Quante Emilie incontriamo senza accorgercene?

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“Mi sono seduta davanti a sinistra, da sola, con un perimetro di sedie vuote intorno a separarmi dagli altri”

“Sai la novità? Pare che diano un premio ai secchioni più brutti del paese… Davvero? Scommetto che abbiamo la vincitrice in classe”

“Il momento che odiavo di più: il mezzogiorno. Salivo al quarto piano dove non c’era mai nessuno. A volte guardavo gli altri dalla finestra, li vedevo divertirsi e mi chiedevo cosa avessero più di me”

“Avevo deciso di non dire a nessuno dell’inferno che vivevo a scuola”

Sono alcuni brani del diario di Emilie, una ragazza francese di 17 anni morta a dicembre scorso, un mese dopo essersi gettata dalla finestra.  La famiglia ha deciso di rendere pubbliche le parole della figlia. Trovate un ampio articolo al riguardo sul Corriere della Sera dello scorso 30 settembre.

Non nascondo che la lettura delle parole di Emilie mi ha lasciata sconvolta e mi ha fatto molto riflettere anche in relazione ai tanti casi tragici registrati recentemente.

È vero che i vostri bimbi – almeno nella maggioranza dei casi – non sono ancora adolescenti ma penso che si debba cominciare molto molto prima dell’adolescenza ad insegnare che…

…essere UOMINI e DONNE innanzitutto significa rispettare altri UOMINI e DONNE

L’altro giorno ero al parco con i miei nipoti e vicino a me c’era un gruppetto di ragazzini che ho valutato essere tra la quinta elementare e la prima media.

Ho sentito frasi di questo tipo :

“Quello è il più figo della classe”

“Quello non sa tirare un tiro decente al pallone”

“Quello è un frignone”

“Quello è grasso”

E (cosa che mi fa rabbrividire) “Nessuno vuole sedersi nel banco vicino a quel bambino” .

Non voglio demonizzare le parole, ma vorrei soltanto esortare voi giovani mamme e papà a sensibilizzare i vostri figli su questo problema che sta diventando veramente importante. Forse la solita “società senza valori” ha le sue colpe, però ricordiamoci che è dentro casa che i bambini devono apprendere i valori.

Parliamo di rispetto, di amicizia, di aiuto. Sì di aiuto. Proviamo a far passare il messaggio che il bambino meno simpatico, quello meno figo, quello meno bravo a calcio magari è quello che ha più bisogno della nostra solidarietà.

E non accontentatevi se vostro figlio vi dirà : “Ma io non dico… ma io non faccio”.

Ok, tu non dici/fai, ma intervieni? Cerchi comunque di offrire aiuto/amicizia a un bambino preso di mira dai cosiddetti bulli?

Non è mai troppo presto per parlare di queste cose, credetemi.

photo credit: PublicDomainArchive – pixabay


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