito di istruirli ai genitori o ad altre persone scelte da loro.

Anche se da noi è poco conosciuta e, comunque, desta perplessità, esistono già genitori italiani che – anche aggregandosi con altre famiglie – scelgono l’educazione familiare.

C’è chi, poi, preferisce l’Unschooling (non scolarizzazione), lasciandosi totalmente guidare dagli interessi del bambino – al di là dei programmi scolastici – e chi un homeschooling part-time, approfondendo o integrando -il pomeriggio o nei giorni liberi da scuola- l’istruzione impartita in aula.

Secondo John Holt (padre di questa filosofia), “l’animale umano è un animale da apprendimento, ci piace imparare, noi siamo bravi a farlo, non è necessario mostrarci come farlo. Ciò che uccide il processo sono coloro che interferiscono con esso o tentano di regolamentarlo o controllarlo”, “la famiglia è la base adeguata per l’esplorazione del mondo che intendiamo per apprendimento o istruzione. La casa sarebbe la base migliore, non importa quanto siano valide le scuole” e alcuni test, effettivamente, confermano che gli studenti homeschooling raggiungono risultati migliori di quelli scolarizzati ed un rendimento sopra la media nei test di alfabetizzazione.

Scopriamo, allora, qualcosa di più sull’educazione parentale. 

È legale?

Sì, quasi in ogni Paese del mondo (Italia compresa) e molto diffuso in Canada, Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia e Nuova Zelanda. Secondo l’art. 34 della nostra Costituzione, infatti: “L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita”, perciò ad essere obbligatoria è l’istruzione, non la scuola e – secondo l’art. 30 – “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli…nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti”. 

Qual è l’iter da seguire?

Al momento in cui i genitori dovrebbero iscrivere il proprio figlio a scuola, devono presentare al direttore didattico una dichiarazione in cui si assumono la responsabilità di istruire personalmente i figli, dimostrando di averne competenze e capacità. Di solito, devono poi presentare al distretto scolastico due programmi: uno preventivo e, a fine anno scolastico, uno che illustri ciò che effettivamente si è studiato e una commissione scolastica valuta – eventualmente a scadenze infrannuali o con un esame finale – l’idoneità o meno dello studente alla classe successiva.

Su cosa si basa?

Sulla convinzione che, mentre la scuola può limitare la naturale capacità di apprendimento del bambino, l’educazione parentale è in grado di valorizzarne il potenziale, offrendo un’istruzione su misura in un ambiente su misura.

Quali sono gli obiettivi?

L’homeschooling non si propone semplicemente di portare la scuola tra le mura domestiche, ma di avviare il bambino ad un naturale processo di apprendimento, in cui insieme si impara, si fanno esperienze nuove, ci si lascia guidare da interessi, problemi contingenti, curiosità. Lo studio diventa parte della vita e teoria e pratica si intrecciano e integrano. 

Come si fa?

Non esistono regole generali, perché ogni school educator può avere idee diverse riguardo all’eventuale uso di testi scolastici, alle verifiche, agli orari per lo studio, al percorso di apprendimento o ai principi a cui ispirarsi (spesso tratti dai metodi di Montessori, Waldorf o Steiner). 

Le attività

Homeschooling non è solo scuola a casa, perché anche andare a fare la spesa o una passeggiata possono diventare lezioni all’aperto (per esempio, di matematica al supermercato o scienze al parco). Molta importanza è data anche alle attività artistiche e manuali e persino cucinare o fare giardinaggio diventano momenti di acquisizione di competenze e conoscenze. 

Alcune critiche mosse all’homeschooling:

  • genitore e figlio potrebbero rischiare di confondere i due ruoli (familiare e “istituzionale”),
  • potrebbe essere difficile, eventualmente, inserirsi in una scuola tradizionale;
  • la scuola offre importanti occasioni di socializzazione e confronto/scontro coi pari, ma anche con etnie, religioni, mentalità e abitudini diverse;
  • anche imparare a gestire lo stress di verifiche e regole serve ed è importante avere altri adulti di riferimento oltre ai genitori;
  • se i genitori non hanno una preparazione adeguata o sufficiente tempo a disposizione, assumere tutor o educatori competenti ha un costo notevole;
  • nonostante internet permetta di reperire informazioni di ogni tipo, in Italia mancano strutture di supporto agli homeschooler.

Perché alcuni genitori lo scelgono?

  • per motivazioni linguistiche (alcune famiglie straniere in Italia lo preferiscono), logistiche (per esempio, perché, si vive in zone disagiate o isolate), culturali o religiose (per esempio, perché le scuole in zona sono ispirate ad un orientamento religioso che non si approva);
  • perché il figlio presenta problemi di apprendimento (per esempio, alcuni genitori di bambini dislessici lo considerano una valida occasione di apprendimento personalizzato e, perciò, più efficace);
  • perché vogliono partecipare attivamente all’istruzione dei figli, offrendo loro un’istruzione ad hoc;
  • perché ritengono che la scuola sia inadeguata, preveda classi sovraffollate e programmi troppo rigidi che non rispettano i reali interessi degli studenti, che li sottopongono a continui stress per le verifiche e offrono loro un’istruzione carente e omologante, oltre a limitarli, obbligandoli a ritmi ed abitudini innaturali (per esempio doversi alzare presto la mattina o restare tante ore chiusi in aula seduti);
  • perché accusano la scuola di abituare solo al confronto coi pari (a causa della divisione in classi per età), senza preparare al confronto intergenerazionale;
  • perché pensano che, per fare amicizia, ci siano anche altre occasioni (come andare al parco o in palestra). 

Voi cosa ne pensate? Lo scegliereste per i vostri figli?

Per approfondire:

www.controscuola.it
www.educazioneparentale.org
Holt John, Farenga Patrick, Teach your own: The John Holt Book of Homeschooling, Da Capo Press, 2003

 

photo credit: 123rf

Aggiornato a gennaio 2019

Author

Laureata in Economia per inerzia e poi in Scienze della Formazione per passione, ora sono felicemente educatrice e mediatrice familiare (e ancora manager, ma solo per se stessa!). Adoro giocare con mia figlia, ma non mi sentirei completa senza il mio lavoro così, da brava – per modo di dire! - MammAcrobata, provo a conciliare tutto, a costo di star sveglia fino a tarda notte. Da anni, collaboro con diverse Associazioni che difendono i diritti dei minori e sostengono famiglie che vivono situazioni di disagio o sofferenza. Sono socia di un'Associazione, in cui mi occupo di formazione ed essendo appassionata di comunicazione e scrittura, sono anche scrittrice, blogger e web writer.