Come insegnare le buone maniere ai bambini secondo Maria Montessori | Mammeacrobate

Avete presente quelle persone gentili, fini, educate, con le quali è un piacere intrattenersi? Ecco, magari qualcuno è così per sua natura, ma più probabilmente si tratta di una persona cresciuta da genitori attenti a insegnare la buona educazione, la gentilezza; e di gentilezza c’è molto bisogno, secondo me. L’Hashtag  #ioscelgolagentilezza, così presente sui social media, lo testimonia e rappresenta una richiesta sentita da molti, stanchi di avere a che fare con persone scortesi e poco sensibili, fin da bambini. Per questo credo che abbia un grande valore, e senso, insegnare le “buone maniere” e la gentilezza ai nostri figli.

Come si insegna la gentilezza ai bambini?

Sì, ma come? Qualche idea la possiamo trovare nel metodo Montessori, perché nelle scuole che lo utilizzano ci sono vere proprie “lezioni di grazia e cortesia”, cioè esercizi per imparare il rispetto e la gentilezza.

Ai bambini viene insegnato, per esempio, come stringere la mano, salutare un amico, dire arrivederci, interrompere educatamente qualcuno, dire “no grazie” in modo appropriato. Si spiega come parlare in un luogo chiuso, come giocare adeguatamente, come chiedere scusa e come risolvere i conflitti pacificamente.

Insegnare la gentilezza secondo la Montessori

Come vengono insegnate queste abilità nella pratica? Il primo passo è spiegare una situazione in termini semplici e mostrare il modo giusto di gestirla. Occorre poi mettere in scena la situazione, “recitarla” attraverso un gioco di ruolo che riproduca la sequenza di eventi. Questo tipo di lezioni piace ai bambini, a condizione che siano brevi, che non li mettano in imbarazzo, e che non ci sia una minaccia di punizione se si commette un errore.

E in famiglia come si può fare?

Immaginate di avere un figlio che dentro casa vi parla sempre come se dovesse farsi sentire da cento metri di distanza; lo scopo sarà mostrargli e insegnargli come mantenere il volume della voce a un livello che non disturba gli altri. Per prima cosa, invece di sgridarlo, chiedetegli gentilmente ma con fermezza di parlare con un tono più basso. Quindi, scegliete un momento in cui né voi né il bambino siete nervosi riguardo a questo tipo di comportamento e spiegategli qual è il modo giusto di parlare dentro casa, o comunque in un luogo chiuso. Usate un linguaggio semplice e mostrategli ciò che intendete dire. Potreste dire, per esempio:

“Vorrei parlarti di come si usa la voce nei luoghi chiusi. Quando siamo all’aperto, lo spazio è grande e a volte abbiamo bisogno di urlare per farci sentire; all’aperto si può fare e alle nostre orecchie non dà fastidio sentire qualcuno che parla a voce alta. Quando però siamo in un luogo chiuso, la voce alta disturba le nostre orecchie e anche chi vive vicino a noi; quindi, al chiuso dobbiamo tenere la voce bassa.”

A questo punto potete mettere in scena la situazione; parlate a voce molto alta e chiedete: “Sto usando la voce per i luoghi chiusi o aperti?” Poi parlate normalmente e rifate la domanda. A questo punto, il bambino dovrebbe aver compreso la differenza, e come usare la propria voce in modo adeguato.

In questo modo possiamo insegnare altri comportamenti gentili, magari introducendone uno nuovo ogni settimana.

Insegnare a essere gentili: ecco alcuni esempi

Che cosa insegnare? Gli esempi sono tanti, e ogni famiglia può dare più peso a un aspetto piuttosto che a un altro. Vediamo qualche esempio:

  • Dire “grazie”, “prego”, “per favore”;
  • Usare un tono gentile quando si parla, senza lamentarsi o urlare;
  • Dire che è il proprio turno o chiedere di poter giocare con un altro bambino;
  • Presentarsi a qualcuno;
  • Aprire e chiudere le porte senza sbatterle;
  • Cosa fare quando si tossisce o si starnutisce;
  • Come fare i complimenti e incoraggiare qualcuno;
  • Permettere a qualcuno di passare davanti a noi in una fila;
  • Dire “mi scusi” quando si urta qualcuno;
  • Rispondere gentilmente quando qualcuno ci chiama o pronuncia il nostro nome;
  • Muoversi in uno spazio in cui altri bambini stanno lavorando o giocando senza dar loro fastidio;
  • Imparare ad aspettare;
  • Non interrompere chi sta parlando;
  • Rispondere al telefono educatamente, ascoltando ciò che dice l’interlocutore e rispondendo alle sue domande.

Ci sono anche altri comportamenti a cui fare attenzione e che insegneranno al bambino a relazionarsi in modo adeguato con gli altri, sentendosi a proprio agio e facendo sentire gli altri accolti e rispettati: salutare con calore chi arriva a casa nostra, interrompendo quello che si sta facendo; mostrare partecipazione sincera a un amico che sta soffrendo o che è arrabbiato; portare a qualcuno un piatto, una tazza o un bicchiere con sicurezza e appoggiarlo nel modo giusto; accogliere e congedarsi dagli amici e dalle persone care.

L’importanza del nostro esempio

Come sempre, anche in questo ambito l’esempio è il miglior insegnamento. Se i bambini vedono i genitori e i fratelli comportarsi in modo educato e gentile, saranno molto più motivati a fare altrettanto.

Naturalmente, anche tutte le altre persone che il bambino frequenta influenzeranno con l’esempio il suo comportamento; per questo, almeno quando sono piccoli, è necessario fare attenzione a chi sono gli adulti e gli altri bambini con cui nostro figlio è in contatto di frequente. Nei limiti del possibile sarebbe bene evitare anche situazioni troppo caotiche, in cui gruppi di bambini sono sovra-stimolati e, per questo, generalmente assumono comportamenti poco educati.

Non è possibile evitare che i bambini entrino in contatto con persone anche molto diverse da noi, magari dai comportamenti non proprio esemplari, ma ciò che conta è la scelta dell’esempio che noi in prima persona scegliamo di dargli; più l’esempio sarà forte e più noi saremo coerenti, più sarà probabile che nostro figlio sia una persona capace di farsi apprezzare, rispettare e amare, con gentilezza!

Per approfondire, How to raise an amazing child, the Montesssori way, di Tim Seldin.

Author

Insegnante, autrice e blogger fondatrice di mammeimperfette.com, mamma entusiasta, e a tratti ancora incredula, di Fabio e Marco. Appassionata e avida studiosa di autostima per bambini, ne scrivo spesso sul mio blog e ho raccolto i consigli pratici più efficaci per svilupparla nell'ebook “Mamma, io valgo!” e nei video del Percorso Aiedi. “Aiedi” è l'approccio che seguo per accompagnare i miei figli nella crescita, in cui autostima, intelligenza emotiva e autodisciplina sono le tre risorse indispensabili da favorire nei bambini per aiutarli a crescere sicuri di sé, autonomi e capaci di essere felici. Due maternità nel giro di 18 mesi mi hanno cambiato la vita, in meglio, e mi hanno portato a riflettere su chi volevo davvero diventare “da grande”. Decisamente imperfetta e con tanta voglia di migliorare, sono convinta che se vuoi che le cose cambino, tu devi cambiare.