Di allattamento, inadeguatezza e ricerca della felicità

Riporto una frase che mi è stata detta da un’amica qualche settimana fa in merito ad un articolo che sosteneva che molto spesso le donne depresse decidono di non allattare:
“E se fosse l’allattamento a portare con sé, in rari casi e in particolarissime condizioni, la depressione?”
Questa è una frase molto forte, una sorta di provocazione che avrà fatto saltare sulla sedia la maggior parte di voi… pure me quando l’ho letta… ma l’ho voluta riportare perchè l’allattamento nel mio caso non è stato facile e ci sono stati giorni che ho temuto davvero di star scivolando pian piano verso una tristezza un po’ preoccupante…

Non tutte lo sanno, sicuramente pochissime future mamme al primo figlio, e questo post-outing lo sto scrivendo principalmente per loro… e per me, perchè si sa che scrivere è terapeutico…
Avviare bene un allattamento NON è facile, anzi nella maggior parte dei casi è DIFFICILE e questo raramente ci viene detto e raccontato.

Spesso nei corsi pre parto si accenna solo all’allattamento facendolo passare come la cosa più semplice e naturale del mondo.

Quando frequentai il corso durante la mia prima gravidanza all’allattamento non fu dedicato che una mezz’ora durante l’ultimo incontro.
Del tipo: ok, alla fine di questa avventura dovrete pure nutrirlo questo bimbo, giusto? Ecco, nutritelo attaccandolo al seno ogni volta che piange!
Ok, FACILE, la cosa più semplice del mondo, la più naturale.
Il bimbo piange, io tiro fuori una tetta e zac! NOn piange più, mangia e io sono la mamma più serena del mondo, anzi pure la più bella proprio come tutte quelle foto meravigliose di cui web e social network sono pieni, immagini bellissime e dolcissime di mamme sorridenti con attaccati al seno bimbi splendidi che ciucciano e godono del contatto con la loro mamma.
Ecco, se qualcuno si fosse azzardato a fotografarmi durante i primi giorni di allattamento… tanto bella, romantica e dolce NON ero proprio!

Me ne accorsi già con la mia prima figlia che non si volle attaccare in sala parto, continuò a non attaccarsi una volta in camera, persistette nei giorni successivi nonostante svariati tentativi e finalmente mi degnò di una ciucciatina solo dopo aver provato con il paracapezzolo.
L’allattamento durò poco, l’attacco non era corretto, le ragadi proliferavano a vista d’occhio, il sostegno era scarso e al quinto giorno dopo l’arrivo della montata… arrivò pure una bella mastite. Corsa al pronto soccorso, febbre a 40°, sangue e lacrime…

Ora le più esperte in materia staranno pensando che si può e si DEVE allattare con la mastite, si può e si DEVE attaccare il bimbo al seno anche quando il dolore delle ragadi ti trafigge come spilli il cervello, si può e si DEVE allattare anche quando continua a uscire solo sangue e tu piangi e non capisci cosa devi fare e ti senti uno schifo fin dentro l’anima perchè non assomigli per niente a quella biondazza con la tetta al vento che allatta il suo puttino angelico la cui foto ti si schiaffa davanti appena cerchi notizie sul web su come uscire da questa situazione allucinante!

E in quei momenti, dove già ti senti sul ciglio di un dirupo in attesa di capire se lanciarti o meno, ecco che le persone intorno a te iniziano a darti consigli (ognuno diverso dall’altro, ovviamente) per incoraggiarti a non mollare, a lottare per salvare questo allattamento iniziato male.

“…anche io ci sono passata, fidati, dopo 2/3/4 mesi di sofferenza vedrai che passa”
Peccato che 2/3/4 mesi in quel momento sembrano infiniti.

“…più lo attacchi e più latte arriva”
ok, ma se sto soffrendo come un cane l’idea di attaccarla continuamente non mi aiuta!

“…per i figli bisogna fare dei sacrifici, questo è solo il primo di tanti altri che dovrai fare”
Fantastico, posso spararmi subito o aspetto domani?

NESSUNO, e dico nessuno, che ti chiede “ma TU come stai? Cosa vuoi fare? Cosa pensi sia MEGLIO PER TE E PER TUO FIGLIO?”
No, nessuno lo chiede, o pochissime persone.

Beh, quella volta l’allattamento fallì miseramente.
E una volta fallito, iniziarono i SENSI DI COLPA. Quelli sì che sono solo i primi di una lunghissima serie che contraddistingue la vita di ogni mamma.

Questa seconda volta le cose sono andate diversamente.
Non ero più una neomamma alla prima esperienza, avevo molte più conoscenze in materia.
Fin dagli ultimi mesi di gravidanza mi ero detta che ci avrei riprovato, che avrei tentato il tutto e per tutto per avviare un bellissimo allattamento proprio come quello delle foto patinate di cui sopra (oh no, errore madornale, ma come ho fatto a caderci di nuovo?!?)

allattamento e inadeguatezza

Subito dopo la nascita di M. ho eseguito tutto da manuale: attaccata al seno entro un’ora dalla nasciata, tenuta attaccata per le successive 48 ore (tranne quando si abbioccava con la bocca spalancata al vento…), accoccolata sulla mia pelle quando dormiva per favorire il contatto e la produzione di prolattina.
Bene, il latte è arrivato al quarto giorno senza montata, la bimba nel frattempo è calata troppo e si è reso necessario darle l’aggiunta di LA.

Apriti cielo! Disastro!
E di nuovo lacrime.
E di nuovo sensi di colpa.
E di nuovo consigli da ogni dove su cosa fare, quando farlo, come farlo, perchè farlo, tutto per salvare questo ennesimo allattamento iniziato male.

Ho passato delle settimane DIFFICILI nelle quali il mio unico pensiero NON era se mia figlia stava bene e cresceva ma quanti grammi riusciva a prendere dal mio seno e quanti dal biberon, quale fosse la tisana migliore da prendere per far aumentare il latte, quanti litri dovevo bere al giorno di acqua, etc…
TUTTI i miei pensieri erano rivolti all’allattamento, e non a mia figlia.
Lei era solo un piccolo esserino che dovevo nutrire, a tutti i costi, perchè altrimenti mi sarei di nuovo sentita un fallimento, perchè stavolta dovevo dimostrare che ce la potevo fare anche io, che ero in grado, che era la cosa più naturale del mondo.
L’allattamento era diventato un’ossessione.

Non ero serena, nemmeno un po’… e dopo qualche settimane ho iniziato a capire che un vortice di tristezza (o depressione o altre definizioni che dir si voglia) mi stava risucchiando e mi sono spaventata. Tanto.
Per fortuna in quel momento ho avuto la lucidità di accorgemene e di cercare di riprendere in mano la situazione.

Ho capito che da ME dipendevano le mie figlie e la mia famiglia, che poco importava quanto riuscivo ad allattare la mia bimba e se qualche volta dovevo darle anche il biberon.
Ho capito che dovevo ritrovare la SERENITA’. La serenità nel continuare con quell’allattamento che tanto mi stressava o MOLLARE.

Sì, a volte SI PUO’ ANCHE MOLLARE se diventa troppo difficile, complicato, sfibrante, deprimente e angosciante.
Si può mollare SENZA doversi per forza sentire in colpa per i mesi e gli anni a venire.
Si può mollare perchè è vero che ogni donna può allattare ma la domanda è: con quanta fatica?
Si può mollare perchè quello che non deve MAI mancare a un bambino è LA SUA MAMMA, non il suo latte o la sua tetta, MA il suo affetto, la sua pelle, il suo odore, il suo abbraccio, la sua carezza… tutte cose che indistintamente appartengono sia alle mamme che allattano sia alle mamme che danno il biberon.

E nel momento in cui ho capito che POTEVO mollare senza necessariamente sentirmi di nuovo inadeguata o una mamma di serie B… in quel momento ho ritrovato la MIA SERENITA’, ho guardato mia figlia con occhi diversi e l’ho attaccata al seno perché questo allattamento “incasinato” è il NOSTRO ALLATTAMENTO, per noi è il modo migliore, l’equilibrio ritrovato, finalmente.

In conclusione, forse retorico ma per me decisamente vero, ALLATTARE E’ LA COSA MIGLIORE CHE PUOI FARE PER TUO FIGLIO… A CONDIZIONE CHE TU LO FACCIA CON SERENITA’, ALTRIMENTI MEGLIO DAVVERO UN BIBERON DATO DA UNA MAMMA TRANQUILLA E CHE NON STA RISCHIANDO DI ANDAR VIA DI TESTA…

photo credit: peasap via photopin cc & ©mammeacrobate

Author

Digital Lover e socialmediaholic, da sempre web addicted e dal 2007 anche mamma (acrobata) di Arianna e dal 2012 di Micol. Mammeacrobate è la mia terza creatura! Qualcosa di me la trovi anche qui www.manuelacervetti.com