Al mare con le belve: la traversata del deserto

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Libro dell’Esodo 15,22-18,27

…Poi le Belve partirono da casa, ed esse si diressero verso il deserto di una domenica di agosto.

“Papà ho sete”
“Figliolo, girati”
“Fatto”
“Cosa vedi davanti a te?”
“Vedo una grande porta in legno”
“E di lato alla porta?”
“Un campanello con una scritta sopra”
“Quella è la porta di casa nostra: siamo usciti di casa 87 nanosecondi fa, e hai già sete?????”
“Ho sete”

Siamo pronti per avviarci sotto la calura estiva.
Guardo il team. Lei ci raggiungerà più tardi in spiaggia, quindi siamo noi 3. Ormai le Belve sono grandi, quindi ci siamo equamente ripartiti il carico.

Belva Jr: il suo cappello
Belva Sr: sacca con pallone
Io: sacca dei giochi

Piccolo particolare, la sacca dei giochi contiene:

  • 2 palette, 7 secchielli di varia forma e dimensione, per consentire la realizzazione del Castello di Windsor in scala 2:1;
  • 1 kit caterpillar in ghisa comprendente escavatore + dumper a telaio rigido + asfaltatrice;
  • 1.243 formine che vanno dalla stella marina alla Sagrada Familia;
  • 2 racchettoni in quercia, una pompa idrovora da 33 m3/h, 2 kalashnikov ad acqua e 6 bocce in lega piombo-stagno.

Loro con cosa giocheranno?
Con il pallone nella sacca.

In più, per fare il brillante, e anche per i sensi di colpa, ho anche detto a lei: “Porto io la sacca del mare”
I sensi di colpa sono dovuti al fatto che nella sacca c’è il mio libro, di solito una via di mezzo tra il monolito di Odissea nello Spazio e il Grande Atlante Geografico De Agostini.

“Papàaa”
“Dimmi”
“Mi puoi portare tu il pallone?”

Iniziamo il viaggio.
Per percorrere il chilometro che ci separa dal mare, occorre fare la partenza intelligente: tra le 6 e le 6.15 del mattino, per approfittare del fresco ed evitare il caldo torrido.

Sono circa le 11.15 quando muoviamo i primi passi in un inferno di caldo e cemento. Il sole è quasi allo zenith su di noi. Vedo l’aria tremare. E purtroppo non credo sia un miraggio, ma un principio di collasso cardio-circolatorio.
Io sono già un bagno di sudore, che mi cola copiosamente dalla fronte e mi ha intriso completamente la maglietta.

Li guardo. Loro sono freschi e riposati, come se passeggiassimo in riva a un ruscello a primavera.
Sono così freschi che trovano anche il tempo per darsi fastidio e rincorrersi.
Ma, attenzione, questa è la versione “Premium” del rincorrersi, ovvero Rincorrersi con le infradito.
Praticamente la versione horror di Shining.

Perché tu non vedi loro che corrono.
Tu vedi loro che corrono quando uno dei due inciampa nella sua infradito e va a finire fuori dal marciapiede quando sta arrivando un motorino e l’impatto è imminente perché il guidatore non si è accorto di niente perché si sta facendo un selfie mentre sta guidando, ma nel frattempo la Belva tenta di aggrapparsi al fratello trascinandolo con sé.

E tutto ciò proprio nell’istante in cui sta uscendo da un garage un camion carico di banane che si rovescia in mezzo alla strada riempiendola di banane e tu non puoi fare niente per intervenire perché è tutto pieno di bucce di banana e continui a scivolare sulle bucce di banana mentre ormai c’è stato l’investimento e Lei quando lo saprà ti dirà “e tu non hai fatto niente per evitare questo” e la tua unica risposta sarà che c’erano le banane.

Devo prendere un fazzoletto di carta per asciugarmi il sudore dalla fronte.
Apro la borsa del mare e vedo:

  • i teli mare;
  • il mio libro;
  • la costellazione di Orione;
  • conchiglie, tante conchiglie;
  • un passante che mi chiede “Scusi, vado bene per Trento?”;
  • cambio costumi per la nazionale olimpica di pallanuoto;
  • lo stretto di Bering;
  • 6 tipi diversi di crema solare: da “Protezione 100 Specchioriflessosenzaritorno” all’abbronzante “Con l’aiuto del Sole avrò la vittoria! Attacco Solare!”;
  • 3 sassi;
  • il libro di Lei;
  • l’Umbria;
  • un portone in legno;
  • caramelle liquefatte;

Ma non trovo i fazzoletti. Chiudo velocemente la finestra sull’Universo. Il brivido che mi percorre la schiena mi dà la forza per richiamarli all’ordine, per cui ora mi camminano uno alla mia sinistra e uno alla mia destra.

Perfetto, ora sono separati. E comincia il concerto stereo, perché da un lato uno dice:

“Ho sete”

Dall’altro:

“Quando arriviamo?”
“Ho sete”
“Quando arriviamo?”
“Ho set…”
“BASTAAAAAA!!!!! Gli Ebrei hanno vagato per 40 anni nel deserto e si sono lamentati di meno!!!”

Così non possiamo andare avanti. Idea!

“Vogliamo fare qualche gioco?”
“Ok!” fa la belva Jr “… Indovina!!!”
“Cosa?”
“Devi indovinare!!”
“Devo indovinare cosa???”
“Uffaaaaaa!!!! Devi indovinare!!!!!” risponde in preda a una crisi isterica
“Ma mi devi dire cosa devo indovinare!!!”
“Eddai… ma se te lo dico io, che indovino è???? Dai indovinaaaaaaAAAAAAAAA”
“Il Molise”
“No”
“La glicolisi!”
“No”

Guardo la Belva Sr…

“Vuoi fare tu qualche indovinello?”
“Sììììì!!! Allora, nella stagione 1963-1964, nella SPAL allenata da Francesco Petagna, chi indossava la maglia n.4?”

Ma quello in fondo mi sembra lo stabilimento balneare!

“Forza ragazzi!!!! Corriamo!!! Siamo arrivati!!! Evvaiiiii!!!”
“Ma papà!! Aspetta! Stiamo attraversando una strada alto scorrimento!”
“Schivate come se non ci fosse un domani! Ce l’abbiamo fattaaaaaaa”

Quanto sono belle le vacanze (quando finiscono!) 😀

photo credit: iStock.com/Chet_W


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