Gravidanza e spirito di autoconservazione: la mia esperienza

Ogni tanto penso al mio ex status gravidico e al mio parto.

Sono stata una futura mamma fortemente incosciente, spensierata e infantile: non ho atteso, ma temporeggiato; non ho partorito, ho patteggiato.

Fin da subito ho sentito puzza di bruciato, di fregatura, di rotture inutili, di possibili scocciature.

Vado maneggiata con cura, altrimenti mi destabilizzo e tendo a destabilizzare chi mi circonda…

Al primo controllo del sangue ho scoperto di essere AB-, il gruppo sanguigno più raro. Questo fatto ha stressato la mia testa più del dovuto.

Menate per tre giorni. A Milano nevicava ed io non capivo per quale motivo potessi ospitare un mio simile, con il rischio di attaccarlo perché riconosciuto come corpo estraneo (le gestanti RH- devono fare per tutta la gravidanza controlli apposta e fare la profilassi entro alcune ore dal parto).

Da amante di Alien  pensavo addirittura ad una presenza inquietante dentro di me, nel mio torace.

Una volta capito come potevano giocare certi vortici con la mia psiche, ho evitato di fare tutto ciò che avrebbe potuto torturarla.  A distanza di due anni e mezzo credo di poter chiamare questo atteggiamento:

 “spirito di autoconservazione gravidico“.

Ho mollato il corso pre parto dopo due incontri

Non era roba per me. Troppi racconti surreali di parti con protagoniste amiche, cugine, zie e cognate  delle mie compagne di corso. Per le storie trash mi bastavano i programmi in televisione tipo “Il mio grosso grasso parto gipsy“!!!

Mi sembrava di essere alle riunioni degli alcolisti anonimi, a giro ci si presentava con formula fissa :

“Sono Sara, di Milano, trent’anni, primo figlio, quarto mese, il sesso non lo so ancora, non so ancora dove partorirò, non ho particolari malesseri”.

La prima volta, guarda la sfiga, è toccato a me far partire le presentazioni, ignorando la procedura, e allora:

“Sono Sara, piacere. Mi piace leggere e stare all’aria aperta, non sono di questa zona ma sono nata a Milano”.

Sguardi straniti. Banale quanto fuori luogo. Poi ho capito e all’uscita ho acceso una sigaretta.

Solo tre ecografie, quelle previste e gratuite, in tre ospedali differenti.

Conoscendomi ho preferito non vedere.

La scuse: in fondo la Creatura poteva aver bisogno di quella privacy che mai più avrebbe avuto nella sua vita. Fortunatamente la mia ginecologa non aveva in dotazione l’ecografo!

Stabilito il numero di ospiti (nel mio caso uno), il resto mi pareva superfluo.

Nessun BI test e traslucenza nucale

Io e il mio compagno temevamo di infilarci  in un circolo vizioso che, abbinato al fascino per la numerologia e alla propensione a discutere per tutto, ci avrebbe portato direttamente davanti ad una psicologa!

Il parto ad minchiam

Una notte mi sono svegliata pensando di dover fare la cacca, invece ho visto delle meravigliose perdite abbinate a contrazioni. Ho contattato l’ospedale e mi hanno detto di andar lì, con comodo. Li ho presi alla lettera: mi sono fatta una doccia e subito dopo anche il mio compagno (emulava ogni mio gesto, ai limiti della follia), ho messo quattro cose in una borsa convinta di tornare a casa dopo poco e mi sono incamminata a piedi verso la struttura. Ero già dilatata di 4/5 centimetri. Dovevo partorire e l’ho fatto.

L’epidurale resta confinata nell’immaginario della mia testa perché gli esami che avrei dovuto fare erano previsti per il giorno e ora in cui è nato mio figlio.

Il parto in acqua è stato un altro miraggio: sia io e che l’altra partoriente ci contendevamo la vasca come bambine, alla fine è restata vuota per volere dell’ostetrica. Il mio bambino è nato in fretta ed è uscito urinando su me, padre e ostetrica.

La degenza a tarallucci e vino

A me piace il cibo degli ospedali e stare ammucchiata in spazi stretti, per questi motivi mi sono sentita un po’ a casa e un po’ in campeggio.

Non esisteva la Nursery, quindi in stanza a delirare eravamo in sei.

Ho imparato molto sull’allattamento (illuminante una signora delle pulizie che, con pazienza mi ha spiegato tutto lo scibile in materia), ho rotto poco le scatole alla gente che lavorava e ho parlato con le mamme che volevano farlo.

Sono ritornata a casa dai miei gatti con mio figlio e il mio compagno, sempre a piedi e sempre senza averci capito una mazza.

Infine, se può interessare, vi segnalo alcuni tormentoni che hanno reso cosciente il mio percorso incosciente:

  • la gravidanza non è infinita, di solito dura più o meno nove mesi;
  • prima o poi, in qualche modo, la Creatura esce;
  • la Creatura è in pancia, non in testa (in quel posto non c’è spazio, è già pieno di traumi fin dalla nostra prima infanzia);
  • ogni donna sa cosa la fa star bene e chi mandare a quel paese;
  • l’imprevisto è il sale della vita, condiamola a dovere;
  • la gravidanza non è una malattia, ma un’opportunità per trovare il baricentro;
  • i reparti maternità sono luoghi in cui incontrare nostri simili, non sono centri di detenzione forzata;
  • non immaginare scenari e non ipotizzare trame, prendere quello che arriva.

photo credit: Megan-01web via photopin (license)

 

Author

All'anagrafe sono mamma da settembre 2012 ma mi sento una mamma-donna-acrobata da sempre, in fondo ho "tirato su" i miei gatti da sola. Sono una ex studentessa pavese in Scienze dei Beni Culturali e milanese in Archeologia (infatti cammino guardando per terra come gli anziani). Disordinata cronica e facile alla noia, sempre capace di grandi slanci e ironia, possiedo un pessimo gusto nel vestire. Vegetariana da forse 15 anni, vivo in questo mondo come posso e, a volte, mi riesce anche bene.