Come insegnare a una figlia femmina ad amarsi?

Belle, magre, perfette. La società in cui viviamo oggi, i media, la pubblicità, troppo spesso ci propongono modelli incentrati su un corpo ideale, falsato. Modelli che in molti casi portano le ragazzine ad essere ossessionate dalla bellezza esteriore e ad andare alla ricerca costante dell’approvazione altrui, a metà tra un sano desiderio di diventare grandi e autonome, competenti e sicure di sé e gli stereotipi di genere e i falsi miti che invece minano questi obiettivi di crescita.

Le adolescenti si trovano così spesso confuse e disorientate di fronte a se stesse, di fronte allo specchio, di fronte allo sguardo degli altri.  Purtroppo, infatti, l’insoddisfazione del genere femminile nei confronti del proprio aspetto fisico e una scarsa autostima corporea iniziano molto presto nella vita, e quando si cresce, sentire che l’altro ti guarda e ti trova bella è molto importante perché regala una sensazione di tranquillità e di sicurezza.

Ma chi stabilisce quali sono i canoni della bellezza? E come insegnare a una figlia femmina ad amarsi?

Un tema delicato e attualissimo, che viene affrontato da Girl R-evolution, il nuovo libro di Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva che, attingendo dalla propria esperienza professionale e soprattutto di genitore di quattro figli,  esplora l’universo femminile e parla alle ragazze, affrontando con sensibilità e competenza temi importanti come la consapevolezza del proprio corpo, i sentimenti, il sesso, l’approccio alla Rete, aiutandole a raggiungere il benessere emotivo, a conquistare il loro vero sé, sostenendole nel percorso per diventare ciò che davvero vogliono essere.

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Diventa ciò che sei: è questo è il vero messaggio del libro. Una guida anche per tutti i genitori e gli educatori che vogliono trovare le parole per aiutare le adolescenti ad affrontare le  molte sfide evolutive che stanno affrontando.

Questo libro, infatti, insegna alle ragazze a scoprirsi belle dentro e a sentirsi portatrici di una bellezza unica e speciale. 
E che proprio perché vera, non può essere uguale a quella di nessun’altra.

Un tema che in quanto donne sentiamo particolarmente vicino e che abbiamo voluto approfondire insieme al Dottor Pellai, per capire meglio qual è il nostro ruolo come adulti, cosa possiamo fare per aiutare le più giovani ad affrontare i profondi cambiamenti dell’adolescenza.

Dottor Pellai, oltre ad essere un professionista, è anche un papà. Dalla sua esperienza, ci sono differenze nel modo di rapportarsi con il proprio corpo tra maschi e femmine?

Le femmine hanno con il proprio corpo un rapporto più centrato sull‘estetica. Il corpo viene guardato e riguardato allo specchio e immaginato visto dallo sguardo dell’altro. In questo senso diventa fonte di preoccupazione: concentrandosi così tanto sul “fuori” e sull’aspetto esteriore, le ragazze cominciano a combattere contro un corpo che le perseguita, in quanto mai bello e mai magro abbastanza.

I maschi invece si occupano e preoccupano del proprio corpo secondo una regola meno estetica e più funzionale, vogliono un corpo muscolare e soprattutto in adolescenza si danno molto da fare per trasformarlo in una “macchina potente” con i muscoli bene in evidenza e con il bisogno che esso comunichi un’idea di forza a chi lo guarda.

Cosa si può fare per aiutare i figli a sviluppare un “rapporto sano” con il proprio corpo?

Prima di tutto dare l’esempio. Smetterla di essere costantemente preoccupati del nostro corpo in modo estetico e auto-persecutorio. Comunicare un’idea di relativa soddisfazione rispetto al corpo di cui siamo dotati, soprattutto testimoniando che di quel corpo sappiamo prenderci cura, ma non siamo ossessionati. Prendersi cura vuol dire tenerlo in forma e volerlo pulito e presentabile, ma non significa invece rincorrere una bellezza irraggiungibile, una magrezza patologica oppure una forma fisica che ci obbliga a spendere gran parte delle nostre energie nel controllo ossessivo di queste caratteristiche.

Quali secondo lei gli errori più comuni che sarebbe meglio evitare?

Gli errori sono proprio nell’eccesso. Troppa preoccupazione per il corpo nostro e dei nostri figli. Troppi sguardi giudicanti. Troppi commenti sui corpi degli altri, che vengono valutati solo per il loro aspetto estetico. È così che i nostri figli imparano ad occuparsi solo del “fuori” e non coltivano dimensioni più interiori, spirituali, cognitive e intellettuali. 

Grazie al Dottor Pellai per le sue parole, che ancora una volta ci portano a riflettere su quanto sia delicato il compito che siamo chiamati a svolgere come educatori e su quanto il nostro esempio conti più di mille parole, ogni giorno.

 

cover photo credit: Giuliamar – pixabay

 

Author

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.