Celiachia, impariamo a conoscerla

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celiachia

 

Qualche settimana fa abbiamo ricevuto una mail da una mamma che ci suggeriva di parlare sul sito del tema delle intolleranze alimentari e in maniera specifica dell’intolleranza per eccellenza: la celiachia. Molte mamme, infatti, non conosco nel dettaglio questa problematica e spesso sono spaventate all’idea che il proprio figlio ne possa soffrire. Noi per prime abbiamo ammesso la nostra ignoranza in materia e abbiamo quindi accolto volentieri l’invito a trattare questa tematica. Sempre grazie a questa mamma abbiamo avuto il piacere di conoscere Raffaella Oppimitti, autrice del libro “Sono celiaco, non sono malato”, e abbiamo pensato che il modo migliore per parlare di questa intolleranza fosse rivolgere qualche domanda proprio a Raffaella, anche lei celiaca.

 

Cos’è la celiachia?

La celiachia, di cui oggi tanto si parla, altro non è che un’intolleranza al glutine, una proteina presente nella parte amidacea del chicco di alcuni cereali quali grano, segale, orzo, farro, kamut, spelta, triticale (e anche bulgur, frik e greunkern).

 

L’unica cosa da fare per un celiaco è escludere totalmente dalla dieta tutto ciò che contiene glutine, quindi i cereali di cui sopra e tutti i derivati (sono invece permessi mais, riso, grano saraceno, miglio, quinoa, manioca, amaranto e sorgo) ma non solo: il glutine si cela in tanti insospettabili alimenti come per esempio yogurt alla frutta, salse, formaggi da spalmare, dadi, marmellate, tavolette di cioccolato, gelati e molto altro ancora in cui viene usato per esempio come additivo (si pensi alle proprietà addensanti della farina stessa usata in cucina in molte preparazioni).

 

L’assunzione di glutine nei celiaci causa un appiattimento dei villi intestinali che compromette il corretto assorbimento delle sostanze nutritive e che può quindi portare, soprattutto nei bambini, ai sintomi tipici del malassorbimento, come per esempio difficoltà nella crescita, disturbi digestivi, episodi di vomito e dissenteria, ma anche, soprattutto negli adulti, a malesseri vari come per esempio senso di pesantezza e gonfiore dopo i pasti, dolori muscolari, difficoltà nella concentrazione, stanchezza cronica…

Come ti sei accorta di essere celiaca?
Sono celiaca da quando avevo 18 mesi e la diagnosi è arrivata solo dopo un lungo percorso di analisi conclusosi con una biopsia intestinale, l’esame per eccellenza con cui generalmente si può diagnosticare questa intolleranza. Si può dire quindi che sono celiaca da sempre e credo che questo sia una fortuna perché non ho dovuto stravolgere le mie abitudini alimentari ad un certo punto della vita, come può capitare invece a chi viene fatta una diagnosi in età adulta.

 

Con quali esami si diagnostica?
La biopsia intestinale è l’esame che permette di riconoscere il danneggiamento dei villi intestinali e consiste nell’analisi di una piccolissima parte di tessuto intestinale che viene prelevata con l’introduzione tramite bocca di una piccola sonda; è un esame un po’ antipatico soprattutto se è un bimbo che ne deve essere sottoposto ma può essere eseguito con anestesia totale. Purtroppo gli esami del sangue, anche quelli specifici, non sono sufficienti per rilevare con certezza una possibile celiachia, possono solo essere dei campanelli di allarme; esiste poi anche l’ esame genetico, cui generalmente sono sottoposti i parenti stretti (genitori, fratelli e sorelle) del neo-diagnosticato.

 

Da che età si può fare la diagnosi di celiachia?

Non è mai troppo presto per una diagnosi di celiachia, che ovviamente può avvenire però solo dopo l’assunzione di glutine per poterne riconoscere gli eventuali effetti negativi sull’organismo, anzi, prima viene diagnosticata meglio è perché meno tempo si passa danneggiando inconsapevolmente l’organismo! Ecco perché è fondamentale la cosiddetta diagnosi precoce, e quindi la conoscenza capillare di tale intolleranza tra i pediatri, ma non solo: nella Prefazione del libro infatti si legge “un libro con queste caratteristiche svolge un’opera di divulgazione necessaria e merita di essere letto e consultato non solo dai celiaci, o da chi ha un celiaco in famiglia, ma anche dai pediatri, dai gastroenterologi, dai medici di Medicina Generale e da tutti coloro che svolgono un ruolo operativo nel settore della sanità.”

copertina libro sono celiaco non sono malato

E’ possibile che la celiachia risulti “reversibile” col procedere dello sviluppo?
La celiachia è un’intolleranza al glutine permanente, che dura quindi tutta la vita. Con un’alimentazione controllata e corretta però un celiaco può tranquillamente garantirsi e mantenere uno stato di salute ottimale.

 

Introdurre il glutine troppo presto nello svezzamento può predisporre allo sviluppo della celiachia? celiaco si nasce o lo si diventa?
Celiaci si nasce, in quanto questa intolleranza è legata ad una predisposizione genetica, il che non vuol dire che necessariamente chi è celiaco avrà figli celiaci e viceversa; capita però frequentemente che venga diagnosticata a differenti età della vita e ciò avviene perché la celiachia non sempre si manifesta in modo palese con sintomi inequivocabili, anzi, i sintomi possono essere i più disparati quindi è necessario a volte andare a fondo anche a malesseri e disturbi che all’apparenza non sembrano riconducibili a questioni legate all’alimentazione (per esempio episodi di aborti ripetuti o infezioni da Candida recidive possono essere segnali di celiachia latente).

 

Quali alimenti bisogna quindi eliminare e quali magari introdurre in sostituzione o in maggiori quantità?
Un celiaco, come dicevamo prima, deve necessariamente eliminare tutti i cibi contenenti glutine e quindi la sua alimentazione sarà principalmente basata su mais e riso, cereali maggiormente noti tra quelli permessi. La cosa migliore da fare sarebbe quella di basare la propria alimentazione sui tantissimi cibi naturalmente privi di glutine, abbondare con frutta e verdura e imparare a conoscere anche i tanti cereali che la cucina mediterranea non ci abitua a consumare.

 

Una dieta che contempli più pasti senza glutine nel corso della settimana è più sana anche per i non celiaci?
Possiamo sicuramente ammettere che il consumo di pasta e pane al giorno d’oggi è davvero eccessivo: farebbe bene a qualsiasi organismo di qualunque età seguire per un periodo una dieta aglutinata o comunque ridurre il consumo di questi alimenti. Le sensazioni di miglioramento oltretutto sono immediate, prima fra tutte la diminuzione del senso di gonfiore e pesantezza dopo i pasti.

 

E’ difficile “conciliare” celiachia e vita sociale in una società in cui ci si ritrova spesso a mangiare insieme? Ristoranti e bar offrono valide alternative ai pasti col glutine?
Effettivamente al giorno d’oggi mangiare non è certo più solo un bisogno fisiologico ma svolge un’importante funzione sociale, aspetto che ritengo fondamentale e che cerco di non tralasciare nel libro. Ma essere celiaci oggi, a differenza di anni fa, vuol dire anche avere la possibilità di scegliere tra un’ampia gamma di strutture che offrono servizio senza glutine, per averne un elenco aggiornato si può consultare il sito dell’Associazione Italiana Celiachia alla pagina http://www.celiachia.it/dieta/fuoricasa/ristoranti_etc.aspx oppure il sito Free Glut http://www.freeglut.it/strutture/ che offre anche la possibilità di scaricare applicazioni a tema per cellulari e Iphone.

 

È indubbio però che possa capitare di doversi trovare fuori casa per pranzo o cena senza avere la possibilità di recarsi in una di queste strutture garantite appartenenti al network AIC, ma con qualche semplice accorgimento e un po’ di attenzione si può stare tranquilli anche fuori casa, nel libro troverete tutte le indicazioni utili.

 

I celiaci si sentono discriminati?
Purtroppo mi capita di sentire che c’è ancora molta ignoranza su questa intolleranza e questo può portare anche alcuni celiaci a sentirsi esclusi e diversi. Personalmente ho sempre vissuto questa intolleranza in modo consapevole e sereno e questo è quello che auguro e che vorrei per tutti i celiaci.

 

Da dove è nato il desiderio di scrivere questo libro? Quale messaggio vuoi dare attraverso il tuo libro?
Il messaggio che voglio dare a celiaci e non solo è ben rappresentato dal titolo Sono celiaco, non malato! in quanto credo che questa intolleranza sia uno stile di vita da imparare, con cui convivere tutti i giorni nel modo più sereno possibile.
Inoltre possiamo dire che mancava nel panorama editoriale italiano un libro di questo tipo (tanti sono i semplici ricettari) che vuole essere una guida alla celiachia nei suoi aspetti medico, psicologico-emotivo, sociale e soprattutto pratico (il testo inoltre è arricchito da un Appendice di ricette
approvate da Rossella Valmarana, Presidente dell’Associazione Italiana Celiachia Lombardia ONLUS, e da un dizionarietto italiano/inglese e inglese/italiano per i celiaci in viaggio all’estero).

Infine, ne approfitto per segnalare con piacere che comincerà a breve un appuntamento fisso sulla pagina FaceBook di Red!, la casa editrice che ha pubblicato il libro. In questa rubrica parleremo di celiachia, ci scambieremo consigli e ricette e sarò lieta di rispondere a tutte e vostre domande: vi aspetto! Se vi fa piacere intanto dite la vostra qui lasciando qualche commento!

 

 

Grazie a Raffaella Oppimitti per l’intervista e a Bismama per aver posto alla nostra attenzione questo importante tema di cui ancora troppo poco si parla e per averci fatto conoscere Raffaella

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Autore del post

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