Fate la nanna! Il metodo Estivill

Quando un figlio non dorme, il problema riguarda tutta la famiglia! Il sonno dei bambini è, perciò, tra gli argomenti preferiti di mamme ed esperti e di metodi e tecniche per favorirlo ne sono nati tanti. Uno dei più amati e, al tempo stesso, odiati è certamente il metodo Estivill e, allora, è interessante saperne qualcosa di più.

Su che principio si basa?

Sulla convinzione che i comportamenti ritenuti non desiderabili vadano eliminati. Tra questi comportamenti ci sarebbe il pianto legato ai risvegli dei bambini, a cui bisogna far capire che piangere è inutile, poiché non serve ad attirare l’attenzione del genitore. Giacchè il sonno è ritenuto da Estivill un’abitudine, i genitori possono abituare i figli a considerarlo qualcosa che non è legato agli adulti, ma a rituali ed elementi simbolici.

In cosa consiste?

Va stabilita una rigorosa routine che prepari alla nanna e organizzata la stanzetta, in modo che abbia un’immagine favorevole (grazie, per esempio, a dei pupazzi). I genitori mettono a letto il figlio e, dopo qualche minuto, escono salutando. Se il bambino scoppia a piangere, devono rispettare una tabella di rientri nella stanza, che vanno sempre più distanziandosi tra loro (per esempio, la prima volta che il piccolo piange entrano dopo un minuto, la seconda volta dopo tre minuti e così via… si parla di “estinzione graduale”). Una volta entrati, devono confortare il bambino, ma senza prenderlo in braccio e poi uscire di nuovo e ripetere l’iter finché il piccolo non si addormenta.

Estivill assicura che, se eseguito correttamente, il suo metodo ha il 98% di possibilità di avere successo e, nel giro di una settimana, il bambino si sarà abituato a rimanere da solo.

A prescindere dal giudizio sul metodo in toto, indubbiamente, una routine della nanna predispone ad un buon sonno.

I bambini piccoli non piangono per infastidirci, ma perché il pianto è il loro modo di comunicare con noi. Se un bambino si addormenta dopo un quarto d’ora di singhiozzi, probabilmente, non è perché ha capito che non deve piangere, ma perché è stremato e non ce la fa più…

L’Associazione Australiana per la Salute Mentale Infantile ritiene che lasciar piangere i bambini durante l’addormentamento o i risvegli abbia effetti dannosi e, secondo la psicologa Margot Sunderland (direttrice del Center for Child Mental Health di Londra), i danni possono essere anche neurologici.

Vedendo ignorato il proprio pianto (che segnala, comunque, uno stress o un disagio emotivo), i bambini imparano a non cercare conforto emotivo quando sono in difficoltà e perdono fiducia negli adulti che si occupano di loro. Inoltre, verso gli otto mesi, iniziano a sperimentare la cosiddetta “ansia da separazione” e, perciò, per loro è fondamentale capire che, anche se la madre o il padre si allontanano, poi ritornano.

Lo stesso Estivill ha recentemente ammesso che non è stato corretto consigliare questo metodo ai bambini al di sotto dei 3 anni (anche a causa dell’immaturità del loro orologio biologico), affermando che è, invece, un metodo adatto a bambini dai 3 anni in su, che abbiano un’insonnia infantile legata ad abitudini scorrette.

Difficoltà

Un genitore che sente il figlio piangere e urlare, ma non interviene, subisce uno stress, poiché la reazione più spontanea sarebbe andare da lui e abbracciarlo… Avete mai provato a cronometrare il pianto di vostro figlio? Io l’ho personalmente verificato: anche se secondo l’orologio sono passati solo, per esempio, 30 secondi, a noi genitori questi secondi sembrano molti di più! “Basta che il bambino sgarri una volta perché il metodo fallisca” dice Estivill, ma non è facile rispettare la tabella dei rientri e, magari entrare solo, per esempio, dopo 5 minuti senza prendere il piccolo in braccio per confortarlo…

Per approfondire:
Estivill Eduard, De Béjar Silvia, Fate la nanna, Mandragora, 1999

photo credit: mandaloo via photopin cc

Author

Laureata in Economia per inerzia e poi in Scienze della Formazione per passione, ora sono felicemente educatrice e mediatrice familiare (e ancora manager, ma solo per se stessa!). Adoro giocare con mia figlia, ma non mi sentirei completa senza il mio lavoro così, da brava – per modo di dire! - MammAcrobata, provo a conciliare tutto, a costo di star sveglia fino a tarda notte. Da anni, collaboro con diverse Associazioni che difendono i diritti dei minori e sostengono famiglie che vivono situazioni di disagio o sofferenza. Sono socia di un'Associazione, in cui mi occupo di formazione ed essendo appassionata di comunicazione e scrittura, sono anche scrittrice, blogger e web writer.