Mamme Acrobate

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Gravidanza, parto e allattamento

Essere tristi in gravidanza: depressione o malessere fisiologico?

 

essere tristi in gravidanzaSono in attesa della mia seconda bimba e nonostante sia sicuramente più consapevole e per certi versi più “esperta” rispetto alla prima gravidanza e agli scombussolamenti che “la dolce attesa” porta con sé, mi ritrovo ancora con numerosi dubbi, ansie e tanti pensieri. Come feci anche durante l’attesa della mia prima figlia, mi piace confrontarmi sui forum con altre mamme in gravidanza per fugare alcune paure e per il piacere di condividere esperienze. Frequentando queste community,  ho notato però che sempre più spesso alcune mamme in dolce attesa si dichiarano “depresse”, tristi, confuse, vivono male la gravidanza e le loro ansie e paure sembra abbiano preso il sopravvento rispetto alla gioia e serenità che si pensa debba sempre contraddistinguere questo stato.

 

Riporto alcune delle frasi che leggo più spesso e che mi hanno particolarmente colpita:

 

Perché piango spesso e ho improvvisi attacchi di tristezza?

Penso e sogno spesso che il bimbo che aspetto avrà dei problemi/sarà malato

Sento il buio dentro di me...

Ma questo mio stato depressivo farà male al bambino?

Ho continui attacchi di panico che da anni non avevo più...

Se sono così fragile come potrò prendermi cura di una piccola creatura?


Ho quindi pensato di parlare di questo malumore, di queste fragilità con la nostra psicologa psicoterapeuta Irene Koulouris per capire se davvero si può parlare di “depressione in gravidanza” oppure se più comunemente siamo di fronte a una “tristezza fisiologica” che spesso accompagna questo momento di grandi cambiamenti fisici e psicologici per la donna.

 

Gravidanza: bonding e prima relazione mamma / bambino


bonding e relazione mamma bambino“Se un bambino
durante i primi nove mesi della sua esistenza intrauterina […]
non è stato ascoltato
perché i suoi genitori hanno creduto che fosse incapace di comunicare …
non è stato capito
perché non è stato ascoltato…
non è stato accarezzato perché hanno pensato che fosse insensibile […]
questo bambino […]
nascerà e crescerà pensando di valere poco,
non si rispetterà e non amerà se stesso,
perché non è mai stato rispettato e amato
sin dall’alba della sua esistenza […]”

 

da “La comunicazione e il dialogo dei nove mesi. Guida all'ascolto attivo, al dialogo e alla comunicazione psicotattile con il bambino durante la gravidanza”, di G. A. Ferrari (presidente dell’Associazione Nazionale per l’Educazione Prenatale) Edizioni Mediterranee, 2005

 

 

Parole forti, forse, ma utili a introdurre i concetti di comunicazione ed educazione prenatale fino a qualche tempo fa poco conosciuti.

Per molto tempo, infatti, si è creduto che il feto fosse un insensibile insieme di cellule, che avrebbe acquistato dignità solo con la nascita. Oggi, invece, sappiamo che è un essere sensibile e intelligente, capace di reagire agli stimoli e interagire con l’esterno. Non a caso, infatti, in alcune culture orientali il bambino - al momento della nascita - riceve l’età “uno”, proprio per indicare che non parte da zero, ma ha già un passato lungo nove mesi!

 

   

Un dolore d'amore. Il parto

dolore del parto

Ed ecco che il nostro pancione sta per scoppiare… è proprio arrivato il momento, il nostro cucciolo è curioso di vedere il mondo.
Aiuto il parto!
Siamo abituate a sentire il racconto del parto da amiche che raffigurano e descrivono spesso tragedie, ma avete mai chiesto alle vostre nonne?
La maggior parte racconterà l'esperienza come la cosa più naturale del mondo… nessuna odissea!
Prima che toccasse a loro avevano già respirato l'emozione della nascita di un bambino, magari avevano assistito una zia o una cugina, oppure semplicemente erano nella stessa casa quando la luce accarezzava per la prima volta il viso di un nuovo piccolo componente della famiglia.

Le nostre nonne non erano agitate, ansiose o spaventate, loro erano felici e rilassate ma soprattutto consapevoli. Questa consapevolezza rendeva il tutto più semplice e meno doloroso.

 

Il parto in casa. Intervista a Elisabetta Malvagna

copertina Il parto in casaScegliere di partorire in casa è uno di quegli argomenti che innescano inevitabilmente infinite discussioni e polemiche. Un po' come scegliere se allattare al seno o con il biberon, oppure se mandare il proprio bimbo di pochi mesi in vacanza con i nonni. Dopo anni trascorsi in un forum di mamme so molto bene a quali conseguenze si va incontro affrontando temi simili con altre donne. Gli animi si accendono, partono crociate pro e contro, lunghi dibattiti estenuanti e di solito, alla fine, tutte rimangono della propria opinione perchè gira che ti rigira la polemica perde di costruttività e oggettività.

Una prova l'ho avuta qualche settimana fa quando, dopo aver saputo che avevo la possibilità di intervistare Elisabetta Malvagna, giornalista e autrice dei libri "Partorire senza paura" e "Il parto in casa. Istruzioni per l'uso", ho deciso di chiedere alle mamme che ci seguono su Facebook di aiutarmi a formulare le domande per l'intervista così sarebbero state il più eterogenee possibili e non, magari, influenzate da quella che è la mia opinione a riguardo.

 

Il ritmo dell'allattamento

ritmo dell'allattamentoSpesso le nostre vite sono frenetiche, si corre sempre per fare tutto e per farlo al meglio delle nostre possibilità, è chiaro che per poter riempire ogni piccolo momento con qualche cosa da fare abbiamo la necessità di schedulare ad orari precisi ogni cosa… ed ecco che quando arriva il nostro piccolo gioiello ci troviamo completamente disorientate.
Il nostro bimbo ha i suoi ritmi, sa quando vuole mangiare, quando vuole dormire e non vuole adeguarsi ai nostri schemi.

 

Ciak, si nasce!

ciak, si nasce! i racconti dei parti

Quante volte avete raccontato ad amiche, parenti, colleghi o semplici estranei che avevano magari solo avuto la malaugurata idea di chiedervi se nella carrozzina ci fosse un maschietto o una femminuccia (il tipo di domanda in sé non è importante, tanto lo avreste raccontato lo stesso!), il racconto del vostro parto?!?

Personalmente parlando, un numero imprecisato di volte! Sì, perchè rivivere quei momenti di dolore e gioia, paura e forza, fragilità e onnipotenza, sembra quasi che ci faccia bene all'anima, che ci aiuti a superare il trauma di un evento - chiamiamolo così - non proprio all'acqua di rose e al tempo stesso ci inviti a gongolarci nella descrizione di buffe frasi vaneggiate a ostretrica o marito (o a qualche poveretto che passava nei dintorni...) e di quella grande forza che poi abbiamo scoperto di avere nel momento in cui abbiamo dato alla luce nostro figlio. Ebbene sì, è proprio così, siamo state noi a partorirlo, noi che nel momento in cui la dilatazione si avvicinava a quei tanto agognati 10 cm pensavamo di essere sul punto di spaccarci in due o di volere spaccare in due il marito, reo del martirio che stavamo compiendo!

 

In Lombardia, 4.500€ alle donne che rinunciano ad abortire.

donna in difficoltà"Nessuna donna dovrà più abortire in Lombardia a causa delle difficoltà economiche", queste le parole del Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, pronunciate qualche giorno fa e dalle quali, su proposta dell'assessore alla Famiglia, Conciliazione, Integrazione e Solidarietà sociale, Giulio Boscagli, si è avviato un provvedimento sperimentale di aiuto concreto in questa direzione.

Il provvedimento consiste nell'erogazione di un assegno mensile di 250 euro per 18 mesi, fino a un massimo quindi di 4.500€, per quelle donne che rinunciano ad una interruzione della gravidanza che sarebbe stata la conseguenza di problemi economici, appunto. Questo contributo è reso possibile da un primo stanziamento di 5 milioni deciso dalla Regione, che ha versato i soldi sul Fondo "Nasko", appositamente creato. Si legge sul sito della Regione: "Vogliamo aiutare - commenta Formigoni - la famiglia, la maternità e la natalità, rimuovendo il più possibile gli ostacoli, a cominciare da quelli di natura economica, che rendono più difficoltoso il fare una scelta a favore della vita".

Appena appresa, questa notizia non mi ha lasciata indifferente e così ho cercato di saperne di più, per lo meno di capire in che modo e secondo quali criteri sarebbe stato concesso il contributo.

 

Travaglio, che ridere!

bambina che rideCome promesso alle mamme che ci seguono su Facebook, ecco il post che raccoglie tutte le frasi più divertenti che voi mamme avete pronunciato durante o subito dopo il parto!

Mi sono divertita così tanto a leggerle, alcune sono davvero esilaranti. E pensare che in quei concitati momenti di ironico e divertente non c'è proprio nulla! Chi volesse partecipare aggiungendosi a questo "travagliato" elenco può lasciare la propria frase tra i commenti.

 

TRAVAGLIO, CHE RIDERE!!

Al marito: "Portami a casaaaaaaaaaaaaaaaa"

"Benvenuto!... Ma... è bluuuuu!!!!!"

"Oddio mi scoppiano le emorroidi.. il bambino sta uscendo dalla parte sbagliata!! Noooooo"

Il marito durante il travaglio: "Allora come la chiamiamo?"
"Ma ti sembra il momento di pensare a queste cose?????????"

Ostetrica:"Daii che sei bravissima!"
"Bugiarda!! Non ti credo più!!"

 
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