22 Novembre 2011
di Manuela Cervetti con la consulenza di Irene Koulouris - psicologa psicoterapeuta
Sono in attesa della mia seconda bimba e nonostante sia sicuramente più consapevole e per certi versi più “esperta” rispetto alla prima gravidanza e agli scombussolamenti che “la dolce attesa” porta con sé, mi ritrovo ancora con numerosi dubbi, ansie e tanti pensieri. Come feci anche durante l’attesa della mia prima figlia, mi piace confrontarmi sui forum con altre mamme in gravidanza per fugare alcune paure e per il piacere di condividere esperienze. Frequentando queste community, ho notato però che sempre più spesso alcune mamme in dolce attesa si dichiarano “depresse”, tristi, confuse, vivono male la gravidanza e le loro ansie e paure sembra abbiano preso il sopravvento rispetto alla gioia e serenità che si pensa debba sempre contraddistinguere questo stato.
Riporto alcune delle frasi che leggo più spesso e che mi hanno particolarmente colpita:
Perché piango spesso e ho improvvisi attacchi di tristezza? Penso e sogno spesso che il bimbo che aspetto avrà dei problemi/sarà malato Sento il buio dentro di me... Ma questo mio stato depressivo farà male al bambino? Ho continui attacchi di panico che da anni non avevo più... Se sono così fragile come potrò prendermi cura di una piccola creatura?
Ho quindi pensato di parlare di questo malumore, di queste fragilità con la nostra psicologa psicoterapeuta Irene Koulouris per capire se davvero si può parlare di “depressione in gravidanza” oppure se più comunemente siamo di fronte a una “tristezza fisiologica” che spesso accompagna questo momento di grandi cambiamenti fisici e psicologici per la donna.
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13 Giugno 2011
di Irene Koulouris - psicologa psicoterapeuta
Torniamo ad occuparci delle possibili psicopatologie della delicata fase del post-partum essendo questo un tema di grande interesse per tutte le neo-mamme e per chi è loro vicino. Riprendo l’argomento iniziando a parlare di quella che è la fisiologia del periodo che segue immediatamente la nascita di un figlio, di ciò che si possono normalmente aspettare tutte le neo-mamme. Il parto è di per sé un evento fortemente rivoluzionario e costituisce per tutte un’esperienza importante per due principali ordini di motivi: 1) Sia che si tratti di parto fisiologico sia che la nascita sia avvenuta con parto cesareo la donna si ritrova a non essere più incinta, a ritrovarsi “sola” dopo nove mesi in cui aveva una creatura che cresceva dentro di sé e con un corpo che per circa 40gg almeno porterà ancora i segni di questo passaggio.
05 Gennaio 2011
di Irene Koulouris - psicologa e psicoterapeuta

Le coppie che si separano sono sempre di più e tra queste circa 1 su 4 si legherà ad un nuovo partner, andando quindi a formare una “famiglia” (spesso definita “allargata” o “ricomposta” o “polinucleare”o altro ancora). I dati Istat del 2007 indicano che tra le famiglie ricostituite quasi il 59,4% ha figli, il 39,1% ha solo nati nell'attuale unione, il 10,7% di queste ha figli di un solo partner, il 9,6% ha figli nati dall'unione attuale e precedente.
Ci sono quindi molte mamme e bambini (e papà e anche nonni!) coinvolti in queste realtà, molto diverse e ognuna unica per composizione della nuova famiglia, difficoltà e tipo di relazioni che si vengono a creare. E’ quindi difficile parlarne in generale, non potendo analizzare gli specifici contesti. Ci sono comunque problematiche e dubbi diffusi e ricorrenti su cui vale la pena di soffermarsi.
Irene Koulouris - psicologa e psicoterapeuta

Il mutismo selettivo (o elettivo) è un problema che riguarda un numero di bambini molto esiguo (meno dell’1%) e non facilmente stimabile, in quanto spesso il disturbo non viene segnalato, è mal interpretato e quindi non diagnosticato o giunge all’attenzione del clinico tardi rispetto a quando il problema ha iniziato a manifestarsi. Tuttavia mi sono arrivate di recente diverse richieste di trattare questo tema essendo questa una manifestazione psicopatologica che preoccupa genitori e insegnanti ma soprattutto è problematica per il bambino stesso.
Di cosa si tratta?
Bambini di età scolare o pre-scolare che hanno già acquisito un normale linguaggio non parlano del tutto (o si limitano a sussurri o comunicazione non verbale) in determinati contesti tra cui il più frequente è la scuola (dove però magari scrivono normalmente ed eseguono i compiti richiesti ), ma può anche avvenire il contrario, ovvero che il bambino parli con compagni e insegnanti e a casa diventi muto. E’ un disturbo d’ansia (secondo altre classificazioni un disturbo affettivo o dell’interazione sociale) in cui il bambino si sente “bloccato” e impossibilitato a parlare come se davvero in quella situazione non gli fosse possibile farlo.
19 Ottobre 2010
di Barbara Cravero - psicologa

Quando il piccolo raggiunge le condizioni per essere dimesso dall’ospedale per i neogenitori si prospetta il rientro a casa. La lunga permanenza ospedaliera, costellata di speranze e di timori, volge al termine e ci si può godere il proprio cucciolino tra le mura domestiche. Il rientro a casa è sollievo e rinascita, ma richiede anche l’attivazione di nuove risorse sia per il piccolo sia per i neogenitori che avranno la necessità di abituarsi ad un ambiente nuovo e a nuove routine. A volte dubbi e preoccupazioni legati alla salute e allo sviluppo del piccolo possono permanere, anche per questo motivo è importante costruire un rapporto di fiducia con il personale che ha seguito il bambino in ospedale in modo tale da poter fare riferimento ad esso per essere rassicurati e informati prima della dimissione.
Barbara Cravero - psicologa

L’attesa e la nascita di un bambino corrisponde nell’immaginario collettivo a un periodo felice e denso di aspettative positive circa il bimbo che nascerà, in cui i genitori si preparano all’evento creando lo spazio, fisico e mentale, per il suo arrivo. In alcuni casi questa preparazione anticipatoria all’evento nascita viene a spezzarsi bruscamente e prima del tempo, come nel caso di una nascita prematura. Le ragioni di un parto improvviso e anticipato possono essere molteplici, a causa di condizioni mediche e non, in ogni caso questo momento si colloca come un’autentica esperienza traumatica per il neo genitore. Questo evento interrompe bruscamente un complesso processo di maturazione fisica e psicologica di bambino e mamma. L'esperienza traumatica, unita alle lunghe degenze ospedaliere, può implicare una maggiore difficoltà nello sviluppo psico-affettivo e relazionale di tutta la famiglia.
13 Giugno 2010
Irene Koulouris - psicologa psicoterapeuta

Abbiamo già parlato di come la coppia coniugale si trasforma con la nascita di un figlio. Non sempre i (neo-)genitori riescono a superare le difficoltà che nascono nel loro rapporto e finiscono col divorziare; capita anche che un padre o più spesso una madre si trovi a crescere un figlio da solo/a prima ancora che nasca. Un dilemma diffuso: restare insieme anche quando la coppia non funziona più "per il bene dei figli " o separarsi? I bambini dovrebbero crescere in un clima sereno e amorevole, sentire l'affetto di mamma e papà e non essere messi in mezzo nei conflitti nè assistere ai litigi.
I genitori dovrebbero cercare di tener sempre presente questo e avere rispetto l'uno dell'altro e dei propri figli sempre. Per quanto sia difficile accantonare rancori, rabbie, accuse, senso di fallimento e sofferenze personali che inevitabilmente circolano quando si arriva alla fine di un rapporto è da tener sempre in mente che quanto più si riesce a farlo tanto meno i bambini risentiranno della separazione.
Irene Koulouris - psicologa e psicoterapeuta
Riuscirò a voler bene ad un altro figlio tanto quanto amo il primo? Come far soffrire il primogenito il meno possibile per l’arrivo di un fratellino/sorellina che inevitabilmente lo renderà geloso? Come prepararlo al meglio a questo evento che sconvolgerà un po’ gli equilibri familiari?
Queste e altre domande sono frequenti nelle mamme in attesa o anche solo col desiderio di un secondo figlio.
Innanzitutto fa bene pensare che in due o più si cresce bene, che emozioni di gelosia e competizione fanno parte della vita e in casa si può avere un’ottima “palestra” per imparare a condividere, comprendere gli altri e anche a negoziare: avere un fratello/sorella è una risorsa.
Sicuramente amerete entrambi, magari trovando aspetti diversi che vi fanno innamorare ma comunque l’amore raddoppia e non si divide. Questo è anche il messaggio principale da trasmettere al primo figlio.
Quando annunciare al primogenito la gravidanza?
Alcuni sostengono che sia meglio aspettare un po’ di tempo, in modo da evitare al bambino l’eventuale notizia di un aborto spontaneo che potrebbe verificarsi con una certa probabilità statistica nel primo trimestre e anche in ragione del fatto che i più piccoli hanno un concetto del tempo molto relativo, per cui la nascita sembra loro non arrivare mai.
Irene Koulouris - psicologa e psicoterapeuta
Save the Children sta promuovendo la sottoscrizione di un manifesto per un’educazione senza violenza e l’iniziativa mi trova molto d’accordo. Benché gli specialisti del settore siano ormai tutti unanimi nell’affermare gli effetti negativi del ricorso alle punizioni corporali, sia pure di lieve entità, i genitori che ricorrono a sculacciate o schiaffi sono ancora moltissimi, dalle statistiche addirittura in 1 famiglia su 4. C’è chi perde il controllo e poi è invaso dai sensi di colpa. E c’è chi difende il proprio comportamento con affermazioni del tipo “tanto ha il pannolino e non gli faccio male davvero” oppure “uno sculaccione non ha mai ucciso nessuno” o anche “a volte una sberla è l’unica cosa che lo ferma”.
Quali sono per il piccolo le conseguenze del ricevere provvedimenti fisici?
Parliamo dei danni che provoca il ricorso alla violenza come “pratica educativa” (che tale non è), anche senza considerare i casi estremi di maltrattamenti (che meriterebbero ulteriori e immaginabili approfondimenti).
Irene Koulouris - psicologa e psicoterapeuta

L'arrivo di un figlio inevitabilmente modifica il rapporto pre-esistente tra l'uomo e la donna che lo hanno generato (o accolto in famiglia, nel caso si tratti di un'adozione). Da coppia coniugale o comunque fondata su una relazione a due si diventa coppia genitoriale, con progettualità, responsabilità e orizzonti diversi da prima.
Descrivere e analizzare tutte le trasformazioni che possono avvenire è difficile e complesso anche perchè i fattori che contribuiscono alla modificazione del sistema familiare sono numerosi ed eterogenei (molto dipende da quanto il piccolo è stato desiderato e voluto da entrambi o meno, da come funzionava la coppia in precedenza, etc...). Ogni famiglia dovrà fare i conti con una nuova situazione in cui si inserisce un "terzo" in un rapporto duale, una piccola persona la cui sopravvivenza fisica e psichica dipende dai genitori e inevitabilmente va ad occupare un posto di primo piano nella mente e nell'organizzazione familiare. Prima ci si innamora, si sta insieme, si coltivano interessi comuni, si è liberi di uscire e fantasticare su una famiglia. Poi il progetto si concretizza e tutto cambia: il futuro terrà conto del bambino e il presente ne è fortemente influenzato. Uscire, muoversi e trovare spazi per sé e per la coppia talvolta diventa un obiettivo non facile da raggiungere. Il piccolo assorbe moltissime energie, le cose da fare aumentano e spesso la sera si ha solo voglia di dormire!
18 Febbraio 2010
di Irene Koulouris - psicologa psicoterapeuta

Il parto è per ogni donna un momento “catastrofico” nel senso strettamente etimologico del termine (in greco la “catastrofè” è una svolta radicale, uno stravolgimento): l’evento di per sé è estremamente intenso, richiede una straordinaria mobilitazione di energie fisiche e psichiche e da quel momento in poi ci sarà una nuova piccola vita di cui occuparsi che cambierà radicalmente l'esistenza della neo-mamma.
Se tutto va bene la donna può ricordarlo come momento di grande “potenza” personale che culmina nella gioia di avere tra le braccia la propria creatura. Per altre mamme invece il parto rappresenta un’esperienza catastrofica nel senso comune del termine, ovvero un evento molto spiacevole che ancora attiva emozioni e ricordi negative, oppure che ha dato l’avvio ad un periodo successivo molto difficile in cui la gestione del neonato e la relazione con lui non sono state del tutto serene e piacevoli.
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