Disturbi alimentari nei bambini: quali sono e come prevenirli - Mammeacrobate

Un tema sempre più attuale nella nostra società è quello che riguarda i disordini del comportamento alimentare, già in età pediatrica. Per approfondire l’argomento abbiamo rivolto le nostre domande ad una associazione che se ne occupa da anni, sia a livello di prevenzione che di clinica: l’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus.

Cos’è l’Associazione Pollicino e di cosa si occupa?

L’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus è un centro per la prevenzione e la clinica dei disordini del comportamento alimentare in età pediatrica, nata nel Novembre del 2006 con l’intenzione di articolare psicoanalisi e pediatria ad un unico scopo: rispondere al preoccupante aumento dei disturbi del comportamento alimentare anche in fascia pediatrica attraverso progetti di  prevenzione e sensibilizzazione, di formazione degli operatori e attività consultoriali e psicoterapiche specifiche.

Quali tipi di disordini alimentari compaiono già in età pediatrica e con quale incidenza?

È molto difficile dare una valutazione statistica dei disordini  e dei disturbi alimentari in età pediatrica, i dati epidemiologici sono molto più diffusi a proposito dell’obesità infantile, anche perché la diagnosi è più evidente.

In proposito c’è un dato abbastanza sconcertante pubblicato nel Rapporto sulla salute del bambino in Italia (2005) : il 36% dei bambini italiani di 9 anni risulta in sovrappeso, attualmente, in Italia quattro bambini su dieci in età scolare sono in sovrappeso od obesi.

Non esistono invece dati epidemiologici in grado di fotografare il fenomeno del rifiuto alimentare infantile, anche se il progressivo abbassarsi dell’età di insorgenza dell’anoressia mentale e della bulimia è ampiamente documentato.

Per quanto riguarda la prima e seconda infanzia, la quantificazione del fenomeno è più complessa. Infatti i comportamenti alimentari infantili marcati da bizzarrie, selettività o rifiuto del cibo, soprattutto dei più piccoli, non sono di semplice lettura.

Ad esempio, un bambino che rifiuta in maniera categorica alcuni cibi potrebbe manifestare tramite questo comportamento un disagio di natura psicologica e relazionale, ma potrebbe anche essere portatore di un problema di natura medica, ecco perché la collaborazione con i pediatri è  fondamentale e la progettazione di qualsiasi intervento non può prescinderne.

La nostra esperienza consultoriale tuttavia ci porta a evidenziare un netto aumento di alterazioni del comportamento alimentare di natura più strettamente relazionale e affettiva in bambini sotto i tre anni di vita.

A quali segnali i genitori devono prestare più attenzione per cercare di cogliere segni di disagio alimentare nei loro figli?

L’alterazione del comportamento alimentare infantile è di per sé un segnale che merita ascolto da parte dei genitori.
La bizzarria alimentare, la rigidità alimentare come ovviamente il rifiuto del cibo sono l’espressioni diversa di una possibile disarmonia della sfera  affettiva del bambino e hanno il valore di messaggio; cioè attraverso queste alterazioni del comportamento il bambino domanda implicitamente qualcosa ai propri genitori.

Infatti già nel neonato il comportamento alimentare è il veicolo non solo di “sostanze proteiche”, ma anche di messaggi che fanno dell’atto nutritivo una prima forma di comunicazione legata alla dimensione affettiva che caratterizza la relazione del bambino con l’ambiente familiare.

La connessione “cibo-affetto-messaggio” rende quindi ragione della possibilità che il malessere di un bambino possa anche esprimersi attraverso il suo comportamento alimentare.

Quando un genitore deve iniziare a preoccuparsi?

La preoccupazione genitoriale è sempre un fattore positivo perché segnala un’attenzione responsabile nei confronti del proprio figlio ed è ciò che rende possibile ad un genitore fare ciò che è più utile alla crescita psicologica del proprio figlio: interrogarsi.

Il grande pediatra e psicoanalista Donald Winnicott diceva che la preoccupazione materna primaria è una funzione imprescindibile per lo sviluppo psicologico del neonato e la strutturazione del rapporto tra madre e bambino.

Quindi crediamo che  un genitore sappia naturalmente quando preoccuparsi, ma possa oggi faticare ad ordinare la propria preoccupazione e a legarla ad una lettura di quei bisogni affettivi che ogni bambino crescendo incontra che sia anche adeguata all’individuo che quel bambino è e calata nel contesto in cui la famiglia vive.

Ad esempio, se un bambino iniziando la scuola materna non accetta l’offerta alimentare della mensa, non necessariamente questo comportamento è legato alla gustosità dell’offerta alimentare, può essere infatti anche un primo segnale della difficoltà emotiva e affettiva del bambino ad inserirsi nel contesto scolastico e a separarsi dalla sua casa.

Cosa si può fare per prevenire l’insorgere dei disturbi alimentari?

Prevenire per noi significa sensibilizzare le famiglie e gli adulti sul possibile significato dei comportamenti dei bambini e aiutarli a riconoscere i segnali di disagio del proprio figlio/a.

La prima forma di prevenzione che un genitore può operare inizia non dimenticando che il cibo più nutriente per un bambino è l’ascolto, lessere riconosciuto e rispettato come una persona diversa, unica e mai una proprietà.

L’enfasi sui dogmi nutrizionali dell’alimentazione e le diete, l’accento sociale posto sulla magrezza rendono oggi tutto questo complesso.

Abbiamo strutturato una serie di progetti che implicano conferenze ed interventi negli asili, nelle scuole materne, elementari e medie finalizzati a sensibilizzare – e non insegnare – genitori ed educatori.

L’Associazione è attiva anche a livello sociale, rilascia interviste e pubblica articoli su riviste e quotidiani, passando anche attraverso i nuovi spazi comunicativi, come questo, proprio per sensibilizzare sull’importanza e utilità di un’osservazione attenta e rispettosa di cosa il bambino fa con il cibo e cosa vuole comunicare del suo mondo interno.

C’è qualche consiglio pratico o abitudine che si può instaurare fin da subito con i propri figli per avviare una corretta educazione alimentare?

In generale prevenire per l’Associazione non significa imparare, cioè aderire ad una didattica genitoriale, ma piuttosto “aggiungere prima”, cioè sapere, conoscere per poter prendere delle precauzioni.

In particolare abbiamo provato a dare risposta a questa domanda pubblicando il 9° numero dei Quaderni della Salute del Comune di Milano, un opuscolo intitolato Bimbi a tavola. L’importanza della prevenzione primaria dei disturbi alimentari nell’infanzia che è stato distribuito presso le farmacie comunali e le Biblioteche civiche milanesi e oggi anche scaricabile dal nostro sito nella sezione “pubblicazioni”.

Esattamente voi che tipo di interventi mettete in atto?

L’Associazione promuove iniziative di prevenzione, sensibilizzazione e intervento clinico sul disagio psicologico in età pediatrica rivolte innanzitutto ai genitori, in quanto interlocutori privilegiati dei loro figli e agli operatori dell’infanzia di servizi educativi e sanitari, pubblici e privati della città di Milano e provincia.

Alle richieste d’aiuto può seguire un primo colloquio, anch’esso gratuito, finalizzato a fornire una prima lettura del possibile disagio del bambino.

In alcuni casi è sufficiente questo primo incontro per risolvere la preoccupazione dei genitori, in altri casi si suggerisce di proseguire con una consultazione o si articola un trattamento specifico.

Quali e quante persone si rivolgono a voi e per quali motivi?

Nell’anno 2011 abbiamo effettuato circa 70 consultazioni nazionali, la cui domanda è pervenuta al Numero Verde 800-644622, che è una linea gratuita dedicata alla preoccupazione dei genitori sul comportamento alimentare dei figli.

Nell’anno 2011 più della metà  delle domande hanno riguardato bambini sotto i sei anni di età che presentavano un comportamento alimentare disordinato o disturbato.

La maggioranza dei genitori ci contatta domandando aiuto o chiarimenti per una difficoltà a intervenire sulla marcata selettività alimentare, l’insistente e disordinata richiesta di cibo del proprio bambino oppure per il rifiuto alimentare o per l’inibizione di alcuni aspetti dell’alimentazione come il masticare.

Qual è il range di età di cui vi occupate?

L’associazione è dedicata in maniera specifica all’età pediatrica, che va da 0-16 anni, ma Pollicino è anche Centro Crisi Genitori Onlus, cioè è dedicato ai genitori.

La nostra posizione non è mai di cercare nel genitore la funzione o il ruolo genitoriale ideale, ma accogliere il genitore come un soggetto che ha una propria storia personale che è sempre necessariamente intrecciata con la propria scelta di diventare madre o padre ma anche con la relazione che si intesse con il proprio figlio e ciò che lui diviene poi. Questi elementi sono ciò che rende il lavoro psicologico con i genitori efficace nel ridimensionare – anche in breve  tempo – l’iniziale devia del comportamento alimentare dei bambini.

photo credits: 123rf

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