Ambioplia. Cos'è e come riconoscerla. | Mammeacrobate

Abbiamo ricevuto un messaggio da Lucia Ingrosso, giornalista e scrittrice. Lei è anche una mamma, mamma di una bambina ambliope.

Noi fino ad oggi non sapevamo nemmeno cosa fosse quindi abbiamo trovato particolarmente utile e positivo il suo desiderio di volerci aiutare a sapere a conoscere qualcosa di cui si parla poco.

L’ambliopia è un disturbo visivo che colpisce un buon numero di bambini e che, se non curato, comporta la perdita del visus dell’occhio. Se scoperta per tempo può guarire del tutto.

 

Tutte le sue esperienze di mamma le ha messe nell’e-book “Strategie contro l’occhio pigro. Come vincere l’ambliopia”, in vendita su Amazon a 2,68 euro (i cui ricavi vanno totalmente all’Abio, Associazione che aiuta i bambini in ospedale), a firma Luce Grandi e invia il file gratis a chi ne fa richiesta all’indirizzo ambliopia13@gmail.com. Il suo obiettivo non è guadagnare, ma aiutare i genitori dei bambini ambliopi, che già vivono un momento difficile.

Ecco cosa ci ha raccontato.

L’Ambliopia è un disturbo che colpisce il 5% dei bambini. Difficile da scoprire, può far perdere la vista da un occhio. Una cura tempestiva, invece, spesso porta a un recupero totale.

Il vostro bambino ha un occhio storto? Niente paura, fino a una certa età è normale. Intorno ai due-tre anni, invece, il sintomo va approfondito. Altri campanelli d’allarme: il bambino avvicina troppo gli oggetti al viso, non afferra bene le cose, cade spesso, tiene la testa storta quando guarda la tv. E’ possibile che abbia un disturbo chiamato ambliopia: in pratica: uno dei due occhi è “pigro” cioè non si mette a funzionare, pur avendone il potenziale.

 

Le cause? Spesso lo strabismo, altre volte anomalie alla nascita (abbassamento della palpebra o cataratta). In alcuni casi, però, le ragioni sono misteriose: l’occhio è perfettamente sano eppure il bambino lo stesso non lo usa. Molto spesso il disturbo, anche se grave, non è visibile esteticamente.

 

Per individuare il problema, c’è un semplice test: chiudetegli con la mano un occhio e osservatene la reazione. Il bambino, anche piccolo, manifesta disagio all’occlusione dell’occhio che vede, mentre non è infastidito dall’occlusione di quello che non vede. Un’asimmetria di reazione può far sospettare un’ambliopia.


 

La persona a cui rivolgersi non è l’oculista, ma l’ortottista. L’ortottista assistente in oftalmologia (specializzato nella prevenzione, valutazione e riabilitazione dei disturbi visivi e nell’esecuzione degli esami oftalmologici) tratta strabismo, ambliopia e deficit di accomodazione e convergenza. Gli ortottisti sono riuniti in un’unica associazione, l’AIOraO.

 

Una visita è consigliata per tutti intorno ai tre anni, anche prima se ci sono segnali che fanno temere un’ambliopia o casi simili in famiglia.

 

Una volta assodato il problema, la terapia più diffusa è quella dell’occlusione: si mette un cerottino (eye patch) sull’occhio “buono” per obbligare quello “pigro” a lavorare. Questa terapia ha il massimo della sua efficacia fino ai sei anni, a patto di essere seguita con scrupolo. In molti casi, il recupero arriva anche ai dieci decimi.

 

Per il bambino l’occlusione è difficile da digerire, ma con un po’ di pazienza (e dei cerottini colorati) si riesce a fargliela accettare. Il massimo dell’efficacia si ha poi svolgendo il più possibile attività “da vicino”. E quindi l’ideale è colorare, ritagliare, disegnare, scrivere, leggere, fare puzzle, giocare a memory, trovare le differenze tra due disegni…

Una mano santa per i bambini ambliopi sono poi i “computerini” (cioè le console portatili, tipo Nintendo), che consentono un’attività da vicino molto gradita al bambino. Un altro alleato è lo smartphone di mamma e papà: esistono infatti varie App per esercitare la vista e “curare” l’ambliopia.

Di questo e molto altro parla proprio nel suo e-book scritto con l’unico intento di divulgare e aumentare la conoscenza di questa patologia e tendere una mano ai genitori che si trovino ad affrontarla.

 

Noi non possiamo che rigraziarla.

 


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