Quello che le mamme non dicono. Quattro chiacchiere con Chiara

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Lei è davvero brava e divertente, ha brio, è ironica e autoironica e ha un dono: sa catturare il pubblico attraverso la scrittura. Prima la conoscevamo copertina Quello che le mamme non diconosolo grazie al suo seguitissimo blog – Ma che davvero? – mamma blogger tra le più amate della Rete. Oggi la possiamo conoscere e “incontrare” anche attraverso le pagine del suo libro Quello che le mamme non dicono, uscito un mese fa in libreria e già alla sua seconda ristampa. Un successo! Io l’ho letto, ovviamente. Racconta di un “viaggio” perchè lei adora viaggiare. Ma questo è un viaggio un po’ “strano”, uno di quelli che attraversano le più importanti fasi della vita di una donna: il prima, il durante e il dopo.

Ma prima, durante e dopo cosa? Il diventata madre. E’ un libro che parla di maternità, ma non solo. E’ un libro vero, di quelli che quando lo leggi pensi “io questa ragazza la vorrei conoscere, mi piace, la sento simile a me, le vorrei chiedere alcune cose“. E lei, Chiara Cecilia Santamaria, alle nostre domande ha risposto volentieri.

Ecco qui, vi presentiamo Chiara, ai più nota come Wonderland.

 

In Rete sei conosciuta come Wonderland e il tuo blog Machedavvero.it è uno dei più letti dalle mamme e non solo, ci racconti – per i pochi che ancora non ti conoscono – la storia del blog, del tuo test di gravidanza e di questi 2 anni di vita e maternità raccontata sul web?

 

Ho aperto il blog al quarto mese di gravidanza e prende il nome dalla prima frase pronunciata alla vista del test positivo. Come dire, non ero troppo preparata all’idea! Ho iniziato a scrivere perché appena scoperto di essere incinta avevo fatto domande, letto qualcosa e cercato notizie online, ma non mi rispecchiavo nell’immagine di mamma che sembravano offrire. Sembrava che, una volta diventate madri, bisognasse dimenticare ciò che si era prima per immolarsi alla causa. Si parlava di pappe, di nanna, di giochi, di comeseibelloamamma… ehi: dov’erano finite le uscite, la coppia, i viaggi, il divertimento?

Ma soprattutto: possibile fossero tutte così istantaneamente felici della nuova vita? Dov’erano quelle terrorizzate, sospettose, come me? Raccontarla solo in quei termini mi sembrava non solo riduttivo, ma anche poco sincero. Ho iniziato a parlare della gravidanza prima e della maternità poi a modo mio: cercando di portarmi dietro me stessa, senza dichiarare di essere sempre felice per forza, senza terminare le frasi con “ma i figli sono splendidi e ripagano di tutto” e con enormi dosi di ironia e sincerità.

 

Domanda scontata ma essenziale, come è nata l’idea del libro?

 

“Dovresti scrivere un libro” era un commento che mi lasciavano in tanti, ma non credevo sarei riuscita a farlo davvero. Certo, ero convinta che bisognasse parlare di maternità con più leggerezza, divertimento e sincerità, però pensavo che essere pubblicati fosse quasi impossibile. A un certo punto invece, come succede nei film, è stata la mia editor a notarmi in rete. Mi ha scritto una mail chiedendomi se avevo voglia di scrivere altro e… il resto è storia.

 

Quale è stato il pensiero più politicamente scorretto che hai avuto una volta scoperto di stare per diventare mamma?

 

Sono incinta! Oddio: fatemi ubriacare. Noooo cazzooo: sono incinta, non posso bere!

 

Questo libro, ironico e sarcastico ma allo stesso tempo così vero e profondo, percorre tutte quelle che sono le tappe più importanti della maternità e di quello che è stato il passaggio da ragazza/sognatrice/professionistainascesa a futuramamma/devomettereipiediperterra/lavoratriceprecaria. Quale è stato il momento in cui hai capito che tutto stava cambiando davvero?

 

Forse nel momento in cui ho scelto di portare avanti la gravidanza e mi sono per la prima volta immaginata mamma… con una paura incredibile. E’ stato un vero e proprio salto nel vuoto, ero cosciente che tutto stava per cambiare ma non avevo idea di come.

 

Rispetto alla tua vita “pre-test di gravidanza”, quali sono il tuo rimpianto più grande e l’emozione più inaspettata?

 

Quando sono rimasta incinta lavoravo da circa un anno, con i classici contratti di stage non retribuiti o co.co.pro a scadenza trimestrale. Forse il rimpianto è quello di non aver costruito una strada professionale più solida prima di avere una figlia, per avere maggiori tutele e anche perché adesso rientrare nel mondo del lavoro è davvero dura. Mi sarebbe anche piaciuto vivere un po’ di più la mia coppia… stavamo insieme da poco più di un anno quando abbiamo capito che non saremmo mai più stati soli!

L’emozione più inaspettata è l’intensità del sentimento verso mia figlia, un amore immenso, spontaneo e necessario, diverso da tutti i tipi di amore mai provati prima. Ma non è stato improvviso: non mi sono innamorata follemente di lei dal primo momento in cui l’ho vista, ho attraversato un periodo di babyblues piuttosto faticoso. Il nostro è stato un percorso, l’amore è cresciuto piano piano, ma sempre di più.

 

E il futuro papà in tutto ciò? Che ruolo ha avuto? Ipotizziamo anche un “Quello che i papà non dicono”? (se fosse, il copyright è mio, ok?)

 

Il papà della Polpetta è fantastico ed è stato quasi sempre presente. Ultimamente noto più partecipazione da parte dei padri e ne sono felice, però certi sentimenti vanno spiegati, anche con un disegnino se necessario. Un uomo che, nato il bimbo, continua comunque a fare la vita di sempre ovvero uscire al mattino, andare a lavorare, parlare con gente adulta, discutere di cose diverse da biberon e pannolini e tornare a casa la sera è difficile che comprenda come si sente lei, improvvisamente frullata in una routine senza sosta pappa-cacca-nanna-pianto che non prevede grandi interazioni con l’esterno, né tantomeno argomenti alternativi. Ricordo che alcuni giorni il massimo della vita sociale era parlare col macellaio! Quando lui torna, trova lei esaurita da una giornata col pupo e dice anche: “Non sai che fatica, tutto il giorno tra riunioni, appuntamenti e telefonate!” beh, forse non si rende bene conto (non sai che faticaaaa? Tuuu?).

Quello che i papà non dicono? Ehm… secondo me alcune donne rischiano di chiudersi troppo intorno al pupo e dimenticare che certo, sono mamme, ma sono pure donne! Quel piccolo esserino ingombra come un elefante nella nostra vita di coppia (lo dico affettuosamente ma è proprio così!), e prendersi una serata libera per una cenetta a due è quasi doveroso, così come non dimenticarsi mai delle piccole attenzioni per l’altro (ma anche di quelle grandi e molto molto goduriose).

 

Ora che hai già una volta abbandonato il Pampero per passare ai Pampers, pensi di ripetere a mente fredda l’esperienza di una nuova gravidanza/parto/nottinsonni/pannolini/tetta/pappe? Insomma, lo darai a Viola un fratellino? (voglio lo scoop, voglio lo scoop, voglio lo scoop!!)

 

Ehm… al momento sto bene così. Devo ancora decomprimere, penso ci vorrà un po’. La prossima volta che vedrò un test positivo vorrei pronunciare parole un po’ più convinte di “ma che davvero?”

 

Buona lettura!

 


Autore del post

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