06 Dicembre 2011
di Francesca R. Torracca
"Ma che bel bambino” - dice l’anziana sconosciuta vedendomi in giro per strada con mio figlio sul triciclo o nel passeggino - “Come si chiama?”. “Edoardo” rispondo io “Saluta la signora” (un po’ rompiscatole che ci fa fermare in pieno sole mentre io sto grondando - penso). “E dimmi, dimmi, Edoardo, quanti anni hai?”. Edo gira la faccia, già stufo dell’interrogatorio, mentre io con diplomatico sorriso rispondo “Due e mezzo” e la signora, volto stravolto, occhi a palla: “Aaaaaaaaaaaah, ma allora è proprio ora di fare il fratellino o la sorellina, vero? Quando fa un bel fratellino a questo bel bambino?”. Laconica rispondo “Mai”. “Ma coomeeeeeeeeeeee? Ma sta scherzando? Non vorrà mica lasciarlo figlio unico? Ma i figli unici sono tristi! No e poi come fa quando sarà vecchia? Chi la curerà”. “Andrò all'ospizio, dove spero di non trovare persone invadenti come lei” vorrei rispondere e invece propendo per un “Va bene vedremo, la saluto signora” e proseguo per il mio cammino. Stessa cosa con le amiche: “Non puoi lasciarlo solo!”, “Il mondo è pieno di bambini” rispondo io, “ Ma sei un’egoista” mi sento dire, “Perché?”. E qualunque ragione decida di addurre, viene sempre considerata come una scusa. Come se esistesse una regola aurea secondo quale un figlio solo sia troppo poco.
01 Dicembre 2011
amministratore
Smile Train è un’organizzazione umanitaria italiana che in tre anni è riuscita a far viaggiare in 18 Paesi del mondo più di 170 volontari medici ed infermieri specialisti italiani, ad aiutare oltre 1588 bambini affetti da deformità del volto ed esiti di ustioni e traumi di guerra. Tra queste patologie il labbro leporino e la palatoschisi sono malformazioni del viso che colpiscono i bambini che nascono nei paesi disagiati con maggiore incidenza rispetto a quanto non avvenga in occidente ma presente anche nel nostro paese. SmileTrain nasce negli Stati Uniti nel 1999 e da allora ha restituito il sorriso a più di 500.000 bambini di 77 paesi in tutto il mondo.
La mission di Smile Train Italia non è solo quella di intervenire chirurgicamente sui bambini, ma è anche quella di formare il personale medico locale tramite l'organizzazione di training professionali intensivi, donando loro, durante le missioni, materiale sanitario chirurgico ed elettromedicale necessario per poter gestire autonomamente la cura di tali patologie, nel rispetto degli standard medici qualitativi internazionali.
25 Novembre 2011
di Mariapaola Ramaglia - educatrice
E’ un dato di fatto: oggi sempre più famiglie - i nuclei con figli unici ormai sono il 46,5% e superano quelli con una prole numerosa - scelgono di avere un solo figlio per i motivi più diversi (economici, lavorativi, biologici ecc.), ma la mentalità generale, i pregiudizi e i luoghi comuni non si sono aggiornati tanto velocemente quanto le statistiche… Chiunque - dalla suocera al portiere alla collega d’ufficio - si sente in diritto di elencare tutti i presunti rischi legati a questo tipo di scelta, però viene da porsi alcune domande:
- … ma anche solo un marito e una moglie non sono già una FAMIGLIA? E quando poi c’è anche un figlio, beh… a maggior ragione non è una FAMIGLIA a tutti gli effetti anche quella?
- I figli unici sono comunemente ritenuti più egoisti, egocentrici, viziati e soli, ma è davvero così?
- In fondo, crescere un figlio unico non significa solo crescere un figlio e basta?
Come spesso accade, probabilmente non esiste un’unica verità.
20 Novembre 2011
di Elisa Capuano - mediatrice culturale
Oggi ricorre la Giornata dei Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza e dopo la riflessione dell'educatrice Mariapaola Ramaglia, parliamo ancora di diritti dei bambini e di bullismo insieme a Elisa Capuano, mediatrice culturale.
Ogni anno, all'avvicinarsi del 20 novembre, anniversario della Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza, mi ritrovo a riflettere sullo stato dell'arte – come mi piace definirlo – ossia su quale sia realmente la condizione di bambini e adolescenti, su come e quanto i diritti contenuti in questo fondamentale documento siano garantiti.
I diritti dei minori sono sicuramente un territorio impervio da esplorare; perfettamente chiari sulla carta, sovente incontrano una serie di difficoltà quando devono essere tradotti in azioni concrete e talvolta accade che, anche laddove ne venga riconosciuta l'importanza, alcuni di essi non vengano considerati prioritari rispetto ad altri, rischiando però di sottovalutarne il potenziale per il processo di crescita: è il caso del diritto alla partecipazione.
Enunciato nell'articolo 12 della Convenzione, esso sancisce il diritto di ciascun under 18 di essere protagonista della propria vita e di prendere attivamente parte a tutte le scelte e i provvedimenti che lo riguardano e per fare ciò necessita di forme d'ascolto calibrate sulle sue esigenze, di spazi di reale coinvolgimento.
18 Novembre 2011
di Sara Marchesi

"Dopo molti anni passati a ripetere che i giochi da casa non si portano, e verificato che i bambini continuano a portarli, anche di nascosto dai genitori, ci siamo domandate: ma se continuano a farlo, evidentemente è perchè per loro è importante questo 'trasporto' (non è anche questo un legame?) di oggetti da casa a scuola, allora perchè impedirlo?"
Questo è uno dei punti della lettera che le insegnanti della Scuola Materna di mio figlio (gruppo dei Cuccioli, ovvero dei piccoli) hanno consegnato a noi genitori in occasione della prima riunione dell'anno scolastico.
Che cosa aggiungere? Trovo che sia un discorso che fila proprio liscio.
15 Novembre 2011
di Mariapaola Ramaglia - educatrice
“Mio figlio è stato preso di mira dai compagni e non sa come rispondere a prese in giro e soprusi… Oggi stesso andrò ad iscriverlo ad un corso di karate!” Quanti genitori si sente parlare così, ma sarà davvero questa la soluzione giusta? “Ero con mio figlio alla festa di un suo compagno di scuola. Gli altri bambini hanno cominciato a deriderlo e spintonarlo e lui, invece di reagire, è restato lì in silenzio a subire! Ad un certo punto non sono più riuscita a trattenermi e l’ho portato via dopo averlo sgridato!”
Il racconto di questi genitori solleva alcuni interrogativi: • È giusto intromettersi se si vede il proprio figlio in difficoltà? • E’ giusto rimproverare il proprio figlio se ha un carattere più remissivo, timido e introverso degli altri? • Dobbiamo insegnare ai nostri figli che vale il detto “occhio per occhio dente per dente”?
28 Ottobre 2011
intervista a Amelia Vitiello - Presidente Comitato Nazionale contro la meningite
La meningite è una grave malattia infettiva che può colpire tutti, adulti, ragazzi, ma soprattutto i bambini, compromettendone irreversibilmente l'esistenza, perché può portare alla morte o lasciare disabilità permanenti su coloro che sopravvivono. Si tratta di un'infiammazione delle membrane che avvolgono il cervello e il midollo spinale, chiamate appunto meningi, che può essere determinata da virus, funghi e batteri. La meningite viene considerata una malattia rara, anche se il numero di casi che si registra ogni anno nel nostro Paese, più di 1000, non è un dato certo ed è, con molta probabilità, sottostimato. Comunque sia, ogni anno, il 12% circa delle persone che si ammalano di meningite muore.
La meningite è una malattia che si può prevenire. E' per questo che il Comitato nazionale contro la meningite è fortemente impegnato a informare la gente sull'importanza della prevenzione. La meningite infatti è una malattia che evolve e peggiora rapidamente, lasciando poco margine di manovra a medici e operatori sanitari una volta che una persona è stata colpita. E' fondamentale, quindi, agire d'anticipo. La prevenzione è l'unico modo efficace per contrastare la meningite, per esempio attraverso i vaccini che rappresentano lo strumento più sicuro per creare una barriera al proliferare del batterio e per evitare la diffusione della malattia.
La Comunità scientifica e le Istituzioni sembrano essere d'accordo nel sottolineare l'importanza della prevenzione. Ne è riprova la firma congiunta della Carta dell'impegno italiano contro la malattia meningococcica, siglata in Senato il 28 aprile 2010.
27 Ottobre 2011
di Laura e Manuela
Usare meno la macchina! È questa una delle richiesta che arriva da molti comuni italiani in risposta all’emergenza inquinamento sempre più incombente sulla nostra salute.
Bene!! Ottimo consiglio! Ma le nostre città sono in grado di supportare adeguatamente i cittadini che vogliano sposare questa nobile causa? I mezzi pubblici insomma sono all’altezza?? No!! O quantomeno…non per tutti!! Non per le mamme con passeggino al seguito. E a dirlo non siamo solo noi ma anche il mensile Quattroruote che ha trascorso una giornata fianco a fianco ad alcune giovani mamme e ai loro bambini nel (vano) tentativo di muoversi agevolmente in città con i mezzi pubblici.
Vi riportiamo il comunicato inviato da Quattroruote che spiega il test che hanno provato a fare nella città di Milano, la nostra città...
"Volere è potere? Non sempre, non per le mamme. Sono tante quelle che vorrebbero poter fare a meno dell’auto e spostarsi con i loro figli a piedi o con i mezzi pubblici, ma non possono. Lo dimostra il mensile Quattroruote, che realizzando l’inserto dedicato a Milano del numero di novembre da oggi in edicola, ha trascorso una giornata fianco a fianco ad alcune giovani mamme e ai loro bambini nel vano tentativo di muoversi agevolmente in città con i mezzi pubblici. Risultato: quando va bene, non basta una giornata di 36 ore.
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