Speriamo che sia femmina

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Ho letto recentemente il libro di Jonathan Safran Foer Eccomi e vi propongo questo capoverso che riporta una riflessione della protagonista femminile Julia sposata a Jacob e madre di tre figli maschi.

Avesse avuto delle figlie femmine magari sarebbe stato diverso ma aveva dei maschi. Magari se avesse avuto delle figlie femmine, magari sarebbero state più contemplative, meno brutali, più costruttive, meno animalesche. Anche solo avvicinarsi a questi pensieri la faceva sentire poco materna pur essendo sempre stata sicura di essere una buona madre.

Mia figlia è in attesa del suo terzo figlio e sarà il terzo maschio. Ovvio che tutta la famiglia, a questo annuncio di gravidanza, ha sperato in una femmina. Persino i fratelli hanno inneggiato ad una sorellina. Tutti un po’ delusi…. se di delusione si può parlare…

Io ho avuto due figlie femmine ed ho due nipoti maschi. E mi chiedo se è vero che le femmine sono contemplative, costruttive, meno brutali e meno animalesche? Ed è vero che i maschi sono brutali e animaleschi?

Ovvio che generalizzando si sbaglia sempre ma stiamo parlando della nostra esperienza e, credo, della maggioranza dei casi. Mi sembrano aggettivi decisamente esagerati ma… è inutile negare che i maschi vengono da un pianeta diverso da quello da cui provengono le femmine.

E penso anche che una mamma con le femmine riesce ad entrare più in sintonia. In una famiglia di soli maschi si sente un po’ esclusa, poco partecipe della loro vita soprattutto di quella parte della vita fatta di gioco, sport, divertimento.

E non contenta… vi propongo un altro brano dal medesimo libro:

Jacob aveva la sensazione che la maggior parte dei problemi non fossero problemi e che quelli che lo erano si potessero risolvere con la distrazione, il cibo, l’attività fisica o il passare del tempo. Julia voleva sempre dare ai bambini una vita di peso: cultura, viaggi all’estero, film in bianco e nero. Jacob non vedeva il problema – vedeva il piacere – di attività più vivaci e insulse: parchi acquatici, partite di baseball, pessimi film di supereroi che davano divertimento puro. Lei intendeva l’infanzia come il periodo di formazione dell’anima. Lui la intendeva come l’unica occasione nella vita per sentirsi protetti e felici.

Qui salta agli occhi anche la diversità di relazionarsi con i figli che esiste tra madre e padre. Là dove lei vorrebbe per i suoi figli cultura, viaggi, cinema, teatro… il padre desidera gioco, risa, svago. Attività che la madre è portata a considerare “attività più vivaci e insulse”.

So che mi sono addentrata in un terreno pericoloso. Voi cosa ne pensate?

 

Diritto d’autore: evgenyatamanenko / 123RF Archivio Fotografico


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