Adolescenti e social network: favorevole fino a prova contraria... | Mammeacrobate

adolescenti e social networkQualche giorno fa sono stata invitata a una trasmissione televisiva per intervenire, in qualità di madrematerna, sul tema“adolescenti e social”. Ero pronta, la mia posizione solida: favorevole, assolutamente.

Mia figlia Lara, undicenne, aveva appena iniziato a utilizzare facebook e what’s app per scambiare informazioni e pagine dei libri di testo con i compagni di scuola. I compiti di inglese e francese venivano svolti in chat con l’aiuto di mamme madrelingua e, alla fine, c’era anche tempo sufficiente per pettegolare e ridere di battute sceme. Inoltre mi inteneriva vedere l’uso che i ragazzi facevano di facebook: una sorta di diario corale attraverso il quale rappresentare paure, pensieri e inquietudini – magari attraverso la faccia scema di un meme.

Favorevole, quindi.

A dispetto dei fatti di cronaca, ero serena anche per l’utilizzo di internet da parte di Erika, la quindicenne di mia competenza. Con lei le cose erano state più problematiche (d’altronde era la prima figlia, vittima incolpevole delle mie intransigenze da primipara in preda ai no che aiutano a crescere).

Nonostante avessi posto condizioni chiare per l’utilizzo di facebook, Erika era riuscita a secretare e rendere inaccessibile il suo profilo. Peccato che le sue notifiche confluissero nel mio indirizzo di posta e che fossi comunque riuscita a entrare tra i suoi contatti. Lei, appena se ne accorse, mi bloccò.

Creai allora un falso profilo e le chiesi l’amicizia.

Sgamato e bloccato anche quello.

A quel punto entrai tra i contatti dei suoi amici, così da triangolare le informazioni che avrei ricevuto e avere il controllo della situazione.

Funzionò. Mi complimentai con me stessa per l’ideona e mi congratulai mentalmente con i ragazzi che facevano un uso tanto misurato del social: non scrivevano quasi mai, o solo cose banali. Poi capii: quei profili erano falsi, creati ad uso e consumo dei genitori. Le vere conversazioni avvenivano altrove.

A quel punto mi arresi: se avevo sufficiente fiducia da consentire a mia figlia l’uso di facebook, avrei dovuto anche smetterla di farle appostamenti. D’altronde mi era difficile demonizzare il web, visto che ci lavoravo e tutti i miei contatti personali e professionali – nonché le comunicazioni con la scuola – passavano da li.

Ecco, questo è quanto avrei raccontato nel programma. Ma, mentre già ero in treno per andare a Roma, una telefonata: trasmissione rimandata alla settimana successiva.

Contrariata, ho dedicato quella stessa serata alla lettura di un portale che era sfuggito alla mia attenzione: Ask.fm, sito più volte finito all’attenzione dei media.

Un altro mondo. Protetti dall’anonimato, i ragazzi confessavano terrori da possibili gravidanze, assenze da scuola, minacciavano risse, insultavano, chiedevano informazioni su pratiche di sesso orale. Altri, più semplicemente, rivelavano la propria angoscia, la disperazione, l’incapacità di piacere agli altri. Mendicanti d’amore e di attenzioni, i ragazzi meno disinvolti chiedevano ai più popolari il segreto del loro successo. Ask metteva tutti a nudo rendendo i più fragili facile preda dei bulli del web e gli aggressivi, nascosti dall’anonimato, piccole belve digitali senza più remore.

Adesso ero disorientata.

“Il web è solo la cassa di risonanza di problemi che già esistono” mi sono detta. “Non si può dar la colpa al telefono, se l’interlocutore ci insulta” .

Ma avrei ancora potuto affermare con tanta sicurezza di essere favorevole ai social? Non lo sapevo più.

 

photo credit: veridiano3 via photopin cc

 

Author

Ho tanti anni, tre figli e diverse vite. Sono stata studentessa modello e giovane scapestrata, viaggiatrice e pantofolaia convinta, single promiscua e moglie devota. Quello che ho imparato è che non esiste una sola adolescenza: ne esistono tante, e proprio adesso che credevo di aver raggiunto un nuovo equilibrio qualcuno ha mischiato nuovamente le carte rendendo difficile rispondere alla domanda: cosa fai nella vita?