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| I diritti della donna in gravidanza |
| Controlli prenatali |
| Interdizione dal lavoro |
| Interruzione di gravidanza |
| Congedo di maternità |
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Sulla scia del dibattito che si è venuto a creare, soprattutto su Facebook, dopo la pubblicazione dello scorso articolo, ho deciso di approfondire l'argomento dei diritti di cui godono le donne lavoratrici in stato di gravidanza.
Come prima cosa mi preme sottolineare come sia la stessa Costituzione a tutelare la fattispecie. Infatti, l'art. 37 della Costituzione italiana, che ricordo essere entrata in vigore il 1° gennaio del 1948, garantisce la tutela della donna lavoratrice nell'adempimento della sua essenziale funzione familiare, assicurando alla madre ed al bambino una speciale ed adeguata protezione. In ossequio a tale principio costituzionale, già la Legge n.1204 del 31/12/1971, aveva previsto norme di tutela per la madre lavoratrice, valga per tutti l'esempio, dell'introduzione dell'astensione obbligatoria ( 2 mesi prima e 3 mesi dopo il parto ), prima di tale data, infatti, non era previsto nessun tipo di astensione in favore delle lavoratrici madri. Ma è senza dubbio con l'introduzione del Testo Unico n. 151/2001 che la tutela e il sostegno alla maternità e alla paternità ha raggiunto i massimi livelli, con nuove e più flessibili forme di congedo, l'amplificazione dei diritti dei genitori naturali, adottivi ed affidatari e con la previsione di maggiori agevolazioni per i genitori di soggetti portatori di handicap.
Ma di quali diritti godono le lavoratrici in stato di gravidanza?
Innanzi tutto, è bene sottolineare che lo stato di gravidanza deve essere portato a conoscenza della ditta e/o società, con apposita certificazione del ginecologo, una sola volta. Non occorre allegare il certificato di gravidanza ad ogni singola richiesta di permesso e/o congedo. Detto questo, veniamo all'analisi delle singole fattispecie.













Commenti
Cosa succede se impossibilitata a lavorare per un periodo durante la gravidanza per complicanze varie?
bisognerebbe informarsi direttamente lì
io per esempio quando ho partorito avevo un contratto co co pro e in quel caso la maternità la paga direttamente l'INPS. qualcosa hanno sbagliato all'ufficio personale, i miei contributi non risultavano e l'INPS me l'ha rifiutata. ho fatto ricorso ma dopo 2 anni ancora nessuna risposta. in pratica ho pagato (e sto pagando) per le negligenze di altre persone. non posso far causa perchè se nel frattempo l'INPS risponde positivamente sono costretta a pagare ugualmente la causa. in più, eviterei di fare vertenza ad un'azienda in cui lavora mio marito, da precario. questa è l'italia che tutela le famiglie 'tradizionali'.
ormai in Italia essere titolari di un contratta a tempo indeterminato è un lusso, come è diventato un lusso fare figli.
cmq credo sia importante essere consapevoli dei propri diritti
ok?
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