Come gestire i conflitti pre adolescenziali | Mammeacrobate

Smessi i panni di genitore supereroe, perfetto e adorato, che nutre aspettative a cui è bello adeguarsi, quando nostro figlio ha 9, 10 anni diventiamo improvvisamente una persona normale, con limiti e difetti da cui allontanarsi più in fretta possibile e con cui entrare in conflitto.

Il conflitto, in questa fase, è assolutamente fisiologico ed è anche interessante vedere come i nostri figli stanno crescendo e imparando a discutere, a far valere la propria opinione e a esprimere i propri desideri, ma…il loro allontanamento ci spiazza, il loro contestare tutto ciò che diciamo ci infastidisce, le loro richieste di autonomia ci spaventano. Che cosa fare? Prepararsi a gestire al meglio i conflitti e viverli come un momento necessario al confronto e alla crescita, sia nostra che dei nostri figli.

Ecco 10 consigli che possono aiutarci:

Conflitti pre adolescenziali: accettare il cambiamento

Quando sono piccoli, è semplice trovare i bambini adorabili e sentirsi importanti per loro. Verso i 9, 10 anni però le cose cambiano ed è indispensabile accettarlo, se vogliamo avere la serenità necessaria per affrontare il cambiamento insieme a loro, e non solo da spettatori, perché anche noi genitori dobbiamo modificare il nostro modo di stare e comunicare con i figli. La pre adolescenza è una vera e propria “terra di mezzo”, l’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza, e per questo sconvolge tanti equilibri: riconosciamolo e buttiamoci in questa nuova avventura!

Serve coesione tra mamma e papà

Questo aspetto vale sempre, ma ancora di più in questa fase, in cui occorre far fronte alle nuove richieste dei figli, che spesso sono in contrasto con ogni nostra parola. C’è bisogno che mamma e papà diano una risposta univoca, seppur nelle diverse modalità di rapportarsi ai figli, accogliente e protettivo ma anche stimolante e incoraggiante nei confronti di nuove esperienze. Ridefiniamo il nostro ruolo insieme all’altro genitore, la nostra sicurezza sarà una sponda efficace durante i conflitti.

Più ascolto, meno indicazioni

Inutile fare sermoni e dare dettagliate spiegazioni per spiegare che una cosa non si fa o per dire che un’altra va fatta; ascoltiamo nostro figlio, invece, con vero interesse, accogliamo quello che ha da dirci e cerchiamo di capire davvero il suo modo di pensare.

Poche regole, ma inderogabili

Stabilite delle priorità educative e definite delle regole su cui non intendete transigere; insomma, poche ma buone e condivise con i ragazzi: per esempio l’orario di rientro, niente password per il telefonino, niente telefonino durante lo studio. Più regole ci sono, più complicato sarà farle rispettare e farne capire la necessità.

Evitare il giudizio

Se vogliamo mantenere aperto il dialogo con i figli a questa età è indispensabile sospendere il giudizio su ciò che ci comunicano e trattenerci dal dare senza mezzi termini la nostra opinione su tutto ciò che loro dovrebbero fare o non fare in una determinata situazione. Se diamo sempre la nostra soluzione non li abitueremo a riflettere per cercare la propria e ad allenare la capacità di prendere decisioni.

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Non alzare la voce

È tanto difficile quanto importante e utile: mantenere la calma durante una discussione con i nostri figli. Quando i toni si alzano troppo si finisce per urlarsi addosso, invece di parlarsi, e questo sicuramente ostacola la comprensione e la risoluzione del conflitto. Urliamo per sfogare la nostra frustrazione, l’impotenza di fronte a un figlio che non è più disposto a compiacerci e fare quello che gli diciamo…ma urlare non serve, anzi, mantenere il controllo nonostante si sia arrabbiati darà a nostro figlio un bell’esempio di come si possa discutere mantenendo toni civili e aiuterà anche lui a calmarsi e a riflettere su ciò che sta dicendo. Di certo non ci viene spontaneo, ma si può fare, e potremmo stabilire la regola di non alzare la voce a partire dalla prossima discussione.

Incoraggiare nuove esperienze fuori dalla famiglia

In questo momento più che mai nostro figlio ha voglia e bisogno di maggiore autonomia, di cavarsela da solo e capire che ce la può fare. La casa deve essere un porto sicuro da cui partire per affrontare nuove esperienze e a cui tornare, sicuri di trovare persone che ci amano in ogni caso e che sono disposte ad ascoltarci.

Rispettare la privacy

Non è una buona idea spiare i messaggi sul telefono dei figli, leggere i loro diari o perquisire la loro camera, anche se siamo spinti da buone intenzioni. In questo modo non rispettiamo il loro diritto di provare emozioni nuove e contrastanti senza dovercele comunicare, con il rischio magari di sentirsi in colpa per ciò che provano. Facciamo attenzione quindi a non superare il confine sottile tra protezione e invadenza.

Non trattare i pre adolescenti come piccoli adulti

Le trasformazioni fisiche a questa età sono molto evidenti e possono trarci in inganno, pensando di trovarci di fronte ormai a piccoli uomini e donne. In effetti oggi i ragazzini sembrano più precoci in tutto e il marketing spinge molto in questa direzione, tuttavia il loro sviluppo è in progress e spesso non sono pronti emotivamente e psicologicamente ad affrontare certe situazioni o ad assumersi determinate responsabilità. Aiutiamoli a essere più autonomi e responsabili, ma non pretendiamo un comportamento da adulto!

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Essere presenti e interessati

La bellezza della famiglia è il suo essere un luogo a cui si desidera tornare, perché ci si sente bene, si è accolti e amati. Interessiamoci ai nostri figli, a ciò che gli piace, a ciò che non sopportano, ai loro gusti, alle loro attività e ai loro amici; più dettagli conosciamo della loro vita più il dialogo con loro potrà essere interessante e coinvolgente. Più ci interessiamo a loro, senza essere invadenti, più si sentiranno di essere davvero importanti per noi e di essere visti e considerati non solo quando sbagliano, ma nella totalità della loro vita.

Non lasciamoci spaventare dai conflitti pre adolescenziale

Non neghiamo il dissenso, ascoltiamo e lasciamo aperto il dialogo, continuando a proteggere i nostri figli ma senza essere invadenti. Che fatica, direte voi. Non si tratta di una gara, non c’è chi vince e chi perde; ci sono persone che si amano e che devono imparare a stare in una relazione diversa rispetto a prima, in cui è fisiologico che si manifesti la conflittualità. Prendiamoci del tempo per parlare con l’altro genitore dell’educazione dei nostri figli, e di come possiamo affrontare nel modo migliore i loro cambiamenti.

Nel conflitto possiamo crescere, insieme ai nostri figli, e renderci conto che la relazione con loro è viva, vitale e, quindi, anche conflittuale. Se affrontiamo bene i momenti di crisi aumenteranno la fiducia reciproca, il rispetto, l’affetto e, secondo me, anche la voglia di stare insieme.

Author

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.