Io sono il Grinch | Mammeacrobate

Il Natale mi precipita addosso negli ultimi giorni di ottobre, quando ancora mi credo in salvo, e subito mi logora, mi stressa, mi sfianca.


L’addobbo dell’albero preannuncia una serie di aspettative che andranno deluse: ho pensato bene di partorire due figlie a Natale, a quattro anni di distanza l’una dall’altra, e questo ha significato una cosa sola: privarle della festa di compleanno.

La corsa verso il Natale è una maratona ad ostacoli, un puzzle in cui tento l’incastro perfetto di regali, pranzi, recite, cene di saluto e lavori consegnati all’ultimo momento. Divertente se affrontato in souplesse, quasi sempre estenuante.

Ma l’aspetto che meno mi piace di questa festa è la sua capacità di amplificare le emozioni, i sentimenti. Chi è felice lo è ancora di più ma chi ha subito una perdita, un dolore, rimane solo ad affrontarlo. E non riesco a non pensare a questa umanità dolente che si lecca le ferite sotto i festoni, estranea all’euforia generale. Nell’atmosfera sospesa delle feste anche io faccio il bilancio di un anno soffermandomi sugli obiettivi mancati, sui miei limiti, le mie mancanze.

E questo è stato lo stato d’animo con cui ho affrontato il Natale negli ultimi anni.

Ma ieri è successa una cosa: sono incappata nel profilo Facebook di un’amica di mia figlia, una ragazza sedicenne di rara dolcezza, e ho letto il suo sfogo.


 

Per qualche anno ho fatto l’albero di Natale da sola, mia sorellina Margherita era troppo piccola e mia madre era troppo stanca perché doveva starle sempre appresso, mia sorella maggiore doveva studiare, mio padre è sempre stato il classico uomo troppo impegnato per fare questo tipo di cose. Quest’anno, Margherita ha 6 anni e ha chiesto a tutti di fare l’albero di Natale insieme, mio padre è ancora troppo impegnato, ma mia sorella maggiore e mia madre partecipano; e poi ci sono io, che ho provato da sola a tener vivo almeno in me lo “spirito natalizio” per anni e ora mi sembra troppo tardi, e non mi va più.

 

Avrei voluto abbracciarla e chiederle perdono per ogni sbuffo d’impazienza, per ogni Natale affrontato come se fosse stato un impegno di lavoro. E dentro di me ho promesso alle mie figlie che quest’anno il Natale sarà bellissimo. Sarà addirittura una festa.

 

photo credit: chavezonico via photopincc


Author

Ho tanti anni, tre figli e diverse vite. Sono stata studentessa modello e giovane scapestrata, viaggiatrice e pantofolaia convinta, single promiscua e moglie devota. Quello che ho imparato è che non esiste una sola adolescenza: ne esistono tante, e proprio adesso che credevo di aver raggiunto un nuovo equilibrio qualcuno ha mischiato nuovamente le carte rendendo difficile rispondere alla domanda: cosa fai nella vita?