Di emozione in emozione: quando i bambini fanno oh! | Mammeacrobate

stupore: quando i bambini fanno oh!Di emozione in emozione per raccontare le tappe dello sviluppo emotivo dei bambini, in compagnia di una pedagogista, una mamma blogger e di Chicco.


 

Una delle emozioni più belle da leggere sul viso del proprio bambino è lo stupore: per un neonato tutto è nuovo e quindi tutto incuriosisce e genera quell’emozione di curiosità mista a timore, che apre le porte all’apprendimento.

Uno dei primi “oggetti” di cui il bambino si sorprende è il suo stesso corpo: già intorno al secondo/terzo mese il bambino inizia a manifestare attenzione nei confronti di sé e del proprio corpo. In questa fase mamma e papà possono osservare una serie di comportamenti che possiamo definire “gioco”, perché presentano delle caratteristiche come il coinvolgimento attivo, la ripetizione, l’attesa che un’azione compiuta abbia un effetto, il sorriso e la risata.

Il bambino ripete gesti semplici che ogni volta gli generano sensazioni di sorpresa e il desiderio di esercitare le abilità che piano piano acquisisce: gioca con la voce facendo gorgheggi, guarda le sue manine, le morde, le muove davanti ai suoi occhi, afferra i suoi piedi e li porta alla bocca. Piano piano, “il gioco” si estende agli oggetti: un disegnino sul vestitino, il succhietto che viene osservato e mordicchiato…

In questa fase i genitori hanno un ruolo molto importante: sostengono queste prime attività esploratorie intervenendo attivamente, sollecitando il bambino verbalmente, rispettando i suoi tempi e ritmi senza anticipare le tappe, lasciandolo libero di sperimentare, garantendo quella sicurezza e tranquillità che rendono possibile stupirsi.

Pensiamo al gioco del “cucù”, un gioco presente in ogni tempo, luogo e cultura. Mamma e papà escono dal campo visivo del bambino e poi ricompaiono con un sorriso. Sul viso del piccolo si dipingono stupore e poi felicità. Per un neonato un oggetto che non vede, non esiste più. Con questo gioco, non solo potete divertirvi insieme e gustare le sue emozioni, ma gli insegnerete la “permanenza dell’oggetto” ovvero che se una cosa non è accessibile al suo sguardo, comunque continua ad esistere e presto ricomparirà.

Impariamo a stupirci come bambini, a non dare tutto per scontato, a vedere le cose di sempre con occhi nuovi. “Per loro è facile” penserete. E’ vero, ma è anche un impegno! Sorprendersi è un’emozione che possiamo esercitarci a provare quotidianamente: provate a fermarvi e guardare cose e persone e pensare “Oh questo è interessante!”.

 

Di Barbara Laura Alaimo – pedagogista

 

 

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“Mamma troviamo una soluzione, io ho bisogno di te per scoprire il mondo che mi circonda”.

Credo che questo sia quello che ha cercato di dirmi il mio Topino nei suoi primi mesi di vita, quando ha iniziato a capire che intorno a lui c’era un mondo da scoprire.

Un mondo che andava oltre le braccia della sua mamma ormai sfinita.

Un mondo fatto di tante cose da toccare con le sue manine e osservare con i suoi grandi occhietti scuri.

Oggetti che lo avrebbero accompagnato durante la crescita, anzi che avrebbero accompagnato tutti e due.

Noi la soluzione l’abbiamo trovata nel ciuccio. Lo abbiamo studiato, esaminato, osservato, rifiutato ed infine amato.

Lo bagnavo e glielo appoggiavo sulle labbra, cercavo di metterglielo in bocca e lui mi guardava stupito, non capiva cosa fosse quella cosa gommosa che sembrava un seno, che entrava nella sua bocca ma dalla quale non usciva latte.


Lo stupore si trasformava velocemente in delusione.

Dopo pochi secondi con la linguetta lo sputava e sorrideva, pensava fosse un gioco.

Andavamo avanti così per ore, io nella speranza che lo accettasse e lui divertito da questo nuovo gioco.

Per lui il ciuccio era un gioco, piccolo, colorato, facile da toccare, niente di più. Il gioco del ciuccio era un momento per stare con la sua mamma in serenità.

Lo guardava, osservava attentamente i colori sempre diversi, esaminava i disegnini strani e lo lanciava.

Poi pian piano ha iniziato a portarselo alla bocca da solo. Lo metteva in bocca e lo sputava, lo rimetteva, faceva due ciucciate e via lontano, così per qualche giorno.

A dire il vero all’epoca metteva in bocca qualsiasi cosa gli passasse davanti, era il suo modo per scoprire tutto!

Quando riusciva a metterlo in bocca mi guardava meravigliato del grande risultato, gli sorridevano gli occhi, sembrava felice della conquista ma soprattutto sembrava aver capito che accettando quel piccolo oggettino faceva felicissima la sua mamma.

Iniziava ad interagire con il mondo.

Se per caso gli cadeva dalla bocca mentre faceva qualche smorfia poi allungava le manine per riprenderlo, faceva dei versetti per farmi capire che lo rivoleva.

Provavo una tenerezza infinita quando nei momenti di disperazione cercava il suo amichetto. Era incredibile l’espressione rilassata che assumeva il suo viso non appena lo metteva in bocca. Era il suo amico nei momenti di sconforto e non solo.

Mi accorgevo che cercava il ciuccio per tranquillizzarsi e il fatto che ci fosse una specie di sostituto a me, mi rendeva più sicura e serena.

Credo che il ciuccio sia stata la sua prima, consapevole, scoperta e ancora oggi ne sono felice.

È stato il nostro migliore amico per tanti anni finché, un giorno, di ritorno da un viaggio, abbiamo deciso di regalarlo ai bambini poveri che non possono comprarlo.

Gli abbiamo detto ciao e abbiamo continuato il nostro percorso di scoperta del mondo con altri amichetti.

 

Adriana_Ricominciodaquattro

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di emozione in emozione: lo stupore nei bambini

 

photo credit: maessive via photopin cc


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