Il parto in casa. Intervista a Elisabetta Malvagna

copertina Il parto in casa

Scegliere di partorire in casa è uno di quegli argomenti che innescano inevitabilmente infinite discussioni e polemiche. Un po’ come scegliere se allattare al seno o con il biberon, oppure se mandare il proprio bimbo di pochi mesi in vacanza con i nonni. Dopo anni trascorsi in un forum di mamme so molto bene a quali conseguenze si va incontro affrontando temi simili con altre donne. Gli animi si accendono, partono crociate pro e contro, lunghi dibattiti estenuanti e di solito, alla fine, tutte rimangono della propria opinione perché gira che ti rigira la polemica perde di costruttività e oggettività.

Una prova l’ho avuta qualche settimana fa quando, dopo aver saputo che avevo la possibilità di intervistare Elisabetta Malvagna, giornalista e autrice dei libri Partorire senza paura Il parto in casa. Istruzioni per l’uso, ho deciso di chiedere alle mamme che ci seguono su Facebook di aiutarmi a formulare le domande per l’intervista così sarebbero state il più eterogenee possibili e non, magari, influenzate da quella che è la mia opinione a riguardo.

Come immaginavo, si è subito scatenata una bagarre tra chi riteneva assolutamente non sicura e incosciente la decisione di partorire in casa e tra coloro che invece la sostenevano e magari l’avevano anche provata.

Del parto fisiologico non medicalizzato e del parto in casa si parla ancora troppo poco e spesso non se ne ha una reale conoscenza, i giudizi che si hanno a riguardo magari sono frutto di un sentito dire, di convinzioni errate o di racconti intimi e personali narrati spesso senza una dovuta contestualizzazione. Il desiderio di intervistare Elisabetta Malvagna nasce proprio da questo bisogno di parlare e diffondere informazioni corrette e non distorte relative a questa importante e intima decisione. Non intendiamo far cambiare opinione a nessuna, vogliamo solo darvi tutti gli strumenti possibili per supportare le vostre convinzioni, che siano a favore o no.

Il parto in casa. Istruzioni per l’uso è il tuo secondo libro sul tema della nascita, dopo Partorire senza paura. Qual è il filo conduttore tra questi due libri? Quale obiettivo ultimo vorresti raggiungere?

Con Partorire senza paura ho affrontato il tema dell’attuale approccio alla nascita in Italia, un Paese dove ormai la medicalizzazione del parto e’ arrivata a livelli non più’ sostenibili. Siamo ormai il primo paese occidentale per numero di parti cesarei, con il 40% rispetto al limite del 10-15% indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Una percentuale che al Sud supera il 60% e nelle cliniche private arriva all’80-90%. Se pensiamo che negli anni ’60 i cesarei erano pari al 5%,  viene da chiedersi se le italiane siano ancora in grado di partorire secondo natura. Quindi, mi sono interrogata su questo trend, scoprendo che spesso l’eccessiva  medicalizzazione ha poco a che fare con la salute della donna e che in molti paesi industrializzati il parto hi tech viene messo in discussione. All’estero c’è una maggiore informazione riguardo le evidenze scientifiche che dimostrano quanto gli interventi chimici e chirurgici in sala parto, quando non sono necessari, hanno conseguenze gravi sulla salute delle donne e dei loro bambini.
In questo ultimo libro mi sono concentrata sul parto in casa, un’opzione sicura che io ho scelto per far nascere i miei due figli, che oggi hanno 9 e 12 anni. Il parto domiciliare è un’alternativa al parto ospedaliero verso la quale sempre più’ donne vorrebbero accedere. Ma le informazioni sono poche e spesso inesatte. I media non ne parlano, come se questa opzione non esistesse. Eppure ogni anno in Italia la scelgono circa 1500 donne. Una percentuale esigua rispetto ad altri paesi come l’Olanda, dove circa il 30% dei bambini nascono in casa. Ma questo non significa che si può ignorare il diritto delle donne di decidere dove dare alla luce i loro piccoli.

I tuoi due bimbi quindi sono nati in casa. Ci racconti come è stata questa esperienza?

Posso tranquillamente dire che far nascere i miei due figli in casa è stata un’esperienza esaltante. Ma anche molto rassicurante e che credo avrà un impatto positivo anche sulla loro vita futura. In tutto il mondo sono state di recente avviate ricerche, ancora in via sperimentale, sull’influenza a lungo termine della modalità di nascita sulla salute e sul comportamento. Sara è nata sullo stesso letto nel quale era stata concepita, è stato mio marito ad accoglierla e a tagliare il cordone ombelicale. Dopo il bagnetto e le coccole, abbiamo mangiato pasta burro e parmigiano e brindato con il fragolino, noi tre, senza alcuna presenza o interferenza esterna. L’ostetrica mi è stata vicina ma con molta discrezione e rispetto, assecondando i miei bisogni, stimolando la fiducia nel mio corpo e nella competenza della mia bambina. E’ stato tutto molto naturale, anche se faticoso. Un’avventura meravigliosa che mi ha fatto scoprire forze e risorse che non pensavo di avere. Con Leonardo è stato ancora più facile. E’ nato tre anni e mezzo dopo, in acqua, dopo un travaglio di due ore e mezzo. La piccola Sara, che durante il travaglio era dai nonni, lo ha conosciuto subito, e lo ha tenuto in braccio a lungo nel lettone, insieme a mamma e a papà. È stata una festa. Credo di averle fatto un grande regalo: vedere la mamma nella sua potenza, protagonista di un evento così importante, al quale anche il papà ha partecipato in prima persona, sicuramente avrà un impatto positivo sulla sua visione della nascita. Sono sicura che trasmetterà tutto questo anche ai suoi figli. Tra l’altro Leonardo, a 7 anni, durante la prima presentazione di “Partorire senza paura”, ha voluto dire la sua: ‘‘Volevo dire che io sono nato in casa, in acqua , ed è stato bellissimo. Non mi sono fatto male per niente. Lo raccomando a tutti ”, ha detto davanti al pubblico che applaudiva.

Quali sono le condizioni oggettive e necessarie  per poter affrontare un parto in casa?

Le condizioni sono basate su criteri oggettivi: la donna deve essere sana, avere una gravidanza fisiologica, non deve esserci diabete, l’emoglobina deve essere pari o superiore a 9,5, il bambino deve essere a termine (tra la 37ma e la 42ma settimana), non essere podalico, il suo peso non deve essere inferiore ai 2,6 chilogrammi e non superiore ai 4,2-4,5 chilogrammi, e bisogna valutare anche il bacino della mamma. La gravidanza deve essere seguita dall’ostetrica almeno dalla seconda metà e infine l’ospedale non deve essere distante più di 30-40 minuti.

Perché in Italia i parti con cesareo sono così diffusi, quasi incentivati, mentre non lo è per niente il parto in casa, anzi è circondato solo da molta diffidenza?

La diffidenza per il parto in casa nasce dall’ignoranza e dalla scarsa informazione. Nel libro cito numerose ricerche internazionali che dimostrano la sicurezza di questa alternativa. Ma esistono anche motivi più complessi: la medicina difensiva, alla quale la classe medica ricorre sempre più spesso per evitare cause legali; il profitto, visto che il parto cesareo ha un rimborso doppio rispetto a quello vaginale da parte delle Regioni. E  il controllo del parto: una donna in travaglio, una donna che partorisce, esprime una tale potenza, una tale forza, la capacità unica di svolgere un compito così complesso e, direi, misterioso, da far paura. Fino al XVII secolo erano le donne ad assistere altre donne durante il parto. Poi con l’invenzione del forcipe e l’introduzione della posizione supina, la gestione del parto è passato dalla donna ai medici, per i quali una partoriente sdraiata, passiva, addormentata, è più accessibile di una che si muove, assume le posizioni a lei più congeniali, che grida, che esprime la sua animalità. Il parto è una naturale espressione della sessualità, qualcosa di difficilmente controllabile, che ogni donna vive in modo diverso, secondo il suo vissuto, il suo modo di essere, le sue paure e le sue potenzialità. Trasformarlo in qualcosa di asettico, quasi come un vicolo cieco da percorrere seguendo regole e procedure standardizzate, e subendo interventi esterni (spesso e volentieri senza il proprio consenso), influisce sulla fisiologia del parto e sulla percezione del dolore. Non a caso nei racconti delle donne che partoriscono in casa non si ritrovano parole come ‘paura’, ‘umiliazione’, ‘incapacità’, ‘frustrazione’, ma ‘gioia’, ‘potenza’, ‘libertà’, ‘intimità’, ‘sicurezza’. E’ un vero peccato che sempre più donne abdichino  alla loro specificità di genere, a vivere attivamente e con responsabilità un evento che cambierà per sempre le loro vite. E sottolineo: non è solo una questione sociale o psicologica. Il parto naturale, fisiologico, ha moltissimi vantaggi dal punto di vista della salute per la mamma e il bambino. Al contrario, un cesareo non necessario triplica il rischio di mortalità materna, aumenta la possibilità di complicanze respiratorie e minaccia le future risposte immunologiche del bambino.

neonato - parto in casa

Di seguito alcune domande poste direttamente a Elisabetta dalle mamme della nostra community

Perché scegliere quindi il parto in casa?

Sono tantissimi i motivi validi. Come ho già detto, il parto domiciliare riporta la donna, e il suo bambino, al centro dell’evento. Assumendosi questa responsabilità, la mamma stimola le sue risorse innate, avvia un processo di salutogenesi che avrà positive ripercussioni negli anni a venire. Spesso viene scelto da donne con esperienze ospedaliere negative pregresse, o perché vuole evitare un cesareo, un’induzione o un’episotomia inutile, o perché non vuole separarsi dai figli precedenti. Il parto domiciliare ha anche vantaggi dal punto di vista batteriologico: i germi che abitano negli ospedali sono molto più aggressivi dei germi ‘amici’ che vivono in casa. E i bambini nati con questa modalità sono molto più tutelati sotto questo profilo. E poi la famiglia torna ad essere protagonista di questo evento così speciale. Non solo: la partoriente non deve obbedire ad ordini impartiti dal personale ospedaliero che spesso agisce nel rispetto dei ritmi stabiliti dalla struttura, più che nel rispetto del processo fisiologico del parto e dei bisogni della mamma. Insomma, come dico spesso, la donna non deve chiedere il permesso di partorire. E non è cosa da poco!

Quanto costa partorire in casa? Sono previsti rimborsi?

Il parto a domicilio dai 2000 ai 3000 euro. Solo alcune Regioni lo rimborsano quali il Piemonte, l’Emilia Romagna, le Marche e le Provincie di Trento e Bolzano, oltre che, pensate, la Città del Vaticano. Su questo vorrei dire che, come le evidenze scientifiche dimostrano, il parto in casa è la forma post-moderna dell’assistenza ostetrica. Estendere il rimborso a tutte le Regioni italiane è un diritto al quale tutte le donne dovrebbero accedere, per evitare che il parto domiciliare sia vissuto come qualcosa di elitario. Il rimborso da parte dello Stato comporterebbe anche un consenso sociale che attualmente manca rispetto a questa opzione, ancora vista come qualcosa di folle, una scelta egoistica e sulla quale ancora esistono troppi tabù.

Nella pratica, se una donna partorisce in casa, in quale posizione partorisce?

Partorire in casa dà la possibilità alla mamma di scegliere la posizione preferita durante il travaglio e il parto. La donna può utilizzare gli oggetti che usa quotidianamente nella sua casa: il letto, il divano, la vasca… Lo scopo è vivere questo evento in un ambiente familiare, intimo, a misura di mamma. Spesso durante il travaglio la mamma ha bisogno di muoversi, cambiare posizione, assumere posizioni ‘verticali’, che sono più adatte a favorire la discesa del bambino. Stare, ad esempio, sul lettino da parto invece costringe la donna a stare in posizione supina, che è contraria alla forza di gravità.

Viene portato a casa anche lo strumento per il monitoraggio? Il battito del cuore del futuro nascituro, che spesso cala in maniera preoccupante dopo travagli lunghi, come si controlla?

Per monitorare il battito cardiaco l’ostetrica usa uno strumento semplice, economico, antico ma efficace: lo stetoscopio. A questo proposito riporto uno studio pubblicato sulla rivista Lancet, secondo cui “E’ inutile, durante il parto, monitorare continuamente il battito del cuore del neonato con la cardiotocografia. È sufficiente, invece, auscultare il cuore del bebe’ con uno stetoscopio, ad intervalli regolari. Evitabile, quindi, l’esame con la sonda ad ultrasuoni che riesce a percepire le pulsazioni attraverso l’addome materno malgrado, negli ultimi 20 anni, sia stato considerato indispensabile per garantire il successo del parto e il benessere del neonato”.

Se si hanno già altri figli come si fa?

Il parto è un’esperienza che dovrebbe tornare a far parte della nostra vita quotidiana e quindi della famiglia. Molte donne scelgono il parto in casa proprio per permettere ai fratellini e alle sorelline di partecipare all’evento e non restare separati dalla mamma a causa del ricovero. I fratelli possono restare nei paraggi, magari entrando e uscendo ogni tanto dalla stanza del parto, per poi toccare subito dopo il nuovo nato, abbracciarlo e conoscerlo. L’importante è che qualcuno, un’amica o una persona di famiglia alla quale è affezionato, si possa occupare di loro mentre voi e il vostro partner state facendo il lavoro più duro. Come vi ho già detto, quando è nato Leonardo, la mia primogenita aveva 3 anni e mezzo. Durante il travaglio e il parto abbiamo preferito lasciarla qualche ora dai nonni perché non si impressionasse per le lunghe e potenti urla. Un’ora dopo il parto tornò a casa dove conobbe subito il fratellino che dormiva nel lettone.

L’ostetrica che aiuta la partoriente rimane anche per aiutare mamma e neonato nei due giorni successivi al parto?

Una delle caratteristiche del parto in casa, ciò che garantisce la sicurezza di questa opzione, è la continuità dell’assistenza. L’ostetrica segue la donna almeno 2 mesi prima dell’evento, durante il parto e nelle due settimane successive, per consigliare la neomamma sull’allattamento, la cura del bambino e vistare il piccolo, per risolvere eventuali difficoltà e problemi.

Se voglio urlare AAAAAA per dilatarmi durante le contrazioni ma sono le 3 di notte e abito in un condominio (e la proprietaria, magari, vive al piano di sotto come nel mio caso), come faccio a fare un parto in casa muto?

Il parto in casa muto? Perché? Ogni donna ha il diritto di vivere il parto come vuole. Si può ad esempio avvisare la proprietaria, cercando di farle capire che non è così grave sopportare qualche ora notturna di ‘trambusto’, vista l’importanza dell’evento!!!! Non credo che chiamerà i Carabinieri!

Infine, come si placa il rimpianto del parto in casa se questo ti sfugge dalle mani e ti trovi in ospedale, sapendo che era l’ultima possibilità?

Di fronte a un trasferimento, si possono provare sentimenti di delusione, ma bisogna prepararsi anche a questa eventualità, con serenità. L’importante è la determinazione e l’essere consapevole di averci provato. Questo aiuterà la mamma a elaborare e ad accettare meglio l’eventuale trasferimento in ospedale. Generalmente l’ostetrica aiuta la donna in questo, non facendola sentire ‘inadeguata’. E’ importante prendere accordi prima con la struttura, ci pensa l’ostetrica, per organizzare un’accoglienza adeguata alla partoriente in caso di trasferimento.

Per quanto riguarda le domande più tecniche poste da alcune mamme (cordone ombelicale intorno al collo, possibilità di donare il cordone, etc.) è possibile contattare Valeria Barchiesi, l’ostetrica che assistito Elisabetta nei suoi due parti e autrice del capitolo “Domande frequenti sul parto in casa”, nonché ostetrica specializzata che da 30 anni assiste i parti domiciliari. In privato, a chi ne farà richiesta, indicheremo come poterla contattare.

Un grazie di cuore a Elisabetta Malvagna per aver risposto alle nostre, e vostre, numerose domande.

 

 

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