8 cose che troverai sempre nella borsa delle mamme al mare!

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Esterno spiaggia, sole e caldo. Io e il gentile consorte pronti per un weekend di dolce far niente spalmati sul lettino.

Mi porti la borsa che mi sta lussando una spalla?
Certo, passa qui… Ma che cavolo ci hai messo dentro, i mattoni?
Pesa eh? Questo è niente, vedrai quando avremo un figlio, non hai idea!

Eh no, un’idea proprio non ce l’ha. Basta il suo sguardo interrogativo della serie “in che senso??” a confermarlo. È arrivato il momento che se la faccia…

Vuoi sapere a cosa mi riferisco?  – dico io – Aspetta e vedrai!

L’occasione mi  viene servita su un piatto d’argento qualche minuto dopo, quando all’ombrellone accanto al nostro arriva una famigliola così carica da sembrare una ditta di traslochi. Iniziano a sistemarsi per affrontare al meglio la giornata, con un’organizzazione da far impallidire ogni ingegnere gestionale, tirando fuori tutto il nécessaire e posizionandolo strategicamente.

La borsa delle mamme al mare…

Invito il gentile consorte a osservare attentamente le grandi manovre e, soprattutto, la borsa della mamma, da cui tira fuori nel’ordine:

1. Creme solari con protezione 30, 40, 50, doposole e, ben nascosto sotto i vari flaconi, scorgo anche un  vero toccasana contro le scottature: l’aloe. Ma non una semplice lozione. L’intera pianta, vaso compreso. Giusto per stare più tranquilli.

2. Cambi vari. Costumi interi, due pezzi, boxer, slip: la pila sul ripiano dell’ombrellone si fa talmente alta da iniziare a crollare su un lato, tipo Torre di Pisa. Vogliamo poi farci mancare qualcosa di più pesantino? È risaputo che in spiaggia a un certo punto fa fresco. Romagna o Alaska?

3. Cibarie e bevande. Totale 4 kg. Si spazia dalla frutta, per tenersi leggeri, al bombolone alla crema corredato di avviso a caratteri cubitali “Se consumato, data consigliata per il bagno: Ferragosto 2017”. Bambino avvisato…

4. Lozione anti meduse, disinfettante, garze sterili, cerotti e un kit così fornito che neanche la guardia medica! Manca solo la gabbia antisqualo e poi si può pensare di entrare in acqua.

5. Braccioli, salvagente con paperella (direttamente dagli anni 80’) materassino e piscinetta: ovviamente il tutto sgonfio, per non occupare troppo spazio. E a chi toccherà gonfiarli? Al papà che, memore dell’anno precedente, al  posto di un Mojito al bar ha ordinato una bombola d’ossigeno. Doppia e senza ghiaccio. Grazie.

6. Palette, secchiello, formine, bocce, biglie, innaffiatoi, palla, aquilone e molto, molto altro. Sicuri di non aver appena svaligiato un negozio di giocattoli? Beh, dopotutto ai bambini vanno dati sempre stimoli diversi, vorremo mica che si annoino?

7. Accappatoio con cappuccio dove lanciarli stile rugby appena usciti dal mare (che senno prendono freddo e si ammalano), telo per la doccia, asciugamano mignon per pulire i piedini dalla sabbia. Una quantità tale di salviette da spingere l’ambulante di turno a uno sguardo un po’ ostile: teme la concorrenza.

8. Libri e riviste. Un gesto automatico, residuo dalle vacanze-pre-figli,  frutto dell’illusione – o speranza se preferite – di riuscire a leggerne, o quantomeno sfogliarne qualche pagina. E fu così che vennero usati come picchetti per i teli contro il vento.

Durante questa operazione mi accorgo della smorfia di terrore che si sta aprendo sul volto del gentile consorte. Forse è il momento di interrompere la visione.

Dai, andiamo a fare una passeggiata.
Eli…
Sì, dimmi.
Noi saremo diversi vero? Non ci porteremo dietro tutte quelle cose, vero????
Sì, non ti preoccupare noi saremo diversi, stai tranquillo.

Meglio non infierire. La verità la scoprirà a tempo debito da solo. Eccome se la scoprirà! 🙂

 

photo credit: modi74 – pixabay

 


Autore del post

Acrobata per vocazione, una laurea in Lingue e Comunicazione, da oltre 10 anni mi divido tra le mie due grandi passioni: educazione e comunicazione, convinta che le due cose insieme possano fare la differenza. Da sempre in prima linea accanto ai bambini, agli adolescenti, alle mamme e ai papà, a scuola e in famiglia, ho lavorato e lavoro per diverse realtà del terzo settore occupandomi di diritti dei minori, cittadinanza attiva, intercultura, disabilità e fragilità sociale con l’obiettivo di contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia e dell’adolescenza. Il mio sogno? Mettere al servizio dei genitori le mie competenze e professionalità, per supportarli nel loro ruolo educativo.