Storia di Natale #16: La favola di Babbo Natale | Mammeacrobate

Calendario dell’Avvento di Mamme Acrobate, ecco la storia di Natale del 16 dicembre che potrai leggere insieme al tuo bambino! 

La Favola di Babbo Natale

In un paese lontano da questo e in un tempo diverso da oggi, in cima ad una nevosa montagna, viveva una famiglia di sei renne. La più grande era nonno Corno, il vecchio capobranco con la sua temeraria compagna Punta e poi c’erano la giovane famiglia di renne con il papà Zoccolo, la mamma Coda, e i figli Criniera e Ciuffo.

Erano un gruppo di renne inseparabili. Si aiutavano l’un l’altro e si muovevano sempre in branco per aiutarsi e difendersi a vicenda. Un giorno mentre stavano pascolando per raggiungere il fiume per dissetarsi incontrarono un anziano signore che vagava smarrito per il bosco. Era la prima volta che vedevano una creatura che camminava solo su due zampe e la cosa oltre che ad incuriosirli, li spaventava parecchio.

Come per ogni cosa si consultarono e la mamma consigliò di non avvicinarsi a quella strana creatura perché non sapevano se avesse potuto far loro del male. Zoccolo non era d’accordo con sua moglie e le renne più giovani appoggiavano il giovane papà.  Intervenne quindi il capobranco a placare gli animi dicendo: “Noi siamo delle creature fortunate perché non siano mai sole e possiamo contare l’uno su l’altro per qualsiasi cosa. Quella creatura è sola e forse ha solo bisogno di aiuto per trovare il suo branco, andrò io a vedere se posso essere d’aiuto. Voi rimanete qui al sicuro”

Fu così che Corno piano piano si avvicinò all’uomo. Era una creatura anziana, con una folta massa di peli bianchi sul muso, senza criniera ne peli sul corpo, ma coperto da qualcosa che sembrava servisse a tenerlo caldo di un colore acceso, lo stesso colore delle ciliegie. Si avvicinò così tanto da poter scorgere delle lacrime sul viso della creatura. Allora Corvo si avvicinò e con esitazione chiese: “Cosa sei creatura? Per quale motivo piangi?” E la creatura rispose: “Io sono un uomo, cara renna, e piango perché il mio unico desiderio è poter fare felici i bambini nel mondo ma sono solo e da solo non posso fare nulla”

Corno rimase stupito nell’accorgersi che comprendeva ogni parola che l’uomo diceva e che la cosa era reciproca nonostante fossero così diversi. Mentre l’uomo parlava fece un accenno al suo branco di non temere e di avvicinarsi allo strana creatura solitaria.

L’uomo si presentò con il nome di Babbo e ognuna delle renne si presentò a sua volta.

“Da dove vieni?” chiese il piccolo Ciuffo. E Babbo rispose: “La mia casa è molto lontana da qui, in un posto dove non ci sono gli alberi, ma solo cemento e fumo e dove i cuccioli di uomo sono infelici perché non sanno dove giocare!” Vedendo tanta tristezza negli occhi e nei racconti di Babbo, Corno ebbe un idea e disse: “Possiamo aiutarti noi a rendere felici i cuccioli della tua razza. Nel cuore del Bosco c’è una casetta minuscola con degli elfi che sanno costruire un sacco di cose, sono scorbutici, ma se racconti loro il tuo problema sono sicuro che ti aiuteranno”. Fu così che le renne scortarono Babbo fino alla capannetta di legno e, arrivato, bussò alla minuscola porta.

Da quel piccolo nascondiglio ne uscirono due mini ometti con dei buffi vestiti e orecchie a punta alti circa come dei bimbi di appena un anno. Aggrottarono subito le ciglia quando videro quel grande omone alto e grosso, perché loro erano creature che amavano la solitudine e odiavano essere disturbati. Dispiaciuto dal loro benvenuto, Babbo si ammutolì e così il capobranco delle renne inizio a raccontare al suo posto quello che gli era stato spiegato.

Nonostante fossero creature solitarie e diffidenti, la reazione al racconto fu di commozione e tristezza e si offrirono di aiutare quell’uomo così buono che voleva rendere il mondo migliore e più felice. Gli elfi allora fecero chiamare tutti i cugini, gli amici, i fratelli e le sorelle sparse per il mondo che magicamente iniziarono a comparire davanti alla capanna. A decine comparivano in mezzo al bosco, e poi a centinaia e a ognuno di loro veniva spiegato cosa andava fatto e tutti si erano resi tutti disponibili a fare del bene. Chiamati tutti, si accorsero che non sarebbe mai bastata la casetta per farli entrare e allora con l’aiuto della magia di cui erano proprietari fecero volare le renne, salirono sui loro dorsi e galopparono per i cieli in cerca di un terreno abbastanza grande per poter costruire una capanna che potesse contenere tutti. Fu così che, tra pioggia, sole e neve arrivarono al polo nord con le sue immense distese di ghiaccio. Deciso il posto comparvero tutti nello stesso punto e con poche parole e tanta concentrazione, ecco che i ghiacci iniziarono a trasformarsi in un enorme casa calda e luminosa, piena di materiale per costruire quelle cose che avrebbero reso più felici i bimbi del mondo: i giocattoli. Si misero tutti all’opera con una precisione e un organizzazione militare e in pochissimo tempo costruirono milioni di giocattoli.

In tutto questo Babbo rimase stupito dalla bontà e dalla generosità che le creature stavano dimostrando e ringraziò il buon Dio per avergli concesso di conoscere gli elfi e le renne. Finito di costruire, riempirono un grande sacco magico con tutti questi doni e lo diedero al grande uomo dalla barba bianca, e poi aggiunsero: “Se vuoi far felici tutti i bambini devi fare in modo che domani mattina al loro risveglio tutti abbiano ricevuto il loro dono, se no renderai infelice qualcuno.”  Babbo basito disse: “Ma io sono solo un uomo, come potrei fare tanto tutto da solo?” Finita la frase diventò subito triste perché sapeva che non sarebbe stato in grado di far felici tutti. Il buon Dio assistendo a questa scena, e commosso dalla bontà che tutti avevano dimostrato nel voler vedere la felicità negli occhi del prossimo, diede dei poteri al dolce Babbo: lo munì di carrozza magica e ci attaccò le renne rendendole più veloci della luce e poi aggiunse all’uomo:

“Caro Babbo, in questa notte tanto Santa, ti faccio questo regalo con l’impegno che tu per dimostrare che la mia fiducia è stata ben riposta, ogni anno confezionerai doni con i tuoi amici e renderai felice ogni bimbo nel mondo”. Il Babbo, felice, accettò e dopo aver ringraziato tutti partì per la lunga notte alla consegna dei doni. Il mattino successivo ogni bimbo del mondo trovò un meraviglioso dono con cui giocare e furono tutti felici e tutti i bimbi ritrovarono la serenità e il sorriso.  Quella notte così magica e così unica in cui tutto era nato era la notte di Natale. E fu così che in quella notte che il buon Dio definì Santa e magica, nacque quello che noi oggi conosciamo come Babbo Natale.

Storia scritta da Giada, blogger di www.mammachevita.it

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Digital Lover e socialmediaholic, da sempre web addicted e dal 2007 anche mamma (acrobata) di Arianna e dal 2012 di Micol. Mammeacrobate è la mia terza creatura! Qualcosa di me la trovi anche qui www.manuelacervetti.com