Andare via è doloroso

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In questo periodo mi capita, almeno una volta al giorno, di raccontare del trasferimento.
Succede con chiunque… è inevitabile.
Capita di dover scrivere sul foglio delle gite da marzo in poi: “Pietro non partecipa”.
Di dover mettere un punto su alcune cose… “noi non ci saremo”.
Un po’ come prima di Natale o prima di agosto, di organizzare qualcosa “così ci salutiamo che poi magari non ci vediamo”.

È doloroso anche se non è un dolore.
Stai strappando qualcosa volontariamente anche se sei armato di ago e filo per ricucirla.
Stai finendo “una storia” per ricominciarne un’altra.
Stai andando via da un posto per scoprirne un altro.

“E i bimbi hanno capito?”

E boh, sì credo abbiano capito qualcosa che non sanno comprendere. Si può capire qualcosa che non si conosce? Forse sì.

La verità è che non sono certa di cosa significhi davvero “aver capito” perché ci sono cose che bisogna vivere prima di averne un’idea.

Ci sono decisioni che si prendono pensandoci mica troppo e una volta che le hai prese ci ripensi infinite volte, metti in discussione per poi rafforzare la scelta che ormai hai fatto, certa di non voler tornare indietro.

Un po’ come quando ordini la pizza e temporeggi, aspetti che gli altri lo facciano prima di te e rileggi il menu, quando poi non hai scampo, scegli ma finché non la mangi resti nel dubbio “mi piacerà?”. Puoi saperlo solo dopo che l’hai assaggiata.

Certo, qui è un’altra storia ma la sensazione è quella: lo saprò più avanti se la nuova vita mi piace o no.
Io penso di sì perché ci ho messo dentro i miei ingredienti preferiti.

 

Diritto d’autore: fizkes / 123RF Archivio Fotografico


Autore del post

(Ri) studentessa a breve. Compagna di vita e di viaggio di Paolo. Mamma di Pietro e Matteo, piccoli, grandi esploratori. Il mio motto? "Paiono traversie e sono opportunità"