Mamme Acrobate

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Bambini

I bambini e la paura del buio

 

bambini e paura del buioLa paura del buio è una delle fobie più frequenti. Non solo nei bambini ma anche negli adulti. Spesso quando il buio scende, a celare le cose a noi familiari, avvolgendo tutto nella sua ombra, veniamo colti da un senso di inquietudine, che nei bambini si manifesta nel disagio ad andare a dormire da soli e in risvegli pieni di angoscia.
Mio figlio, 2 anni e 8 mesi, dorme nella sua cameretta, da solo, da quando aveva un mese circa e si è sempre addormentato serenamente con un po’ di coccole e  una canzoncina, senza il minimo problema.
Al compimento del secondo anno, in concomitanza con il passaggio al lettino “da grande”, ha iniziato a manifestare segni di disagio al momento della nanna. Aveva paura del buio, lo diceva e lo faceva capire chiaramente con i suoi atteggiamenti. Improvvisamente per lui la cameretta non era più un posto gradito e per molti mesi l’unico modo per farlo addormentare è stato quello di coricarmi con lui.
Non che questa cosa mi dispiacesse, ma volevo che riacquistasse fiducia in se stesso e soprattutto la sicurezza di essere al sicuro nella sua cameretta. Non è stato facile ricondurlo all’abitudine di addormentarsi serenamente da solo, ma dopo alcuni mesi ce l’abbiamo fatta.

 

L'importanza del gioco per i bambini

 

importanza del gioco Studi scientifici ed evidenze empiriche ci hanno da tempo portato a considerare il gioco non più come un'attività poco rilevante, ma come una occupazione serissima per i bambini, anzi lo si può addirittura paragonare a ciò che il lavoro rappresenta per gli adulti.
Il bambino considera labile il confine esistente tra realtà e fantasia, tra serietà e finzione e gioca per il puro piacere di farlo, perché lo fa star bene, ma in realtà così si allena a diventare adulto, si prepara alla vita, sperimentando la complessità della realtà in una dimensione semplificata e protetta.

 

Tutti i genitori hanno, prima o poi, provato lo stress del giocattolo che il bambino piccolo lancia ripetutamente dal seggiolone, ma nessun gioco, in fondo, è scelto a caso. Il bambino si diverte a vedere la madre che lo raccoglie e glielo restituisce e, nel frattempo, sta imparando ad affermare la propria volontà e a manipolare gli oggetti, acquisendo padronanza sul mondo esterno (e spesso anche su chi lo circonda…!). Anche il gioco del “cucù” è importantissimo, perché rassicura i più piccoli che ciò che scompare anche temporaneamente dalla vista non è andato via per sempre (e ciò vale anche quando la mamma si allontana).

 

Bambini, Adolescenti e Web: abitudini, pericoli, consigli

 

bambini adolescenti e webCome noi tutti sappiamo, gli ultimi anni sono stati testimoni di un sensibile incremento dell'uso delle nuove tecnologie e in particolar modo di Internet.
Sorto come strumento di lavoro, il web si è ben presto trasformato in una presenza costante nella vita di ciascuno di noi e in particolar modo dei giovanissimi.
Nati in quella che viene definita l'era digitale, gli under 18 possono essere annoverati tra i principali fruitori della rete, con tutti i vantaggi e i rischi che ne derivano.
Di fronte a un massiccio grado di penetrazione di Internet nella vita di bambini e adolescenti, viene spontaneo chiedersi se siamo sufficientemente informati sulle pratiche d'uso di questo importante mezzo di comunicazione da parte dei nostri figli.

 

Ad aiutarci a fare chiarezza arriva il rapporto EU KIDS Online, il progetto finanziato dal Safer Internet Programme della Commissione Europea, dedicato all'approfondimento e alla tutela dell'utilizzo del web da parte dei minori, presentato recentemente a Milano in occasione del Convegno “Bambini, Adolescenti e Web” promosso dalla Società Italiana di Pediatria.
Dall'analisi svolta in 25 paesi europei su un campione di 25.142 bambini e adolescenti tra i 9 e i 16 anni,  emerge che l'attività digitale comincia molto presto e coinvolge un numero sempre maggiore di giovanissimi.

 

Imparare l’inglese da bambini



imparare inglese da piccoliEsiste un periodo nella vita dei bambini che è straordinario: l'età precoce, da 0 a 8 anni. Durante questi anni il loro cervello sviluppa in modo rapidissimo una serie di capacità, che vanno da quella senso-motoria (coinvolgendo i cinque sensi), a quella emotiva (formando ricordi ed emozioni a breve e lungo termine), a quella sociale (interagendo con gli altri), fino ad arrivare alla capacità cognitiva (imparando abilità di pensiero, d'azione e di memoria). Negli anni che seguono, il cervello conserverà tutte quelle informazioni che sono state rafforzate dall'esperienza ed intorno ai 18 anni, perderà plasticità aumentando in potenza.
Conoscendo questo segreto, è necessario stimolare i bambini in età precoce, donando l'opportunità di sfruttare ciò che la natura ha messo loro a disposizione, un cervello che è come una spugna!

 

Tanti sono i vantaggi che un familiare può offrire ad un bambino, comprendendo questi concetti. Uno fra i tanti, per esempio, quello di fargli imparare una lingua in più, in modo del tutto naturale e senza sforzi, oltre alla propria.

 

KIDS@HOME – Giochiamo col pongo


giochiamo al pongoLa bella stagione purtroppo si è conclusa e come ogni anno ci troviamo costretti a passare gran parte dei nostri pomeriggi tra le pareti domestiche, complice anche l’ora solare che ha ripristinato la triste abitudine invernale di giornate cortissime.
Eccoci quindi di nuovo davanti all’enigma di sempre. Come possiamo intrattenere i nostri figli senza cadere nella tentazione dell’eterna babysitter, signora televisione?
Questo vale specialmente per i più piccoli che ancora non sono affaccendati tra compiti, sport e impegni “in società”.
Le risposte sono molte, alcune le abbiamo già viste insieme l’autunno scorso, ma un gioco che piace davvero a tutti i bambini (e anche ai grandi) e che ci consente di creare e interagire con loro senza bisogno di grandi risorse, è il tradizionale gioco del pongo.

 

Tutti lo ricorderete per averci giocato da piccoli. Si tratta di panetti di un materiale malleabile al tatto, con i quali è possibile inventare e costruire utilizzando solo le proprie mani e la propria fantasia mille oggetti e personaggi diversi.
Il pongo ha molti vantaggi: si trova in ogni supermercato, costa poco (circa 2 euro una confezione), è colorato, non sporca (se resta qualche residuo sulla superficie di lavoro basta una spugnetta con un po’ d’acqua e subito vien via), ed è davvero divertente perché stimola la socializzazione, la creatività e la coordinazione manuale.
Le confezioni che troviamo sul mercato constano di 10 panetti colorati (ai nostri tempi esisteva solo grigio!).
Con ogni panetto è possibile realizzare un personaggio, oppure si possono mischiare i colori, per inventare pupazzetti od oggettini allegri e colorati insieme coi vostri bimbi. Vi diamo qualche idea!

 

Siamo tutti diversi ma uguali. Giochi e libri sul tema della multiculturalità

 

gioco e libri su multiculturalitàDopo aver parlato in questo post di multiculturalità e di come affrontare con i nostri bimbi questo importante argomento, ora passiamo invece al lato pratico, come vi avevo anticipato, e vediamo insieme alcune attività che possiamo proporre ai nostri figli sul tema della multiculturalità e della conoscenza di sé e degli altri.

 

Un'attività da fare con i bambini che ho sperimentato più volte e che amo molto, poiché non necessita di spazi particolari e può essere svolta ovunque, è quella della Carta d'identità.
Dopo aver chiesto ai bambini, muniti di un foglio precedentemente piegato a metà e di matite colorate o pennarelli, di disporsi in cerchio, si chiederà loro di realizzare nella metà destra del foglio un autoritratto; terminata la fase del disegno, l'adulto-facilitatore aiuterà il bambino a compilare la parte sinistra del foglio con i classici dati riportati all'interno di una normale carta d'identità, apportando però alcune modifiche: oltre ai soliti nome, cognome, data di nascita, capelli, occhi, si può giocare con una serie di variabili quali colore, gioco, cibo, cartone animato, amico preferito... e chi più ne ha più ne metta, a patto che i dati siano gli stessi per tutti i componenti del gruppo.
Una volta che la carta d'identità sarà pronta, si procederà con la condivisione; uno ad uno i bambini saranno invitati a presentasi agli altri e, ascoltati i racconti di tutti, compito del facilitatore sarà quello di rimarcare le differenze e le somiglianze emerse: “Tutti abbiamo una faccia e un corpo diversi dagli altri, ma in alcune cose siamo uguali, Pablo ad esempio ha i capelli scuri e gli occhi scuri, Lisa ha i capelli biondi e gli occhi azzurri; anche Luca ha i capelli biondi ma i suoi sono ricci e poi ha gli occhi verdi. Lucia ha la pelle chiarissima, mentre quella di Ronald è più scura. Allo stesso tempo abbiamo gusti uguali ma anche diversi, a Clara piace il gelato alla menta e a Nelson quello alla fragola, a Liu non piacciono gli spinaci però le piacciono tanto le patatine fritte come a Susanna” e così via.

 

Spiegare la multiculturalità ai bambini (o sono loro che la spiegano a noi?)


spiegare la multiculturalità ai bambiniNon molto tempo fa, una cara amica mi ha chiesto in che modo, sulla base della mia esperienza, avrebbe potuto affrontare il tema della multiculturalità con suo figlio di quattro anni, quale sarebbe stata la modalità più chiara e semplice per spiegare la diversità etnica e culturale.
Perché lo ha chiesto a me? Perché sono una mediatrice culturale, dovrei saperlo, perché dovrei avere dei modelli di riferimento sui quali basarmi e infatti, teoricamente li avrei, ma ciò nonostante rispondere a questa domanda in modo diretto e preciso non è semplice e richiede qualche riflessione.

 

Ciò che voglio intendere è che, in ragione di quanto imparato in questi anni nei progetti di educazione ai diritti all'interno delle scuole, non esiste un modo univoco per affrontare tale tematica con i bambini; non c'è una sola strada da seguire, ma piuttosto esistono molteplici modalità d'intervento, da modulare caso per caso, poiché sono davvero tante le variabili con le quali ci interfacciamo.
Prima di addentrarmi in questa riflessione e presentarvi alcune delle modalità che ho avuto modo di sperimentare, vorrei condividere un aneddoto raccontatomi qualche anno fa, una storia che mi è rimasta particolarmente impressa, alla quale mi capita spesso di ripensare.

 

Inizia la scuola!

inizia la scuola“Per me la scuola è l’odore di matite e astucci, di carta e di quaderni nuovi. Un odore che ho ricercato finché la permanenza nel mondo della scuola me lo ha permesso, e che si rinnovava ogni volta che andavo a comprare l’occorrente per l’inizio dell’anno scolastico.”

“Sono andato tre giorni dalle suore, ma piangevo sempre. I miei genitori mi hanno ritirato subito. Dopo qualche mese sono andato alla scuola materna comunale, che era vicino al lavoro del mio papà e mi e sono rimasto”

“All’asilo (scuola dell’infanzia) piangevo sempre e allora mia mamma mi ha tenuto a casa.Sono poi andato alla scuola elementare”

“Mi ricordo che mangiavo le Esse, biscottoni di pasta frolla a forma della lettera ‘S’, le ho cercate per anni da adulta. Avevano un buon sapore.”

 

Togliere il pannolino: consigli e s-consigli da mamma a mamma

togliere pannolinoVisto che lo “spannolinamento” è il must della stagione, vorrei anche io poter dire la mia, da mamma che lo ha appena iniziato e portato a termine con un discreto successo.
Ho letto su ogni blog possibile tutte le esperienze delle mamme 2.0 a riguardo, tra cui ovviamente questo articolo, facendo tesoro dei preziosi suggerimenti proposti, dopodichè sono partita all’attacco.
E nel giro di una settimana scarsa, avevamo già ottenuto un ragguardevole 90% di successo, passato a un 95% di tutto rispetto a 2 settimane dal target day d’inizio.
Per cui rilancio, sperando di poter essere utile, e vi do i miei consigli e “sconsigli”!

 

La carie nei bambini: sintomi e cause

carie cause e sintomiLa carie è una malattia. Proprio così, non è semplicemente un fastidio, una seccatura, una cosa che ci fa spendere soldi dal dentista.
La carie è una malattia, e data la sua estrema diffusione nella popolazione, è importante imparare a conoscerne i sintomi, i segnali visibili, le cause, la prevenzione e le terapie.

Cominciamo col dire che cos’è una carie.
Tecnicamente non è altro che un buchino, un’interruzione della superficie del dente in cui lo strato di smalto è assottigliato o consumato.

Una carie si definisce SUPERFICIALE quando coinvolge solo lo strato superiore, quello dello smalto. Lo smalto non ha nervi, perciò in genere una carie superficiale non dà nessun sintomo. Alcuni pazienti molto sensibili potrebbero però cominciare ad avvertire più del solito gli sbalzi di temperatura (caffè, thè bollente, cocktail ghiacciati, soffio di aria fredda…). Tipicamente questo tipo di carie compare nei solchi dei molari o dei premolari degli adulti (quindi i denti posteriori).

 
  • «
  •  Inizio 
  •  Prec. 
  •  1 
  •  2 
  •  3 
  •  4 
  •  5 
  •  Succ. 
  •  Fine 
  • »


Pagina 1 di 5
Banner
Banner

Iscriviti alla newsletter

Iscriviti per ricevere aggiornamenti su ultimi post pubblicati e iniziative rivolte a mamme e bambini.
Privacy e Termini d'uso
<<< Una volta al mese sorteggieremo uno tra gli iscritti alla newsletter che riceverà un regalo! >>>
a Natale regala un libro

Seguici su

Facebook: Twitter: FriendFeed: FeedBurner: