Sculacciate e sberle, giusto renderle illegali?

 “Mazz’ e panell fanne ‘e figli bell.” Questo antico detto l’ho sentito molte volte e non credo di essere la sola. Per chi fosse poco avvezzo al dialetto napoletano significa  che “botte e pane rendono i figli belli”, aiutano a farli crescere bene.
Fin da quando ero piccola però, non ci ho mai creduto.  Figlia degli anni 80, sono cresciuta in un periodo in cui le punizioni fisiche per “insegnare l’educazione” facevano ancora parte della normalità o quella che noi credevamo esserlo.

Molti miei coetanei  – e io per prima – a scuola o a casa si sono beccati qualche ciabattata o una sberla, altri anche qualcosa di più. La consapevolezza sugli effetti negativi che le punizioni fisiche avevano su bambini e ragazzi stava su altri livelli, non era diffusa come oggi.

Però io, per quanto siano stati pochi casi isolati e  fossi in buona compagnia, mi ricordo la sensazione che mi lasciavano.

Rabbia e frustrazione. Senso di umiliazione e di ingiustizia.

Mi facevano capire dove avevo sbagliato? Certamente no.  Erano solo capaci di creare solo un grande senso di distanza da loro. Dai Nemici.

Altre generazioni, altri tempi. Ma forse no. O forse non del tutto. Ancora oggi quello delle punizioni corporali è un argomento che fa discutere. Nonostante una maggiore sensibilità sul tema,  c’è ancora da fare.

Proprio in questi giorni, ad esempio, il Comitato Onu per i Diritti Umani, ha espresso la sua preoccupazione riguardo al fatto che il Regno Unito non abbia ancora reso del tutto illegali le punizioni fisiche sia in famiglia che all’interno di alcuni servizi educativi e che ancora si faccia ricorso in ambito legale al termine di “punizioni ragionevoli”.

Forse perché con la Ragione uno schiaffo o delle sculacciate non hanno a che fare nulla?

Il Comitato nelle osservazioni conclusive raccomanda allo Stato britannico di mettere in atto i provvedimenti necessari, nonché di promuovere un’informazione volta a far comprendere gli  effetti negativi che le punizioni fisiche hanno.

Questo del Regno Unito è solo un esempio della volontà di operare un cambiamento a livello legislativo, ma prima ancora di mentalità. Che facile non è, ma neanche impossibile.

E in Italia? I maltrattamenti e l’abuso dei mezzi di correzione sono puniti dal codice penale, ma nulla di esplicito vi è riguardo la sfera familiare, a differenza di quella scolastica e penitenziaria.

Ma abbiamo bisogno davvero di una Legge o basta ancora il nostro buonsenso, una più diffusa conoscenza dei bisogni e dei diritti dei bambini per capire che non insegnano nulla? Che non educano e che soprattutto:

  • possono indebolire il legame tra genitori e figli;
  • rischiano di minare lo sviluppo emotivo del bambino;
  • possono causare risentimento e astio verso i genitori, sentimenti a volte difficili da interpretare ed esprimere;
  • trasmettono ai bambini il messaggio che la violenza è qualcosa di accettabile per risolvere i conflitti.

Che non danno più autorità a un genitore. Che quello che noi ci illudiamo essere rispetto, in realtà è solo paura.

Ed è davvero un successo quello raggiunto con la paura?

Voi che ne dite?

Fonti:

OHCHR, Human Rights Committee publishes findings on Venezuela, UK, the Former Yugoslav Republic of Macedonia, Spain, Canada, Uzbekistan, France

Save The Children, A mani ferme

Photo credit: wavebreakmediamicro / 123RF Archivio Fotografico

 

Author

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.