Crescere un bambino bilingue: come fare?

Capita spesso di parlare di bambini bilingue e di insegnamento precoce di una lingua straniera, così abbiamo pensato di chiedere a una mamma che sta crescendo il suo bambino bilingue di raccontarci la loro esperienza. Passiamo quindi la parola a Silvia Ferreri.

Crescere un bambino bilingue: un vero lavoro!

È vero. i bambini imparano la seconda lingua naturalmente e senza sforzi. Ma quegli stessi sforzi che loro farebbero da grandi li devono fare i genitori perché loro possano impararla da piccoli. Nessuno ti regala niente.

Mi spiego: per insegnare qualche parola, i numeri, i colori, qualche frase, vanno bene anche i corsi un paio di volte a settimana.

Ma, credetemi, non si va oltre. Insegnare la seconda lingua a un bambino, farla diventare parte della sua vita in modo che lui cresca bilingue dalla nascita è un lavoro vero, un impegno quotidiano, giornaliero, fisso che non si può rimandare né demandare. O entra a far parte della tua routine da quando cominci fino almeno all’adolescenza e oltre (ma a quel punto il ragazzo sarà più indipendente) oppure non c’è modo, scuola, viaggio all’estero che tenga.

Il bilinguismo è un percorso lungo, che richiede una quantità incredibile di energie e di tempo. E soprattutto non si può delegare perché c’è solo un modo per crescere un bambino bilingue ed è fare in modo che la lingua diventi parte integrante della famiglia. Per questo o i genitori sono coinvolti in prima persona oppure non funziona.

Lo dico, scusate se con troppa franchezza, per esperienza personale.

Io e mio marito siamo italiani, e avevamo un sogno: crescere nostro figlio bilingue inglese-italiano. Io ho passato molto tempo in Inghilterra ed entrambi amiamo quella lingua e quella cultura.

Abbiamo usato dalla nascita il metodo Opol ovvero one person one language, io parlo inglese mio marito italiano. E abbiamo usato tantissimo la rete per leggere, studiare, ricercare, condividere. Fondamentale è stata la scoperta del blog di Letizia Quaranta Bilingue per gioco quando il bambino aveva pochi mesi. I consigli e il materiale di approfondimento che Letizia propone sono straordinari.

bambino bilingue 02

Posso dire oggi che lui ha quattro anni (anche se il percorso davanti a noi è ancora lunghissimo) che mio figlio è un bilingue bilanciato. Lo guardo, lo ascolto e sono scioccata, contenta, divertita, orgogliosa. E non sono servite costosissime scuole elitarie, né asili che promettono di crescere bambini bilingui (e che spesso non funzionano).

Crescere un bambino bilingue è un lavoro nostro, duro, costante, quotidiano.

È stato un percorso difficile, pieno di dubbi e di domande.

A due anni M. capiva perfettamente le due lingue ma non parlava ancora.  Ha iniziato a parlare a due anni e mezzo e sorprendentemente a parlare inglese prima che italiano. Ha deciso che la sua prima lingua era l’inglese e quella è rimasta.  Poco dopo ha cominciato ad andare a scuola, una scuola pubblica italiana, e sebbene parlasse poco e quasi solo inglese, le maestre sono state brave e dopo pochi mesi anche il suo italiano è cresciuto.

Poi c’è stato un periodo intermedio naturale in cui le due lingue si sono mischiate in un intreccio di suoni e costruzioni. Finchè piano piano ha cominciato a separare e distinguere.

Oggi posso dire che passa con totale naturalezza da una lingua all’altra capendo subito quale lingua parla il suo interlocutore. Non ha mai sentito l’inglese come la lingua minoritaria, per lui è la sua prima lingua.

Abbiamo anche deciso di avere una ragazza alla pari da quando lui aveva due anni. E questa è stata davvero una scelta fondamentale. Una madrelingua sempre presente fa sì che la lingua si usi sempre costantemente in maniera viva e naturale, e che anche l’ascolto passivo sia per il bambino fonte di apprendimento. E soprattutto le ore che loro passano da soli sono una continua full immersion.

Bilinguismo: stranezza o risorsa?

Ripeto, non è stato sempre facile. Purtroppo quello che è una ricchezza non sempre è vissuta come tale. Il bilinguismo è visto ancora a tratti come una stranezza (soprattutto quando viene da due genitori della stessa lingua!). Per non parlare di amiche e conoscenti che spesso sottolineavano quanto fosse assurdo che io parlassi con mio figlio una lingua diversa dalla mia.

Posso dire che tra me e mio figlio non è mai mancata l’intimità, né il dialogo costante. Tutto ciò che ci diremmo in italiano ce lo diciamo in inglese.

Non sono mancate le critiche (ma questo rientra nella normalità delle piccole competizioni tra madri), perché magari quelle stesse mamme che mi dicevano “l’inglese lo impareranno da grandi” poi facevano parlare la collaboratrice domestica filippina in inglese con i bambini. Ma ripeto, non funziona. Una tata, una donna di servizio che usa la sua lingua per comunicare non farà di vostro figlio un bambino bilingue.

Ci vuole interazione, costanza, energia, ripetizione, gioco. Faccio un esempio, poco tempo fa per circa due mesi siamo rimasti senza ragazza alla pari, dunque l’unica fonte d’inglese ero rimasta io, che andavo benissimo fino ai due anni ma quando si tratta di bilanciare sei ore a scuola in italiano, amici italiani e contesto italiano da sola diventavo un po’ debole. Dunque sebbene parlassi, leggessi, cantassi, giocassi, organizzassi giornate con amici di lingua inglese, evidentemente non bastavo a bilanciare l’italiano. Bene, in due mesi senza la ragazza io vedevo il livello d’inglese del bambino scendere giorno dopo giorno e l’italiano farsi predominante. Osservavo dei cambiamenti nel suo linguaggio, se prima usava la struttura inglese applicata all’italiano, in poco tempo era passato a costruire l’inglese con struttura italiana.

Quando finalmente la nuova ragazza è arrivata il suo inglese si è di nuovo bilanciato e in parte è tornato a essere predominante. La lingua dei bambini è un continuo mutamento, una crescita costante.
In questa occasione mi sono resa conto di quanto la costanza e la perseveranza siano fondamentali. È un lavoro che richiede tanta energia ma i risultati si vedono e saranno lì per sempre. La scorsa estate, una signora accanto a noi sulla spiaggia senza sapere niente di noi ci ha detto “Signora complimenti, il bambino parla benissimo italiano!”.

Ho sorriso e ho detto grazie, senza svelare il nostro segreto.

Crescere un bambino bilingue: i miei consigli

Qui di seguito riporto alcuni consigli utili appresi nel tempo dagli altri e dall’esperienza, oltre che naturalmente dal grande aiuto di Bilinguepergioco:

  • Il rigore, la costanza, la quotidianità. Se la seconda lingua è parte della nostra vita, lo deve essere sempre.
  • I must sono interazione e ripetizione. All’infinito.
  • Il numero di ore in cui il bambino è esposto alla lingua. Non basta farlo giocare un paio d’ore a settimana con una baby sitter madrelingua.
  • Il gioco. Tutto e sempre deve ovviamente passare attraverso il gioco. Il bambino non deve mai percepire l’ansia del risultato. Anche perché il risultato non esiste, la seconda lingua è parte della vita.
  • I cartoni animati non servono. Non mettete i bambini davanti ai cartoni pensando che per scienza gli si passi la lingua. Non ci capiscono niente. La lingua si insegna solo con l’interazione. I cartoni vanno bene ma dopo i due anni, almeno prima non danno nessuna aiuto. E soprattutto servono se il bambino già capisce altrimenti lo mettete davanti a un cartone in inglese e lui si sentirà frustrato e vi chiederà di toglierlo.  Consiglio i dvd più che la televisione, meglio se insieme a voi che spiegate e raccontate. Aggiungete anche i sottotitoli in inglese. Io lo faccio spesso. Aiuterà voi a capire meglio e a spiegargli. E magari arricchirà anche il vostro vocabolario.
  • La ragazza alla pari è fondamentale. Se avete questo sogno di crescere vostro figlio bilingue non potete dire “non riesco ad avere un estraneo in casa” perché significa che il sogno non è così importante se non riuscite nemmeno a fare questo piccolo sacrificio. Peraltro la ragazza alla pari se ben scelta è un aiuto fondamentale non solo per la lingua. Io personalmente ho avuto esperienze straordinarie e tuttora vive con noi una ragazza scozzese che spero resti per sempre.
  • I libri e la musica. Fondamentali, oltre ad arricchire la lingua, sono meravigliosi di per sé. Imparare ad amare i libri e la musica è una ricchezza che gli resterà per tutta la vita. Peraltro la letteratura anglosassone per i bambini è ricca di capolavori. Avrete grande scelta.
  • Interazione con altri bambini o adulti che parlano la lingua. La lingua deve essere il più possibile vissuta non una cosa che esiste solo dentro casa.
  • I viaggi. Sono importanti soprattutto se il bambino riesce a condividere momenti abbastanza lunghi con persone (adulti o bambini) del posto. Fare un viaggio in cui state in albergo e girate da soli in effetti non è molto utile.

Silvia Ferreri vive a Roma e scrive per sé, per Rai 3 e ogni tanto per qualche impavido editore. Nel 2007 ha pubblicato il suo primo libro Uno virgola due-Viaggio nel paese delle culle vuote, con prefazione di Miriam Mafai, uscito in cofanetto insieme a un suo documentario. Ha deciso di insegnare a suo figlio l’inglese dalla nascita, scelta che ha finito per fare di lei una piccola e autodidatta esperta di bilinguismo. Sul suo blog materetlabora.org racconta di sé della sua strampalata famiglia e di un bambino bilingue che qualche volta parla italiano con un simpatico accento british.

photo credit: back to school via photopin (license) & mcconnmama – pixabay

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