Di emozione in emozione: il primo sorriso non si scorda mai | Mammeacrobate

di emozione in emozione: il primo sorrisoDi emozione in emozione per raccontare le tappe dello sviluppo emotivo dei bambini, in compagnia di una pedagogista, una mamma blogger e di Chicco.


 

Una delle prime competenze che il bambino mostra di avere è quella di sorridere. Vorrei dire alle mamme e ai papà che tanto sono preoccupati dei pianti del loro bambino, che tra qualche anno si ricorderanno con affetto e tenerezza soprattutto la magia dei primi sorrisi.

All’inizio il sorriso è espressione di piacere a stimolazioni tattili o alla soddisfazione di un bisogno: capita di vedere un neonato di pochi giorni o settimane sorridere mentre dorme o mentre succhia, quando sente una voce rassicurante o quando viene preso in braccio.

Poi, un giorno, il bimbo sorride con la partecipazione di tutto il suo viso (bocca, occhi e ogni muscolo che ha) a un volto che gli è vicino e che lo guarda con attenzione e amore. Di solito è la mamma, con cui il neonato forma un tutt’uno esclusivo. Il sorriso, gesto innato di espressione di soddisfazione, diventa strumento potente per richiamare e intrattenere le persone che si prendono cura del neonato. La mamma sorride e il suo piccolo sorride, o forse sorride il bimbo e risponde la mamma: pochi ma interminabili secondi, in cui si stabilisce una vera e propria comunicazione. Una delle tante scelte intelligenti della natura: cosa c’è di più irresistibile del sorriso di un neonato? Non può essere ignorato e stabilisce in modo spontaneo e immediato un dialogo in cui il bambino imparerà a percepire di essere un tu che si mette in relazione con un altro diverso da sé.

La mamma, il papà, i fratellini instaurano col piccolo qualcosa di molto simile a una vera e propria conversazione, che sostiene il bambino nell’interazione, con un alternarsi di momenti in cui il neonato ascolta e momenti in cui comunica con sorrisi, con lo sguardo attento, con versetti e gridolini. È il meraviglioso inizio di un percorso di crescita e di conoscenza di se stesso e dell’altro: doniamo ai nostri bambini tanti sorrisi in cui rispecchiarsi e riconoscersi.

C’è un’immagine importante da portare con se quando si sente di più la fatica dell’essere genitori e quelle volte in cui ci si sente stanchi o preoccupati: pensate al vostro bambino che sorride. Può sorridere perché sa che i suoi bisogni sono legittimi, che c’è qualcuno felice di soddisfarli. Sorride perché ha fiducia in sé e in voi, vi sente calorosi, accoglienti e forti, braccia sicure in cui stare.

Impariamo dai nostri piccoli: spesso a casa, in ufficio, sui mezzi pubblici, con gli amici, ci vengono rivolti parole o gesti che ci arricchiscono e ci fanno stare bene. Se qualcuno soddisfa un nostro bisogno, anche solo di ricevere una gentilezza, possiamo sorridere come fa spontaneamente un neonato. E possiamo anche dire: grazie, che hai soddisfatto questo mio bisogno.

 

Di Barbara Laura Alaimo – pedagogista

 

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Un giorno qualunque della nostra lunga vacanza al mare è successa una cosa che mi si è impressa nella memoria e non si è più mossa. Sofia aveva circa due mesi. Al risveglio la mattina, dopo le coccole e l’allattamento, era sulla sua adorata sdraietta. Si guardava intorno ed era, come quasi sempre, serena. Mi sono materializzata accanto a lei – i neonati hanno una calamita, non ve ne siete accorti? – e, alla vista del mio viso sorridente, ho notato che il ciuccio si è mosso leggermente. Poi, in modo sempre più evidente, è caduto dalla bocca della mia bambina. Il suo viso, a poco a poco, si è aperto in un meraviglioso sorriso, trasparente, disarmante e tenerissimo. Sorrideva tutta, con gli occhi, con la bocca, e persino con le guanciotte. È durato, per me che la stavo osservando, un’eternità e il mondo si è fermato. Vedere che quel sorriso era intenzionale, voluto, destinato a me e a nessun altro: una botta al cuore, una gioia immensa. Ho capito all’improvviso cosa significa “basta un sorriso per dimenticare tutta la stanchezza”!

E da quel giorno, il nostro codice di comunicazione è diventato uno scambio di sorrisi, ho smesso di essere io a stimolare l’interazione perché spesso era lei a prendere l’iniziativa e regalarmene uno. E il passo dai sorrisi ai versetti è stato breve.

Chissà quante persone mi hanno presa per pazza mentre passeggiavo con la bimba nel passeggino e mi esprimevo – apparentemente da sola – a radiosi sorrisi e sonori versetti! In quel magico periodo in cui eravamo ancora un tutt’uno, questo scambio è stato il primo passo verso “l’indipendenza”, un passaggio cruciale per me per capire che chi avevo in braccio non era un mio “di cui”, ma una persona in miniatura. Quegli attimi, a cinque anni di distanza, sono indimenticabili. Mi viene da sorridere anche ora, mentre sto scrivendone perché il sorriso, o anche solo il suo ricordo, è contagioso!

 

Di Cristiana Calilli – 100% Mamma

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photo credit: Ivan Makarov via photopin cc


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